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Siracusa, morte di Enzo Maiorca. “Un uomo immerso in liquido”: l’emozionante racconto di Enzo Pennone


maiorca-siracusatimesNews Siracusa: E’ morto Enzo Maiorca, l’apneista siracusano che ha scritto la storia esplorando gli abissi (LEGGI QUI). Tanti i messaggi di cordoglio da parte delle Istituzioni, colleghi, giornalisti. Tutti conoscevano Enzo, un uomo che ha segnato anche i record anche nelle sue amicizie. Tra gli illustri saluti al signore degli abissi, Ernesto Cataldi, siracusano, vice Comandante della Capitaneria di Porto di Siracusa e adesso a Roma, che ha scattato una foto nella walk of fame del Foro italico.

C’è invece chi lo vuole ricordare in un emozionante racconto, come quello di Enzo Pennone (Società Italiana Storia dello Sport).

La storia delle grandi imprese di Enzo Maiorca ha inizio il 20 Settembre del 1960, quando il sub siracusano avvia l’attacco al record del mondo di immersione in apnea, che l’ingegnere Amerigo Santarelli do Brasil ha fissato a 44 metri succedendo nel primato ai napoletani Falco e Novelli. Ad Ognina, una località balneare poco distante da Siracusa, alcuni uomini ondeggiano pacifici e sereni sul mare, il loro alleato di sempre, un’osmòsi antica, sono Marcante il giudice della Federazione subacquea, i due medici che seguono Maiorca dall’inizio dell’avventura, quattro sub e alcuni amici intimi dagli incarichi non ben definiti. Sono “il mondo di Maiorca”. Si apparecchiano pinne maschere bombole e boccagli, si svolgono e si riavvolgono cordicelle, rotolano cronometri. Completata la liturgia dell’iperventilazione, Maiorca parte a testa in giù, e pinneggia frenetico verso il fondo. Poseidone lo scruta, sospetta, diffida “che ci fa un mortale dalle mie parti?”, impugna il tridente ed avvia la difesa. La sagola del fucile si impiglia, la discesa rallenta, poi si arresta. Il sub armeggia invano sul cavetto, abbandona il fucile e continua senza zavorra. Ai 45 metri strappa il cartellino e risale veloce, ma la compensazione non è ideale, quando emerge la sua maschera è colma di sangue. Applausi e abbracci, c’è chi osanna ma pure chi ammonisce contro il superamento dei limiti umani. Cola Pesce, il capo e progenitore delle Sirene, sguazza felice nelle profondità marine tra Scilla e Cariddi per l’impresa del corregionale.

Ma Pierre Cabarrou, un fisiologo dell’équipe di Jacques Cousteau, fortemente preoccupato per le immersioni di Maiorca, richiama una teoria di Boyle e formula un drammatico verdetto: “nell’immersione a 50 metri, con la pressione a 6 atmosfere, il volume totale di aria è ridotto a 1 litro, proseguire non si può. Il n’est plus possible. Oltre, il torace implode. Il s’écrases”. Sordo ai consigli, Maiorca prosegue la sua sfida a scienziati e divinità degli abissi. Raggiunti i 49 metri, nell’estate del ‘61 si immerge ancora. Ma se Nettuno è placato, ora è però Tritone a mettersi di traverso, inventa una corrente che spinge l’atleta lontano dal cavo e fa smorzare la visibilità. Maiorca combatte ostinato, le torce dei subacquei non lo aiutano, è sceso più giù del previsto, allora risale fino ai 50 metri, furioso strappa il cartellino e riprende a salire fidando nell’aiuto del principio di Archimede, suo concittadino. In superficie è stremato, ma riesce a consegnare al giudice la prova del primato.

Monte Olimpo: su proposta di Anfitrite Maiorca viene dichiarato patrimonio dell’umanità, da salvaguardare e proteggere. Allora tutte le divinità del mare e le figure mitologiche, compresi i delfini e i cavalli marini, si danno appuntamento nell’estate del ’62 nelle acque di Ustica per sostenere il tentativo ai 51 metri dell’eroe siracusano. Che parte sempre a testa in giù, pinneggia frenetico verso il fondo, strappa il cartellino del record, compensa, chiede perdono dei propri peccati, riprende veloce e sereno la via del ritorno, ed emerge infine trionfante.

Ora che la legge di Boyle ha ripreso il suo posto negli scaffali delle opere della scienza, Maiorca si diverte a stuzzicare le profondità marine. Con riguardo e parsimonia, poco alla volta, 53, 54 metri. Ma nel Settembre del ‘65, tra i pescatori di perle delle Tuamotu Teteke Williams scende a 59 metri. Il muro dei 60 crolla l’anno successivo ad opera dell’uomo-delfino, il francese Jacques Mayol, che con le fantastiche successive immersioni avrebbe dato luogo con Maiorca ad un duello rusticano nella storia dello sport mondiale.

La grande popolarità dei tentativi di Maiorca convince i dirigenti della tv che è giunta l’ora di proporre la diretta. Il 22 Settembre del ’74 a Sorrento l’attesa è lunga e snervante, bisogna collocare le telecamere sott’acqua, i cavi elettrici si impigliano e quando tutto è pronto sono già le 5 del pomeriggio. Il tempo è pessimo, l’acqua è torbida e buia. L’incarico della ripresa è affidato a Enzo Bottesini, istruttore e uno degli allievi prediletti di Marcante che si è fatto conoscere con il Rischiatutto di Mike Bongiorno. Con un rantolo pauroso Maiorca fa il pieno d’ossigeno e poi parte a testa in giù, ma la frenesia della sua discesa si infrange dopo appena 18 metri. Bottesini, che armeggia da dilettante con maschera e lampade, complice la corrente, si sposta verso il cavo di discesa. L’urto è inevitabile. Maiorca molla la zavorra e risale immediatamente. L’Italia intera sprofonda nella delusione.

Sei giorni dopo però ritenta, a Marina della Lobra. Sulla barca Maria Assunta solo i fedelissimi, la tv è tornata a casa. Dopo due minuti e trentasei secondi da quando è sparito sott’acqua, riemerge. E’ svenuto, ha la bocca piena di schiuma sanguigna. Un sub lo sorregge, gli tiene il mento fuori dell’acqua, le braccia dei medici si protendono dalla barca. Passeranno quattro minuti, prima che le cure facciano effetto. Il record di Mayol è battuto di un metro, ora il limite dell’uomo è aggiornato a 87 metri.

Ad un’età in cui i calciatori, ingrassati, impiegano il tempo a fare i deficienti negli studi televisivi, Maiorca continua a scendere sott’acqua per verificare se non i limiti umani, quantomeno quelli suoi, che restano comunque di altissimo livello. Passeranno diverse altre estati prima che Maiorca decida di appendere le pinne al chiodo. Lo farà soltanto nell’estate del 1988 dopo aver violato, all’età di 57 anni, nelle familiari acque siracusane, la barriera dei 100 metri.

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