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Siracusa, omicidio Ardita: trovato il dna di una donna nella stanza dove fu uccisa l’infermiera


giallo Siracusa TimesNews Siracusa: è ancora il settimanale è  “Giallo“, diretto da Andrea Biavardi, a mettere a segno un nuovo “colpo” sul delitto di Eligia Ardita.

A firma del collega Gian Pietro Fiore, che cura minuziosamente il caso dell’omicidio della giovane infermiera aretusea,  nel nuovo numero del settimanale in edicola da quest’oggi emergono nuovi dettagli.

Sono state trovate tracce di Dna femminile nella casa dove Eligia Ardita è stata uccisa dal marito. Queste tracce non appartengono alla vittima, riporta così il settimanale.

La notizia pare si giunta dopo l’ultimo sopralluogo dei Carabinieri del Ris effettuato lo scorso 22 ottobre. (leggi qui)

Papà Agatino dichiara a “Giallo“: “Qualcuno ha aiutato quel mostro di Christian Leonardi a ripulire la casa e a spostare il cadavere“.

Il mistero sull’ipotetico complice di Leonardi s’infittisce sempre di più. L’uomo che ha confessato l’atroce delitto della moglie, gravida all’ottavo mese, solo lo scorso 19 settembre (ad otto mesi esatti dall’omicidio) durante la deposizione dichiarava:

“Quella sera abbiamo litigato perché volevo uscire ancora, dopo cena, per andare nella sala gioco. Eligia non era d’accordo, mi sono arrabbiato, ho avuto uno scatti di nervi. Tutto è cominciato cosi. La litigata è scoppiata in soggiorno: urlavamo tutti e due.

La mia voce più alta delle urla di mia moglie. Non sopportavo che urlasse, le chiedevo di stare zitta e ho cominciato a toccarla e metterle le mani sulla faccia e sulla bocca. E’ stato in quel momento che ho perso il controllo. Penso e ripenso a quella sera e a quei momenti e non mi torna in mente che cosa ho fatto durante la litigata. Non mi ricordo se addirittura l’ho colpita sulla faccia e sulla testa. 

In quel periodo di tanto in tanto facevo uso di cocaina e probabilmente questa cosa mi faceva saltare i nervi e mi rendeva irascibile… come quel lunedì sera, il 19 gennaio. 

Non sopportavo le sue urla, le ho tappato la bocca con la mano. Con forza. Volevo che stesse zitta. L’ho messa con le spalle al muro. La tenevo ferma ma non mi torna in mente se l’ho colpita con le mani. Se le ho dato degli schiaffi o se  ho usato i pugni. Non mi ricordo neanche se l’ho colpita alla testa. Non posso dire che non sia successo tutto questo in quegli istanti in cui non avevo più il controllo di me stesso. 

Eligia è svenuta nel momento in cui l’avevo immobilizzata contro il muro con le mani sulla sua bocca. Non volevo che parlasse… Lei ha iniziato a rimettere tutto quello che aveva mangiato durante la cena, sporcando il muro e la stanza. Quando è caduta sul pavimento ho cominciato a scuoterla ma lei rantolava. E’ stato in quel momento che ho avuto paura e mi sono fatto prendere dal panico.

Quando mi sono reso conto di quello che era successo ho pulito Eligia, le ho tolto i vestiti e gliene ho messo addosso degli altri. Poi ho ripulito la parete e il pavimento. Le ho lavato il viso e i capelli con dei fazzolettini. 

Da quella sera fino ad oggi ho cercato di vivere la mia vita nel modo più normale possibile… Mi sfogavo con la cocaina e con il gioco: poi, ad un certo punto, ho cominciato a pregare. 

In questi ultimi tempi ho sentito il peso dell’attenzione che la stampa aveva su di me e ho capito che era meglio confessare. In questa decisione mi hanno aiutato mio fratello e il mio avvocato”. (leggi qui)

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