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Strage di Orlando. Il cordoglio di Arcigay: “durante il Siracusa Pride ricorderemo le 50 vittime”


Una veglia in ricordo delle persone morte e ferite al Pulse a Washington DC, 12 giugno 2016 (ANDREW CABALLERO-REYNOLDS/AFP/Getty Images)

News: una telefonata al 911, vengono pronunciate parole di odio e terrore da Omar Mateen, 20 anni. Un cittadino americano, di origini afghane e sta pronunciando un giuramento di fedeltà all’Isis e al suo leader al Baghdadi. E’ solo l’annuncio di un piano di morte che sta per compiersi. E’ notte quando si avvertono rumori di spari all’interno di un night club di Orlando, negli USA, frequentato dalla comunità gay. Comincia così una delle stragi più sanguinose avvenute in America. Un bilancio pesantissimo: oltre 50 le vittime e lo stesso numero di feriti in gravi condizioni.

Le armi, l’omofobia, il terrore dell’Isis che ripiomba in Occidente. Una serie di piccole scosse che fanno tremare la casa Bianca e il presidente Barak Obama.  E intanto lo Stato islamico attraverso l’Amaq, la sua agenzia di stampa, ha rivendicato l’attentato definendo l’autore “un combattente” del Califfato. Il killer, ucciso dalla polizia, Omar, nato a New York ed ex guardia giurata, viveva in una cittadina a quasi 200 chilometri dal luogo della carneficina, Fort Pierce. E’ lo stesso odio contro l’Occidente che ha colpito Parigi, solo che ha cambiato bersaglio. Gli States sono sotto choc e piangono la morte di oltre 50 persone. Ma oggi è tutta la comunità Lgbt a piangere. E che si tratti di terrorismo islamico o di puro e semplice odio per chi viene ritenuto diverso, non c’è dubbio che oggi l’America, il mondo intero si sia svegliato più debole e vulnerabile che mai.

Una fragilità che viene ampiamente espressa dal presidente di Arcigay Siracusa, Armando Caravini: “E’  lutto per la comunità lgbt, ciò che successo è di una gravita senza parole. Una strage inaudita che , al di là della conferma del coinvolgimento dell’Isis, conferma come siamo sotto una completa minaccia. Le associazioni a tutela della comunità LGBT rappresentano la massima libertà di espressione di un paese democratico. Noi di Arcigay ci sentiamo feriti e minacciati.”

Un attacco aperto nei confronti dei gay (di cui ne sa qualcosa anche l’Italia, che a fatica ha approvato una legge sulle unioni civili, ma non è mai riuscita a votare una legge sull’omofobia) che può trovare nuova linfa nella propaganda strumentale dell’Islam.

“Non abbiamo intenzione per il momento di manifestare in pubblico il nostro cordoglio. E’ nostra intenzione, però, per il prossimo evento del Gay Pride di dedicare l’ultima giornata, alla fine del corteo, un minuto silenzio e di alzare al cielo cinquanta tre candele bianche come il numero delle vittime della strage di Orlando. Il mio sostegno va a tutti gli omosessuali, che invito a rimanere uniti e non avere paura del terrore, non non cadere nel suo ricatto, perché le stragi servono solo ad indebolirci, a indebolire la democrazia”.

Non è solo il tempo del cordoglio. Inevitabile il confronto con Parigi, perchè dopo poche ore dalla strage di Charlie Hebdo eravamo tutti “Je suis Charlie”, eravamo tutti francesi e belgi. Oggi, non sembra che si sia tutti gay, non si riesce a scrivere Je suis Orlando.

“Quello che mi dà più fastidio – dichiara Caravini –  però è il sostegno da parte di tutta la comunità di fronte agli orrori compiuti ad Orlando. Nessuno ha manifestato solidarietà, nessuno ha espresso una frase di cordoglio, o lanciato un segnale solidale come nel caso degli attentati di Parigi. In Italia, credo che sia ancora difficile pronunciare la parola gay, una comunità che bisogna difendere. E credo che ci sia sempre più bisogno di una legge contro omofobia, finchè in Italia e nel mondo accadono episodi come questi. Basta sangue, basta violenza”.

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