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Siracusa. L’ultimo messaggio di Alberto Scuderi da Bruxelles: “Date spazio alla mia voce”


scuderi protesta - siracusatimesNews Siracusa: giunge nella notte un’altra dolorosa lettera del lavoratore dell’ex Provincia, Alberto Scuderi. L’uomo, che non riceve stipendio da tre mesi così come altri 500 colleghi, ha iniziato la sua protesta con uno sciopero della fame dal 22 al 27 agosto (leggi qui), raggiungendo prima Roma (leggi qui) e poi, in autostop, Bruxelles (leggi qui). Proprio da qui, Scuderi ci scrive questo suo ultimo messaggio.

“In questa notte buia – esordisce Scuderi – mi giro e mi rigiro alla ricerca di quel “di più” che non trovo, che non riesco a dare, ma che Altri possono dare, ma che non danno.
Occasione perduta, anche questa sera, al Teatro greco di Siracusa, ove l’Unione Europea pomposamente presenziava il cuore democratico della nostra città.
Occasione mancata, anche al Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, luogo di culto, ma anche di speranza; il tema era la Famiglia.
Occasione perduta, però anche negli assessorati, ai ministeri, le ambasciate, i parlamenti, vuoti, chiusi, sordi.
Vi chiedevo di dare spazio ad una voce, singola ma sincera, il pensiero semplice di un Lavoratore, di un padre di famiglia, di un migrante europeo, che vive una sofferenza ahinoi comune, che non arriva con i barconi, ma che si trova sotto i Vostri balconi barocchi.
Ecco il mio ultimo messaggio, offerto con il cuore in mano, la mano di un Lavoratore, travagliato al punto di mettere in discussione i suoi stessi valori cristiani, un uomo che prega ed impreca, si piega ma non si spezza, piange e scalcia anche riverso a terra”.

“Al Presidente della Commissione Europea – scrive Scuderi  che raggiunge Siracusa per parlare di integrazione e multiculturalità, voglio dire che Lui ci va in aereo, mentre io sono costretto, per un vuoto di rappresentanza drammatico, per l’assenza di risposte da parte delle istituzioni, ad andare in autostop al Parlamento Europeo di Bruxelles per far sentire la voce dei cittadini-Lavoratori del sud Europa, in particolare quelli di Siracusa, letteralmente affamati, insieme alle loro famiglie, da una politica sorda ed irresponsabile”.

“A Lei, chiedo: l’Europa che avete in mente, o volete costruire, vuole essere il continente che offre opportunità e garanzie o l’Europa che tollera le ingiustizie e spera di prosperare su di esse o, peggio, punta a crescere con l’assistenza ai disperati del mondo? Ospitare sul proprio territorio il rifugiato politico è giusto, così come accogliere l’extra-comunitario in cerca di un futuro. Questo, però, rischia di rendere oziosi i nostri fratelli rifugiati, mentre l’Europa dovrebbe essere la terra che favorisce l’integrazione attraverso il lavoro”.

“Allora – continua Scuderi – è lecita la domanda: a quanto ammonta questa operazione di assistenza per chi giunge da noi dall’altra sponda del Mediterraneo e, di contro, quanto l’Europa è pronta a sacrificare per dare gratuitamente da mangiare e dormire ai cittadini europei. Quale logica razzista, favorisce un disgraziato extra-comunitario piuttosto che un altro europeo? A forza di attuare una “spending review” forsennata, laddove è più facile colpire e non dove sarebbe più giusto farlo, si finisce col sacrificare i Lavoratori, cittadini europei, al punto di costringerli a sopravvivere senza stipendio, nella tentazione di compiere atti illeciti non sapendo come non restare schiacciati da mutui e da tasse”. 

“Caro Presidente europeo – dichiara il dipendente dell’ex Provincia  questo è quello che accade a Siracusa, capitale della Magna Grecia. Qui, al Teatro Greco di Siracusa, si parlava di democrazia quando al Nord Europa non conoscevano neppure il termine cultura. Non c’è bisogno che qualcuno ci spieghi la multiculturalità. Noi ne siamo il risultato. Geneticamente siamo infatti um misto di Greci, Romani, Arabi, Normanni, Agioini, Spagnoli, Borboni, Europei, Italiani, un po’ terroni, un po’ polentoni. Lo scorso secolo, da queste terre sono partiti in Europa milioni di persone in cerca di lavoro. Oggi il lavoro dov’è? La capitale dell’Europa dovrebbe essere Siracusa, e non Bruxelles, la sede al castello Maniace, il dibattito, sempre pubblico, al teatro greco, all’aperto e non nelle stanze dei bottoni. Le chiedo come dovrebbero i cittadini europei del sud, che non trovano lavoro, che perdono il lavoro, che lavorano senza stipendio per incompetenza politica-amministrativa, essere pronti ad offrire i propri cuori, quando sono stati già dissanguati dallo loro Stato e dall’amata lontana Europa”.

“Ecco le lacrime” prosegue Scuderi. “Queste sono le lacrime di Maria, caro Presidente e caro Cardinale. Sono le lacrime di quella Maria che vede il suo Giuseppe costretto a lasciare la propria terra per proteggersi da uno Stato oppressore, le lacrime di una moglie che vede il marito lavorare senza essere retribuito dal suo datore di lavoro, le lacrime di un figlio che vuole il latte che Lei non può più dare, perché deperita, perché ammalata, perchè senza soldi. La vita di famiglia ed il lavoro, si condizionano reciprocamente in vario modo. L’assenza di un salario produce ripercussioni materiali e psicologiche, con le conseguenze profondamente negative che tale condizione determina nella personalità e nella società. Il salario è essenziale in quanto rappresenta la condizione che rende possibile costruire una famiglia, che è diritto naturale di ciascun essere umano. Il salario non è beneficienza, ma bene primario perché consente di esprimere ed accrescere la dignità umana. Dignità, no assistenza. Questo è quello che chiedono i migranti che giungono in Europa, questo è quello che chiedono i cittadini europei”.

“Cosa sarebbe – si legge nel messaggio – oggi l’Europa senza Pippo vattelappesca, il lavoratore che migrò per trovare in Europa una vita migliore e finì per morire nelle miniere di Marcinelle, o, senza quel Peppino Impastato morto per gridare la verità tra l’omertà di tutti, o, senza quel Giuseppe, il falegname, padre di Gesù bambino, fatto di carne e di sangue che andava sfamato e cresciuto, col sudore del lavoro quotidiano del padre, quel lavoro che oggi viene negato, quel lavoro che oggi non viene più retribuito. Una volta si chiamava schiavitù, oggi si chiama spending review. Non ci potrà mai essere un futuro europeo senza la garanzia del lavoro, non ci potrà mai essere pace senza lavoro, e lavoro senza salario”.

“Sig. Presidente Europeo, io sono a Bruxelles e l’aspetto. Sono certo che, ad ascoltare la storia di gente come me, ne guadagnerebbero i valori dell’Europa giusta che tutti sogniamo.   Sig. Cardinale, vorrei avere l’occasione di dire tutto questo al Papa e di ricevere la sua carezza consolatrice. Signori delle Istituzioni Vi chiedo solo di incuriosirVi al fatto. Mi chiamo Scuderi Alberto – conclude  e sono un Cittadino europeo, Lavoratore italiano, Cristiano”.

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