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“The Walk”: Robert Zemeckis porta sullo schermo l’impresa di Philippe Petit, il funanbolo che passeggiò tra le Torri Gemelle


rsz_the-walk-2015-01News Cinema: altezze da capogiro, suspance da togliere il fiato. Il nuovo film di Robert Zemeckis “The walk” racconta una storia vera di cuore e di cronaca. Si perchè il noto funambolo Philippe Petit esiste e ha davvero attraversato su di un filo le torri gemelle del World Trade Center. Erano gli anni Settanta, e il simbolo della potenza economica americana aveva appena cominciato a farsi notare al mondo interno, giungendo anche in Francia e cambiando per sempre la vita di una persona, il funanbolo Petit.

Il talentuoso Gordon-Levitt che riveste il ruolo di questo parigino, racconta la sua increbile impresa sulla fiaccola della Statua della Libertà e ripercorre, a ritroso, le tappe della sua carriera, iniziata sfiorando i viali bianchi e neri della Parigi dei Settanta, conoscendo mentori, amici e anche l’amore. Le prime imprese in Francia, poi il sogno della sua vita, stanziarsi a New York, per compiere l’impossibile, attraversare le Torri Gemelle.

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Il sogno americano di Petit, puro e semplice, è costellato da non poche difficoltà. Progettare la traversata delle torri è complesso e altrettanto lo sarà metterlo in pratica. Gran parte del film, racconta proprio questo in maniera banale e, a tratti, anche ripetitiva. Al terreno statico e inerte della narrazione il film non si spinge oltre i confini dei dialoghi tra il sognatore e gli altri personaggi, in parte anche perchè si tiene più contro della cronaca dei fatti reali, e in parte per l’eccessivo abuso del narratore protagonista Petit, di concentrarsi solo su stesso e la sua impresa.

Ma l’autore Zemeckis non delude mai i suoi spettatori. Perchè è un regista che riesce a unire tutti gli spettacolari effetti speciali che questa storia necessariamente richiedeva, unendoli intorno a una storia umana, nitida e potente, come sempre non restiamo delusi.

Ogni noia dei dialoghi, ogni momento della narrazione si concentra su di un filo in cui Petit e la sua vita si sospendono. L’ultima, lunga, sequenza accompagna insieme lo sguardo dello spettatore insime a quello di Petit.  Siamo insieme a lui grazie alle inquadrature che aumentano esponenzialmente le emozioni provate, fino ad ora, nel film.

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Quella camminata sul cielo di Manhattan sfonda lo schermo e, per un attimo, appesi a quel filo dell’illusione che Zemeckis ha teso sapientemente per noi spettatori, ci intratteniamo con Petit in quello inospitale spazio abitabile della vertigine, che diventa per un istante il luogo più bello che esiste. Per un’istsante viviamo anche noi il sogno di Petit, siamo anche noi convinti che sia possibile compiere l’impossibile.

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