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Siracusa, Ficarra e Picone debuttano al Teatro Greco con “Le Rane” di Aristofane: «una risata per salvare Atene»


News: Dionisio e Xantia, Ficarra e Picone. Una coppia tutta da ridere in una Atene disastrata e in guerra che deve essere salvata. Dionisio e Xantia, l’uno dio del Teatro, l’altro il suo servo, devono avventurarsi nell’oltretomba per riportare in vita Euripide. Ficara e Picone, comici, devono trasformarsi in attori sul palcoscenico del Teatro Greco.

Non solo risate. Alla fine anche gli applausi per i due palermitani, al loro debutto nel cast di una commedia, Le Rane di Aristofane, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti. In uno scenario composto da due pareti di ferro arrugginito comincia questa la sera l’”ultimo”, dei tre spettacoli del 53° ciclo di rappresentazioni classiche dell’Istituto nazionale del dramma antico. Corsetti sperimenta e l’esperimento sembra convincere. Costumi moderni, schermi a led con video che regalano i primi piani come fossero maschere, marionette ispirate alle opere dell’artista Gianni Dessì, e la musica dal vivo dei SeiOttavi, le “rane” gracidanti.

Gli spettatori erano ansiosi di vedere loro, Ficarra e Picone. I due comici palermitani, quelli di Zelig e Nati stanchi, della Matassa e di Striscia la notizia, dell’Ora legale, oggi in una veste inusuale, fuori dai loro personaggi. Ficarra e Picone interpretano il dio Dioniso e il servo Xantia nella commedia di Aristofane, un testo di 2.500 anni fa, l’atto di accusa contro una classe politica responsabile della caduta di Atene. La coppia più amata della commedia italiana, capace di farci ridere delle tante cose storte del nostro Paese, si è avventurata in un viaggio nel tempo, nella comicità classica. Un viaggio che inizia con Aristofane che manda Dioniso all’Ade a prendere non un condottiero, non a trovare la formula magica, ma un poeta, trovare Euripide. Perché per combattere la decadenza politica e sociale, bisogna prima combattere quella culturale. Aristofane si affida alla cultura. Perché è tutta una questione culturale. Il testo di Aristofane denuncia corruzione e malaffare, racconta la grande crisi di Atene del 405 a.C.. Niente è cambiato in fondo. Si parla di malcostume, di voltagabbana, 2.500 anni fa come nel 2017. Ad Atene come in Italia. Dionisio è un dio opportunista, fifone, cialtrone , furbo. Uno che sceglie di scendere fra i morti e poi se la fa sotto. Xantia è un servo che si pone a Dionisio in base a come gli conviene. E un cane che non conosce padrone. Che il padrone ce l’ha ma non vorrebbe averlo, ma nello stesso tempo gli serve.

Nella commedia ci può essere una comicità impegnata o una semplice, ma il comico deve pensare innanzitutto a fare ridere, partendo dalla realtà, ribaltandola, deformandola, esasperandola. E la realtà “sperimentale, fantastica e comica” de Le Rane di Corsetti non è poi così lontana da quella reale. Il fine della commedia, anche di questa commedia, è sempre la risata. Il regista Corsetti, pur rimanendo fedele al testo di Aristofane, riesce a far ridere e far riflette il pubblico.

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