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Siracusa. Un incontro all’Einaudi per sensibilizzare i giovani sul tema della sicurezza stradale ricordando il giovane Stefano Pulvirenti


News Siracusa: aumenta in modo sempre più preoccupante il numero dei giovani che muoiono o subiscono gravi danni a causa di incidenti stradali. Come combattere questo fenomeno? Come arginarlo? Quando gli adulti e le istituzioni si pongono questi quesiti, cercano rimedi e risposte, rapide ed efficaci, per salvare le principali vittime di questi terribili fatti: i giovani. Spesso manca la responsabilità e il coraggio da parte degli adulti di non mettersi in discussione e di non modificare quell’apparente equilibrio nel quale si sono assestati. Un problema troppo importante, ma ancora troppo trascurato. Non per Mirella Abela, responsabile dell’A.I.F.V.S (Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada onlus) e promotrice di un incontro, oggi, con i giovani studenti del Liceo scientifico “Einaudi”. Un momento importante anche per ricordare Stefano Pulvirenti, il 17enne aretuseo, vittima del grave incidente stradale avvenuto lo scorso 29 ottobre 2015, in viale Paolo Orsi (Leggi qui) e deceduto, dopo tre lunghe settimane di agonia (Leggi qui).

Nel lavoro svolto dalla nostra associazione – spiega Mirella Abelanoto molto spesso come il giovane vede l’adulto come un portatore di rimprovero. Nell’ambito della mia esperienza ho potuto riscontrare come l’impegno del nostro supporto dato alle famiglie e verso i giovani deve essere di tipo affettivo, per riaffermare il primato della vita su tutto”.

Parlare con i giovani, confrontarsi, è questo l’intento del vice sindaco di Siracusa, Francesco Italia: questi momenti sono fondamentali per la nostra città, perché ci devono dare capacità di superare certi limiti per noi adulti, per noi istituzioni. Vengo qui come uno di voi, una della famiglia di Stefano, uno dei vostri compagni di classe. E’ necessario fare uno sforzo per trasformare la giornata di oggi in un qualcosa di utile. Vi propongo, a voi generazione che correte veloci con la tecnologia. In questa frenesia vi propongo la sfida alla lentezza, rallentare per un momento incontrarci e riflettere sull’essere responsabili delle proprie azioni. Non dobbiamo  attendere momenti tragici per parlare di questi temi. Lentezza e sicurezza”.

“L’incidente che ha causato la morte di Stefano – conclude Italia – ci deve dare l’opportunità di crescere come individui, perché quando guidiamo senza cintura, o usiamo il telefono, quando ci mettiamo alla guida della macchina dopo avere bevuto, anche quando non succede niente, in quel momento siamo responsabili e colpevoli allo stesso modo in cui qualcosa accade. Siamo tutti un esempio per gli altri, ogni singola scelta che facciamo diventa un esempio per chi ci sta accanto”.

“Sono gli adulti, oggi, ad essere messi alla prova – dichiara Antonio Capodicasa, Comandante della Polizia Stradale.  Non siete voi gli imputati, noi autorità, perché non abbiamo fatto abbastanza per salvare una vita. Ogni volta che accade un incidente il pensiero va alle famiglie. la repressione fa prevenzione. Non è per la multa, interessa che quella persona possa rendersi conto che il suo cattivo comportamento possa nuocere alla salute degli altri. Gli incontri aiutano a sensibilizzare i giovani. Non facciamo le paternali solo ai ragazzi, i veri carnefici sono quegli adulti che con il loro comportamento negativo sono un cattivo esempio ai giovani, ai loro figli. L’obiettivo di voi giovani è farvi portavoce nei confronti degli adulti che vanno educati. Gli incidenti non sono frutto di una casualità. C’è una vittima ma anche un carnefice, il 97% degli incidenti è confermato da un errato comportamento dell’uomo. Bisogna Agire sulla testa dell’uomo. Possiamo partecipare agli incontri, ai funerali ma continueremo a contare morti e feriti nelle strade”.

