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“Veloce come il vento”: quel buon cinema italiano che non ti aspetti


News: e chi l’avrebbe mai detto, un film di corse automobiliste tutto italiano si rileva incredibilmente interessante e coinvolgente. “Veloce come il vento” di Matteo Rovere, all’occhio della critica sembrava non essere neanche un film italiano, un complimento assoluto. Il regista Rovere si iscrive in quella lista striminzita di talentuosi registi che stanno contribuendo in qualche misura a risvegliare il cinema italiano dal torpore, da quel letargo infinito di commedie trash e stile realismo triste e contorto.

Il film è ispirato a una storia vera, si è tutto vero. La figura di Loris è in qualche modo ispirata a quella di Carlo Capone, un vero ex pilota nato nel 1957 e che nel 1984 vinse il Campionato Europeo Rally con una Lancia Rally 037. Parlando di Capone, che oggi si trova in una struttura psichiatrica del Piemonte.

La storia del film racconta aspetti intimi e familiari, una scelta stilistica quella di andare dentro il cuore e l’animo dei protagonisti prima e poi quello degli spettatori. Niente di nuovo per il cinema italiano, ma l’innovazione consiste proprio nel trasferire le dinamiche classiche in un contesto moderno, reale, concreto. Forse troppo settoriale, il mondo delle corse automobilistiche, ma una realtà consolidata e conosciuta dagli italiani. Le scene di corsa, girate interamente dal vero senza l’assistenza degli effetti speciali che fa la differenza con i film con le auto degli americani e piace tanto agli amanti dello sport.

Un fratello maggiore consumato e irrecuperabile, una sorella che perde il padre, il suo riferimento. Una chimica, quella trai personaggi, che costruisce e regge il film attraverso l’equilibrio delle interpretazioni. Dopo qualche scontro, per non perdere la loro casa e non abbandonare il mondo delle corse tanto caro a loro, i fratelli saranno costretti a vivere sotto lo stesso tetto e anche a unire le loro forze al circuito. Affronteranno una serie di sfide, di corse e di vita, attraverso le quali troveranno la strada per scoprirsi quello che in fondo vogliono essere, una famiglia.

Una performance attoriale di tutto rispetto quella di Stefano Accorsi, da tempo allontanatosi dall’Italia e da quel cinema stantio che incarnava. Oggi interpreta un ex pilota inaffidabile, drogato, ma dotato di grande istinto per la guida. Una storia di rapporti e sentimenti, e tanta adrenalina. Una miscela perfetta che buca lo schermo e fa tanto piacere stupirsi e di commuoversi per la riscoperta di quel bel cinema italiano che ormai da tempo si era perso, fermo in carreggiata ma ora pronto a rimettersi in pista e andare “veloce come il vento”.

 

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