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Siracusa. Naufragio del 18 aprile, il consigliere comunale Sorbello: “Le salme in fosse comuni”


in foto: il relitto, inabissatosi nell’aprile 2015 al largo delle coste della Libia, recuperato dalla Marina militare nell’ambito dell'”operazione Melilli 5″ voluta dalla Presidenza del Consiglio il 4 luglio 2016

News: il consigliere Salvo Sorbello ha rivolto un’interrogazione all’Amministrazione comunale di Siracusa per sapere se il cimitero locale ospiti salme di naufraghi del peschereccio eritreo del 18 aprile 2015, affondato ad una sessantina di miglia dalla costa libica con più di 700 migranti a bordo (leggi qui).

“I resti dei poveri affogati di quello che venne definito il Barcone della morte – rileva Sorbello, che è anche consigliere nazionale dell’Anci – dopo una complessa operazione di recupero, costata più di dieci milioni di euro, nella quale sono state impiegate alcune navi della Marina oltre a sofisticati mezzi sommozzatori robotizzati, sono stati accolti nella base Nato di Melilli, dove si disse che si sarebbe proceduto ad una problematica loro identificazione con l’analisi del Dna. Ho accompagnato nei giorni scorsi il senatore Carlo Giovanardi alla base Nato, dove ci è stato detto che lì, dove era stato montato il tendone per ospitare le salme dei migranti ed i resti del barcone, non c’erano più le salme”.

“Ora, chiedo se risponda a verità che, invece di dare ai poveri migranti una degna sepoltura – rileva Sorbello – dopo un’operazione così complessa e costosa, i poveri corpi di questi sfortunati siano stati collocati in sacchi neri e sepolti addirittura in fosse senza una precisa identificazione in vari cimiteri siciliani e calabresi, tra cui il nostro”.

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