Si collega a questo pensiero anche Salvatore Correnti, Comandante della Polizia Municipale. “La città è un luogo pericolo per la circolazione stradale e Stefano ne ha pagato più di tutti le conseguenze. non è piacevole raccontare certi accadimenti a cui dobbiamo assistere, ma con il contributo di tutti potremmo ridurre il numero di questi episodi. Ragazzi la vita è la vostra, l’incidente succede in un attimo. Qualsiasi sia la dinamica, è importante pensare prima e capire che l’altro può non rispettare le regole”. 

Nell’occasione, un momento è stato dedicato al concorso di idee, spiega la Preside del Liceo Einaudi ,Teresella Celesti: un premio annuale, un appuntamento delle scuole superiori della città, uno spazio autentico di manifestazioni di pensiero. L’occasione è quella, attraverso una prova scritta, grafica, di esprimere un’idea”. Ne parla anche Giordano, compagno di classe di Stefano: “abbiamo vissuto questa perdita, tutti quei giorni passati in silenzio e a piangere, questo progetto che premia con un casco, è un premio simbolico. Stefano seguiva le regole e impeccabile della guida, vittima del destino. Questo progetto aiuterà i ragazzi a rendersi conto dei rischi che corrono e ad immedesimarsi nelle persone che hanno perso qualcuno in un incidente, un casco può davvero cambiare le cose”.

“Una produzione di un tema o un’opera multimediale –  spiega un’altro studente, Salvo – che mira alla sensibilizzazione dei giovani e degli adulti. Perché un adulto che si alza la mattina ed è in ritardo di due minuti, e corre veloce per arrivare presto, non è accettabile che sia un ragazzo a pagarne le conseguenze. Se tutti ci uniamo per promuovere la sensibilità a chi è più in alto di noi, e che possa fare qualcosa per cambiare la testa degli individui e le condizioni nelle nostre strade”.

Il pensiero è sempre per ricordare il giovane Stefano, e si ritorna con il ricorso al terribile giorno dell’incidente. Lo racconta la Dott.ssa Rosangela Fichera del Pronto Soccorso dell’Ospedale Umberto I. “Erano le 7.30 avevo terminato il mio turno. Arriva un codice rosso, un ragazzo accompagnato dal 118 incosciente. ci siamo subito affrettati per soccorrerlo, cercavamo i documenti come registrarlo e contattare i familiari, era giusto che i genitori dovevano essere informati, Ho visto un sms della madre: contattami quando arrivi a scuola, purtroppo non è mai arrivato. Spero di non poter dare più notizie del genere, non posso dire nulla per confortarli, una situazione forte e spero di viverne il meno possibile soprattutto quando si tratta di giovani”.

Presente all’incontro di oggi anche la mamma di stefano, che ha deciso di voler parlare lanciando, ancora una volta, un messaggio a tutti i giovani: “Sono dalla parte dei ragazzi, lo ero dalla parte di mio figlio. Stefano amava il mare, e aveva deciso di andare a Trieste, per studiare ingegneria navale, e adesso non lo potrà fare. Responsabile un solo e unico indagato, che non ha guardato intorno a lui e ha fatto fare un volo a un ragazzo di 16 anni. Stefano lo sapete tutti rispettava le regole, non aveva motivo di non farlo. Metteva il casco tutti i giorni, lo allacciava sempre strettissimo, sempre. Una frazione di secondo, un attimo. Era incosciente, speravamo questo volo lo riportasse tra di noi, ma non è andata come speravamo. Io sono dalla parte vostra – prosegue –  non è sempre colpa dei ragazzi che ogni mattina vanno a scuola. Non è sempre colpa vostra, ma aprite gli occhi sempre gli occhi agli incroci, ai semafori, nelle traverse, aprite gli occhi non è colpa vostra. Perché gli incidenti possono fare male a voi e alle vostre famiglie, un dolore insopportabile. Aprite gli occhi, non siete colpevoli, non lo siete sempre. Siamo noi i troppo grandi e troppo “sperti” che pensiamo di fare tutto a dare il cattivo esempio. Aprite gli occhi perché dovete andare a scuola, all’Università e dovete fare tante altre cose, fatelo per le vostre famiglie e per voi”.

 

 

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