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Siracusa, Rappresentazioni Classiche, Alcesti di Euripide: la “donna che visse due volte” esalta il pubblico del Teatro Greco


News Siracusa: un corteo funebre avanza con i paramenti a lutto. Sembra quasi un funerale nella Sicilia degli anni Sessanta, coppole, cappelli e i lamenti di dolore delle donne. Un colpo di scena, e poi, appare il Coro di Alcesti: ha inizio il dramma di Euripide, curato dalla regia di Cesare Lievi e protagonista Galatea Ranzi, con Danilo Nigrelli nei panni di Admeto, Stefano Santospago in quelli di Eracle, Paolo Graziosi nel ruolo del padre Ferete. Prosegue il cinquantaduesimo ciclo di spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa, inaugurato ieri sera con l’Elettra di Sofocle, messa in scena da Gabriele Lavia (Leggi qui).

Anche questa sera, prima dello spettacolo, il pubblico è stato conquistato dalle performance degli allievi delle sezioni Junior e Primavera dell’Accademia d’arte che hanno letto un brano di Jean Pierre Vernant e cantato, subito dopo, l’Inno alla gioia diretti da Mariuccia Cirinnà.

Zeus ha condannato Apollo a vivere come schiavo nella casa di Admeto, re di Fere in Tessaglia, per espiare la colpa di aver ucciso i Ciclopi .Grazie alla sua benevola accoglienza, Apollo nutre per Admeto un grande rispetto, tanto da ottenere dalle Moire che l’amico possa sfuggire alla morte, a condizione che qualcuno si sacrifichi per lui. Nessuno, tuttavia, è disposto a farlo, né gli amici, né gli anziani genitori: solo l’amata sposa Alcesti si dichiara pronta. Quando sulla scena arriva Thanatos, la Morte, Apollo tenta inutilmente di evitare la fine della donna e si allontana, lasciando la casa immersa in un silenzio angoscioso. Con l’ingresso del coro dei cittadini di Fere si apre la tragedia vera e propria, una serva esce dal palazzo e annuncia che Alcesti è ormai pronta a morire. Grazie all’aiuto di Admeto e dei figli, appare Alcesti per pronunciare le sue ultime parole: saluta la luce del sole, compiange se stessa, accusa i suoceri, che egoisticamente non hanno voluto sacrificarsi, e consola il marito. Nel frattempo giunge a palazzo Eracle, intento in una delle dodici fatiche, per chiedere ospitalità. Admeto lo accoglie con generosità, pur non nascondendogli la propria afflizione, tanto da essere costretto a spiegargliene il motivo. Racconta all’eroe che è morta una donna che viveva nella casa, ma non era consanguinea, così da non metterlo a disagio, pur nascondendo in qualche modo la verità dei fatti. Sarà l’intervento di un servo a rivelare ad Eracle la vera identità della la donna “non consanguinea” morta. L’eroe, fortemente pentito, decide così di andare all’Ade per riportarla in vita. Eracle ritorna da Admeto con una donna velata, fingendo di averla “vinta” ai giochi pubblici, per mettere alla prova la sua fedeltà. Admeto, inizialmente, ha quasi orrore a toccarla, convinto che sia un’altra, e acconsente a guardarla solo per compiacere il suo ospite. Tolto il velo, si scopre che la donna è Alcesti, ora restituita all’affetto dei suoi cari. Eracle spiega ad Admeto, che  alla donna non è consentito parlare per tre giorni, il tempo necessario per essere “sconsacrata” agli inferi.

Per l’Alcesti di Lievi, scenografia e costumi di Luigi Perego elaborati in una chiave classica: un palazzo reale stilizzato, nero e rosso, che mostra ciò che accade al suo interno come su uno schermo. Le scene private osservate dall’esterno, cambiano seguendo il ritmo della narrazione, una scena nella scena. Non mancano elementi di sorpresa nella tecnica scenica.  L’armonia del teatro nel corteo funebre dei  giovani della scuola dell’Inda per dar voce al Coro maschile di Alcesti, unita ai canti e ai lamenti muliebri, manifesta tuttavia la volontà dell’autore di teatralizzare il  rito funebre antico nella sua forma primordiale: la morte, il corteo, la sepoltura.

Il pubblico rimane in suspance dal primo all’ultimo atto, un colpo di scena: Alcesti è tornata dal regno dei morti, un evento straordinario reso possibile dall’incredibile intervento di un semidio, Eracle. Un eroe reso in questa versione, molto divertente, che colora la scena dal bianco e nero del lutto familiare.  Un eroe che compie l’impresa di riportare la donna, la madre al regno dei vivi ma il vero salvatore è Alcesti, la donna che visse due volte, che sacrifica la propria vita per i propri figli, al fine di assicurare loro un futuro insieme al padre, al re, all’intera polis greca.

In un misto di dramma e commedia, tra realtà di un funerale e un finale fiabesco l’Alcesti di Cesare Lievi convince e si inserisce positivamente in questo cinquantaduesimo ciclo di rappresentazioni classiche.

Da domani l’inaugurazione del Festival internazionale del teatro classico dei giovani a Palazzolo Acreide. L’appuntamento, nella splendida cornice del Teatro Greco di Akrai, è alle 9,30 con la cerimonia che vedrà protagonisti gli allievi dell’Accademia d’arte del dramma antico. Davanti alla scenografia pensata dall’artista Tony Fanciullo, si esibiranno poi gli studenti del gruppo “Theatron” dell’Università “La Sapienza” di Roma con “Le Troiane” di Euripide e gli allievi dell’”Aidas” di Versailles con “Gli uccelli” di Aristofane. Nel pomeriggio sono invece previste le esibizioni del liceo scientifico “Nicolò Rodolico” di Firenze con “Lisistrata” di Aristofane e, alle 16,30, dell’istituto d’istruzione superiore di Palazzolo Acreide con “Le Troiane” di Euripide.

 Panasia – Zappulla

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