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Siracusa. Pietro Marcello protagonista ieri al festival: “felice che il film sia stato visto in Sicilia”. Oggi serata finale


Bella e perduta Siracusa TimesNews Siracusa: “Esiste un ministero nascosto per la difesa della natura dagli esseri umani, un genio materno di illimitata potenza alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni”.

Dopo la presentazione al festival di Locarno e a quello di Toronto è arrivato a Siracusa, in occasione della penultima serata dell’International Ares Film & Media Opportunities, festival del cinema indipendente, giunto alla settima edizione, il docu-fiction di Pietro Marcello “Bella e perduta” che narra un luogo magico e simbolico, la Reggia di Carditello, per anni abbandonato e salvato dall’amore di un pastore, volontario, che ne è stato custode. E che oggi non c’è più.

Ieri, alle ore 20.30, nella sala Monsignor Carabelli (ex Cinema Lux) in via Torres, è stato proiettato un capolavoro del cinema indipendente che illustra il divario sempre più drammatico che separa l’Italia dagli italiani. Individuando nella natia terra dei fuochi il luogo di elezione per osservare zenit e nadir del Belpaese: la camorra, la brutalità dell’ignoranza e il disprezzo per il passato da un lato, lo splendore dei paesaggi e gli slanci individuali di ingegno umano dall’altro.

Quella che, inizialmente, doveva essere la storia del custode della Reggia del Carditello, Tommaso Cestrone, in un percorso di scoperta di una terra emblematica (quella “dei fuochi”) ispirato a “Viaggio in Italia” di Guido Piovene ha subito una metamorfosi. Durante le riprese Cestrone muore, e il film muta assumendo il punto di vista di un bufalo maschio destinato all’abbandono e alla morte, “traghettato” dalla provincia di Caserta alle Marche da un Pulcinella, che nella tradizione napoletana è anche un po’ Caronte.

Un docu-fiction visionario, poetico che non teme di attingere a piene mani dal mito (i Pulcinella, nella tradizione, sono creature psicopompe, tramiti tra noi e l’invisibile, amaramente destinate dall’Alto a svolgere compiti di cui, spesse volte, ignorano le ragioni e i fini ultimi) quello narrato da Pietro Marcello che espone la storia di un bufalo all’interno di un’Italia quasi metafisica che tenta di essere restituita al suo popolo attraverso la storia di un bufalo maschio destinato alla macellazione nella terra dei Fuochi.

Al termine della proiezione è stato dato spazio al dibattito con il regista, Pietro Marcello, presente in collegamento tramite Skype.

“È un azzardo pensare di sviluppare una fiaba all’interno di un progetto che era nato in maniera diversa – ha esordito il regista casertano al termine della proiezione del suo lungometraggio – un azzardo che è stato anche un modo per raccontare, attraverso una fiaba, un tempo che si è fermato immaginando che il passaggio, attraverso lo spazio, possa narrare anche questo attraverso il mito di Pulcinella e la reggia abbandonata”.

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