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Siracusa, omicidio Eligia Ardita. Le confessioni di Leonardi: “facevo uso di cocaina. Ho perso il controllo”


Leonardi Christian Siracusa TimesNews Siracusa: un’aggressione brutale quella di Christian Leonardi nei confronti della moglie Eligia Ardita, incinta all’ottavo mese della piccola Giulia, all’interno dell’abitazione coniugale di via Calatabiano nella notte del 19 gennaio 2015.

L’uomo ha confessato, messo alle strette, l’omicidio della moglie solo dopo otto mesi dall’atroce delitto. Otto mesi nei quali Leonardi nonostante nascondesse un terribile segreto ha continuato a condurre con serenità la sua vita continuando a vivere all’interno della casa dove ha ucciso, con estrema freddezza, Eligia e conseguentemente la bambina che portava in grembo.

Dalla trasmissione televisiva “Mattino 5” escono le prime confessioni deposte da Leonardi, accusato di omicidio volontario e procurato aborto, che si trova in stato di fermo all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna.

Di seguito le agghiaccianti “verità” di Leonardi sulla notte del 19 gennaio 2015.

 

Quella sera abbiamo litigato perché volevo uscire ancora, dopo cena, per andare nella sala gioco.

Eligia non era d’accordo, mi sono arrabbiato, ho avuto uno scatti di nervi. Tutto è cominciato cosi.

La litigata è scoppiata in soggiorno: urlavamo tutti e due. La mia voce più alta delle urla di mia moglie.

Non sopportavo che urlasse, le chiedevo di stare zitta e ho cominciato a toccarla e metterle le mani sulla faccia e sulla bocca.

E’ stato in quel momento che ho perso il controllo.

Penso e ripenso a quella sera e a quei momenti e non mi torna in mente che cosa ho fatto durante la litigata. Non mi ricordo se addirittura l’ho colpita sulla faccia e sulla testa.

In quel periodo di tanto in tanto facevo uso di cocaina e probabilmente questa cosa mi faceva saltare i nervi e mi rendeva irascibile… come quel lunedì sera, il 19 gennaio.

Non sopportavo le sue urla, le ho tappato la bocca con la mano. Con forza. Volevo che stesse zitta. L’ho messa con le spalle al muro. La tenevo ferma ma non mi torna in mente se l’ho colpita con le mani. Se le ho dato degli schiaffi o se  ho usato i pugni.

Non mi ricordo neanche se l’ho colpita alla testa. Non posso dire che non sia successo tutto questo in quegli istanti in cui non avevo più il controllo di me stesso.

Eligia è svenuta nel momento in cui l’avevo immobilizzata contro il muro con le mani sulla sua bocca.

Non volevo che parlasse… Lei ha iniziato a rimettere tutto quello che aveva mangiato durante la cena, sporcando il muro e la stanza.

Quando è caduta sul pavimento ho cominciato a scuoterla ma lei rantolava. E’ stato in quel momento che ho avuto paura e mi sono fatto prendere dal panico. Quando mi sono reso conto di quello che era successo ho pulito Eligia, le ho tolto i vestiti e gliene ho messo addosso degli altri. Poi ho ripulito la parete e il pavimento. Le ho lavato il viso e i capelli con dei fazzolettini.

Da quella sera fino ad oggi ho cercato di vivere la mia vita nel modo più normale possibile…

Mi sfogavo con la cocaina e con il gioco: poi, ad un certo punto, ho cominciato a pregare…

In questi ultimi tempi ho sentito il peso dell’attenzione che la stampa aveva su di me e ho capito che era meglio confessare.

In questa decisione mi hanno aiutato mio fratello e il mio avvocato”.

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