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Siracusa. Morte Stefano Biondo. Questa mattina ascoltata in tribunale la sorella Rossana: “una ferita che non si chiuderà mai”


stefano-biondo-siracusa-timesNews Siracusa: “a febbraio saranno 6 anni e 1 mese dalla morte di mio fratello e sono propri questi tempi e preoccuparmi” – sono queste le parole di Rossana La Monica sorella di Stefano Biondo al termine dell’udienza odierna durata quasi tre ore.

Il caso della morte di Stefano Biondo, disabile psichico deceduto a 21 anni per un presunto caso di malasanità su cui la magistratura sta cercando di fare luce, è ancora in cerca di giustizia. Quella giustizia in cui Rossana spera tanto nonostante siano trascorsi, forse, troppi anni da quando suo fratello è stato strappato “prematuramente” alla vita.

Proprio quest’oggi Rossana, presidentessa dell’associazione Astrea (nata in memoria del fratello) è stata ascoltata come testimone di quanto è accaduto quel tragico giorno

La storia di Stefano sembra la storia infinita. La storia di un 21enne che è entrato in TSO, nel reparto di psichiatria dell’Ospedale Umberto I di Siracusa nell’agosto del 2008 e fino al 24 gennaio del 2011 è rimasto lì. Solo il 25 gennaio, giorno del suo decesso, il giovane disabile aretuseo lasciava l’azienda ospedaliera per recarsi (dopo varie visite di ambientamento) all’interno della struttura privata. Nel pomeriggio dello stesso giorno Rossana era chiamata d’urgenza per un’improvvisa crisi del fratello.

Arrivata nel luogo la sorella del giovane, si rendeva subito conto della gravità dei fatti. All’interno della stanza c’erano due infermieri e tre operatori e poi Stefano e tanto, troppo dolore. La stessa Rossana si premurava di praticare al fratello un massaggio cardiaco nonostante avesse la piena consapevolezza della morte del giovane.

E oggi proprio la voce di Rossana è stata ascoltata dentro il tribunale di Siracusa.

Ripercorrere la morte di mio fratello Stefano – afferma dicendo Rossana – rappresenta sempre un momento doloroso. Un momento dove il dolore prende il sopravvento sulla realtà. Ma attendevo questo giorno. Attendevo con ansia, nonostante dovessi riaprire una ferita mai chiusa, di essere ascoltata per narrare la mia verità e quanto i miei occhi hanno visto quel giorno che la mia vita ha subito uno strappo che non potrà mai ricucirsi“.

Si tornerà in aula il 27 febbraio del 2017 per cercare giustizia per Stefano. Quel 21enne robusto e con un sorriso contagioso che amava i treni e che allietava la giornate dei suoi cari con la semplicità che solo un giovane della sua età riesce a donare.

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