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Siracusa. Primo soccorso, quando imparare può salvare la vita. Intervista a Giuseppe Laurettini istruttore di Blsd


giuseppe-laurettini-siracusatimes-2News: Blsd, ovvero basic life support defribillation. Poche e semplici manovre, tecniche e nozioni, che possono salvare una vita. Lo sa bene Giovanni, il 17enne che lo scorso luglio (la  notizia è trapelata solo in questi giorni) ha prestato soccorso al proprio amico, vittima di un’incidente stradale. Il giovane eroe, della provincia di Siracusa, ha rianimato il coetaneo che, a bordo del suo motorino, si era scontrato contro un furgone. In attesa dei soccorsi Giovanni non è rimasto a guardare e ha deciso di apprestare le procedure di soccorso base imparate in un corso seguito a scuola. Quei gesti si sono rivelati decisivi per far sopravvivere il suo migliore amico. Se oggi Alessio è vivo, deve ringraziare, anche, il suo eroe Giovanni.

Ci si chiede quanto sia importante insegnare il primo soccorso anche ai giovani nelle scuole. E’ la missione di Giuseppe Laurettini, un’istruttore di “Blsd – Pblsd” che collabora con la Salvamento Academy Italia presso il Centro di Formazione “Ass. Ambiente e e Salute Onlus” con sede a Belvedere.

Giuseppe cosa significa precisamente Blsd? Da quanto tempo insegni? Con questo acronimo intendiamo Basic Life Support and Defibrillation, ovvero Supporto alle funzioni di base e uso del defibrillatore semi automatico esterno. In 2 anni e mezzo di “missione” il mio centro di formazione ha formato oltre 2500 persone alle manovre di disostruzione pediatrica, 700 operatori di Blsd e 400 operatori di Bls. 

Sono numeri importanti ma si può fare molto di più. Assolutamente. Sarà solo ad una maggiore diffusione e uniti in rete che riusciremo a cambiare veramente le cose, nel mio piccolo sono impegnato quotidianamente e passo dopo passo i primi risultati iniziano a vedersi.

Cosa insegni esattamente durante le tue lezioni? La nostra formazione prevede l’insegnamento su come riconoscere un soggetto in arresto cardiaco, mettere si pratica una rianimazione cardiopolmonare di base (massaggio cardiaco), in attesa dei soccorsi, uso del defibrillatore, posizione laterale di sicurezza e manovre di disostruzione delle vie aree in caso di soffocamento.
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 Non tutte le scuole al momento offrono corsi di formazione al pronto soccorso. Cosa bisogna fare affinché diventi una norma e non rimanga solo un’eccezione? Purtroppo ancora nelle scuole non vige un obbligo vero e proprio, tutto sta nella consapevolezza e nella sensibilità dei dirigenti o insegnanti. Giovanni ha partecipato al progetto “A Scuola di Cuore” promosso dalla Salvamento Academy Italia a livello nazionale e da me curato a Siracusa in 3 scuole nel mese di maggio. Il XII Comprensivo di Belvedere (70 studenti di terza media), l’ITAS (70 fra studenti e docenti) e l’I.T.I. E. Fermi (225 studenti e 10 docenti). 

Nell’ultima riforma della scuola è stata inserita una norma che obbliga le scuole ad insegnare, non soltanto agli operatori scolastici, ma anche ai bambini dall’asilo fino ai ragazzi delle superiori, come intervenire in caso di urgenza. L’articolo 3 comma 7 del testo del disegno di legge sulla “Buona Scuola” approvato dalla Camera sancisce: “Al fine di promuovere sviluppo della conoscenza delle tecniche di primo soccorso nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado si attivano iniziative specifiche rivolte agli studenti, con il contributo delle realtà del territorio, nel rispetto dell’autonomia scolastica, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Quando si pensa a qualcuno che salva la vita di una persona è inevitabile associare la figura di un medico o comunque di un adulto. I ragazzi, in molti casi, si fanno prendere dal panico solo perché impreparati. A tutti quei giovani che possono essere futuri testimoni di un incidente, quali consigli potresti fornirgli? Le manovre salvavita dovrebbero conoscerle tutti. Il tempo è nemico dell’uomo, più che mai dopo un incidente. Statisticamente dopo 4 minuti iniziano i danni cerebrali, dopo 10 minuti morte cerebrale e un’ambulanza statisticamente interviene in città entro 10-12 minuti. Quello che manca è uno scatto culturale. Purtroppo pensiamo che queste cose succedono solo agli altri o che ancora devono intervenire solo i medici, niente di più errato pensarla così. Non dobbiamo essere solo dei testimoni passivi, in quei momenti purtroppo si ha pochissimo tempo per intervenire, in attesa dei soccorsi avanzati.

Gesti importanti sono stati compiuti in città anche al di fuori delle scuole. Sono stati montati, lo scorso marzo, alcuni defibrillatori di ultima generazione. I tre macchinari, sono stati collocati in piazza Duomo, in largo XXV luglio e nei pressi del monumento ai caduti in Africa (leggi qui). Ma questo non basta, perché quasi tutti sconoscono l’utilizzo di questa preziosissima apparecchiatura, quindi in situazioni di emergenza diventerebbe inutile.

Molto spesso si pensa che infarto e arresto del cuore siano la stessa cosa, ma non è così. Dall’infarto, infatti, ci si può salvare ed esistono delle pratiche da seguire per prevenirlo.Per questo è importante conoscerne i sintomi ed imparare come intervenire. Momenti preziosi che possono salvare una vita, anche quella di un familiare o del proprio migliore amico.

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