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Siracusa. Storie di furti e omicidi al Museo del Papiro “Corrado Basile”


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News Siracusa: da sabato 12 novembre 2016 l’esposizione dei papiri del Museo del Papiro “Corrado Basile” si arricchisce di nuovi reperti che raccontano storie di furti, omicidi e contrabbando.

Tra i papiri della collezione del Museo del Papiro, la più ampia dell’Italia meridionale e  unica in Sicilia,  ve ne sono alcuni che hanno suscitato interesse e che sono stati tradotti e commentati da noti papirologi. Interessante è un papiro scritto il 16 agosto dell’anno 223 a.C.,  proveniente da Muchis (Arsinoites, Egitto), che racconta la singolare storia di un uomo che denuncia «La mia casa è vuota!», in quanto la propria moglie aveva portato via tutti i beni. Hatheres, figlio del sacerdote del dio Sokonporchnubis del villaggio di Muchis, denuncia che in occasione di una sua assenza la moglie Thaues è andata via, portando con sé tutto ciò che era in casa. Hatheres elenca tutti gli oggetti mancanti e il rispettivo valore: tra cui un trofeo, una catena d’oro, un grande vaso, due statue, scatole di alabastro, un tessuto siriano di lana, un asciugamani, due armadi, due paia di sandali, un coltello ed anche un “tavolo fatto di papiro”. È evidente che si tratta di articoli casalinghi o personali, che generalmente venivano portati in dote.  Il papiro è stato studiato e commentato dai papirologi Hermann Harrauer (Vienna) e Rosario Pintaudi (Messina).

Gli altri due papiri greci, risalenti anch’essi al III sec. a.C., sono stati recuperati ambedue dallo stesso pettorale di mummia.  Il primo papiro è una denuncia di omicidio e di contrabbando in Oxyryncha, nel distretto Polemone. Una donna di nome Hathyr scrive al capo della polizia di Oxyrhynca per denunciare l’assassinio del proprio figlio. La donna denuncia che un certo Petoporas, contrabbandiere di oppio e di olio, ha ucciso suo figlio Zenodoros ed afferma «Lo dimostro! … così ho scritto a Voi perché ne abbiate conoscenza».  Il papiro è stato tradotto e commentato dai papirologi Hermann Harrauer (Vienna) e Klaas Worp (Amsterdam).

L’altro papiro è un abbozzo di enteuxis. In breve, una donna di nome Tenes, figlia di Marres, scrive al re Tolemeo: «Subisco ingiustizia da parte di Herodes mio marito». La donna racconta che ha stipulato un contratto di matrimonio, portando in dote 420 dracme con la clausola che il marito le avrebbe  fornito ogni mese 4,75 artabe di grano e per il vestiario ogni anno 48 dracme. Il marito, presumibilmente inadempiente, saputo che la moglie stava per ricorrere al tribunale dei crematisti per la restituzione della somma portata in dote, ha presentato un esposto al capo della polizia per ostacolare l’iniziativa della moglie. Si tratta verosimilmente di un matrimonio misto tra un greco e una donna egizia ed è interessante rilevare che già nel III sec. a.C. una donna egizia potesse intentare una causa davanti ad un tribunale. Il papiro, assegnabile al regno di Tolemeo Filopatore, si è conservato quasi per intero nel testo ed è stato studiato dal papirologo Guido Bastianini (Firenze).

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