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Siracusa. Rappresentazioni classiche. Fedra di Seneca incanta il Teatro Greco


News Siracusa: Muore. Fedra muore. Si suicida. Non è per un uomo né a causa di un uomo che Fedra muore. Ippolito è una scusa, un escamotage per coprire quella che è un a personalità a sé stante, autonoma, indipendente che non sceglie di morire per un amore non corrisposto, o per delle colpe non compiute, bensì la sua scelta è la totale affermazione della sua persona, si avvicina alla fine con una consapevolezza sempre crescente: Fedra vede, percepisce, esperisce emotivamente la realtà e quanto essa sia mutevole, paradossalmente variegata. Fedra sa che le cose non sono tutte bianche o tutte nere, che non esiste la completezza senza la totalità. Eccolo il tragico paradosso. Ecco che va in scena, al Teatro Greco di Siracusa, la tragedia delle tragedie: “Fedra” di Seneca affidata alla regia Carlo Cerciello.

Il teatro e la città sarà il tema centrale del cinquantatreesimo ciclo di rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa. Nel 2017 in scena le tragedie “I Sette contro Tebe” di Eschilo, “Le Fenicie” di Euripide e la commedia “Le Rane” di Aristofane.

Nell’anno in cui si celebrerà il 2750° anniversario della fondazione di Siracusa, la Fondazione Inda allestirà una stagione incentrata proprio sulla “polis”, perché la città di Siracusa ha un  rapporto inscindibile con il suo teatro.
Ad annunciare i titoli della stagione 2017, scelti dall’Inda insieme alla commissione di esperti formata da Massimo Bray, Roberto Andò e Luciano Canfora, è stato il commissario straordinario Pier Francesco Pinelli assieme alle maestranze dell’Inda, pochi minuti prima del debutto di Fedra di Seneca, l’opera latina affidata alla regia di Carlo Cerciello.  (LEGGI QUI)

Saranno <Le Rane>, a distanza di 15 anni dall’allestimento del 2002 affidato a Luca Ronconi – ha dichiarato il commissario Pier Francesco Pinelli – il fulcro del ciclo di spettacoli del prossimo anno. Nel celebre confronto tra Eschilo ed Euripide, Aristofane sottopone a una incisiva disamina critico-letteraria gli esiti morali e ideologici della poetica tragica nelle sue espressioni più divaricate ed estreme. Il confronto tra i due grandi tragici sarà proposto con la rappresentazione di due drammi nei quali i due tragediografi protagonisti delle Rane si confrontano sulla stessa saga mitica del ciclo tebano”. L’opera di Aristofane sarà messa in scena al Teatro Greco per la terza volta dopo le rappresentazioni del 1976 e del 2002.

Nelle due tragedie, scritte a circa quarant’anni di distanza – ha aggiunto Pinellile poetiche di Eschilo ed Euripide, pur tra loro distanti, nel tempo e nel modo di concepire l’agire tragico, ci appaiono quasi intenzionalmente in competizione”. “I Sette contro Tebe” sarà allestita per la quarta volta dopo le messe in scena del 1924, 1966 e 2005 mentre per “Le Fenicie” si tratterà della seconda rappresentazione al Teatro Greco, a distanza di quasi cinquant’anni da quella del 1968. Una scelta, questa, che testimonia la vocazione dell’Inda verso la ricerca e la valorizzazione della cultura classica.

«Lo spettatore – ha spiegato il commissario straordinario – sarà chiamato a seguire l’evoluzione della drammaturgia ateniese dagli inizi agli epigoni: ruolo del coro e degli attori,  struttura del testo, validità civica del rito della rappresentazione tragica, obiettivi politico-pedagogici dei poeti. Ma il vero fil rouge sarà la centralità della polis, difesa e assediata perché troppo amata, sempre al centro di desideri opposti di ricchezza e potere ed il nesso tra città e teatro”.

La trama. Fedra , figlia del leggendario re cretese Minosse vive un’ interiore e tormentosa passione per il proprio figliastro Ippolito. Spinta dalla nutrice, rivela il suo amore a Ippolito, che indignato, fugge dalla reggia. Fedra decide di vendicarsi: quando Teseo ritorna dalla sua impresa negli Inferi gli racconta, mentendo, che Ippolito ha cercato di abusare di lei. Teseo, infuriato, invoca la maledizione sul figlio, che muore in modo orribile. Quando il cadavere di Ippolito viene riportato alla reggia, Fedra confessa il suo delitto a Teseo e si uccide. Al padre non resta che piangere la propria sorte, e ricomporre il corpo del figlio fatto a pezzi, ordinando ai servi di gettare il corpo di Fedra in un fossato.

Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Alessandro Ciammarughi, le musiche di Paolo Coletta e la coreografia di Dario La Ferla. Fedra è interpretata da Imma Villa, mentre Fausto Russo Alesi affronta la doppia parte di Teseo e di Ippolito, Bruna Rossi è la nutrice e Sergio Mancinelli è il messaggero. Il coro è affidato anche in questo caso agli attori dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico “Giusto Monaco”.

Il punto nevralgico della tragedia è che Fedra origina un vortice di eventi concatenati, crea e distrugge continuamente, senza requie.Genera così un movimento catartico. La catarsi però avviene per tutti i personaggi tranne che per lei.  La morte di Fedra, o meglio, il suo suicidio lascia il pubblico interdetto, indeciso tra l’inevitabile impulso di condanna verso la nostra eroina, che affonda le sue radici in secoli, d’influssi cattolici e nella morale anticaanch’essa estremamente critica verso un simile gesto; e un’invadente e pervasiva pulsione alla compassione, la cui entità varia in base alla capacità empatica di ciascuno di noi. La sensazione è quella di aver assistito a qualcosa che non avrebbe dovuto essere. Fedra ci lascia così in bilico.  Si rimane senza parole perché non c’è nulla da aggiungere, nulla da recriminare, nulla da considerare. Quello che la segue è il silenzio. Fine.

Le sorprese per gli spettatori non si esauriscono con le nuove agevolazioni di giorno 25 giugno (LEGGI QUI). Dopo Siracusa, Fedra andrà in scena il 31 luglio a Segesta e il 3 e 4 settembre a Taormina, per la tournée prevista dal Festival dei Teatri di pietra.

 

 

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