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Siracusa, Ortigia Film Festival: miglior interprete dell’anno, all’attore Marco Giallini il premio Etnavision


News Siracusa:domani sera tutto pronto per la serata finale della IX edizione di Ortigia Film Festival, la kermesse siciliana della città di Siracusa diretta da Lisa Romano coadiuvata da Paola Poli. In Arena Minerva alle ore 20.30 verranno annunciati il lungometraggio e il corto vincitori di quest’anno, insieme ad eventuali menzioni speciali e al premio del pubblico. Hanno avuto l’arduo compito di giudicare i lavori presentati alla IX edizione Fabio Ferzetti, Maria Sole Tognazzi e Marco Giallini per la sezione lungometraggi e Andrea Sartonetti, Isabella Rizza e Simonetta Amenta per il concorso internazionale dei corti.

Proprio Marco Giallini, uno degli attori più amati del cinema italiano contemporaneo, riceverà durante la serata il premio Etnavision al miglior interprete dell’anno. Etnavision, Centro di Microchirurgia Oftalmica e Laserterapia, è sponsor della IX edizione della kermesse. Il riconoscimento sarà consegnato dal dottor Domenico Spampinato.

Seguirà alle 21.40 la proiezione di una clip video di 5 minuti del progetto Re-Future, alla presenza dei ragazzi che hanno partecipato al workshop, insieme a Camilla Paternò, executive producer del progetto, e a Carla Trommino della Onlus Accoglierete. Quando lo smarthphone crea integrazione. Re-Future è un progetto di educazione all’immagine e filmmaking, dedicato ai migranti minori non accompagnati e neo maggiorenni, residenti a Siracusa. Sostenuto dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, il progetto mira a sensibilizzare e stimolare il loro sguardo sulla realtà per imparare a esprimersi e mettersi in gioco, utilizzando lo strumento che ognuno di loro ha già in tasca: lo smartphone. Un video-diario intimo e sorprendente per raccontarsi e condividere la loro esperienza.

Chiuderà in bellezza alle 21.50 l’intervento di Pippo Delbono tratto da “Il lungo viaggio” di Leaonardo Sciascia e a seguire, per la vetrina dei documentari, la proiezione speciale del suo Vangelo. Regista teatrale, Delbono si reca in un centro dove i profughi trovano asilo e condivide la loro quotidianità fatta di tempo sospeso tra dolorose memorie e incerto futuro. Poco alla volta i rifugiati si aprono al regista, gli raccontano le proprie storie. Qualcuna di queste sarà nel film, altre rimarranno segrete. E alla fine l’idea di mettere in scena il Vangelo prende una sua forma incarnandosi nelle vite di queste persone, inevitabili protagoniste di un tempo nuovo.

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