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Siracusa. Le parole del Vigile del Fuoco Francesco Rindone all’interno del documentario “Lontano dagli occhi”


lontano-degli-occhi-siracusa-times-copiaNews Siracusa: “A quel barcone ci ripenso quando mi fermo a un semaforo e vedo i ragazzi di colore che chiedono l’elemosina. Mi chiedo: come saranno arrivati fin qua? Prima li guardavo con occhi diversi, oggi non più. Per arrivare qui hanno avuto tanto coraggio” – sono queste alcune della parole pronunciate nel documentario “Lontano dagli occhi“, di Domenico Iannacone e Luca Cambi, che, proiettato in anteprima al Prix Italia di Lampedusa, è andato in onda ieri, Giornata della memoria, alle 23.05 su Rai3, subito dopo la prima tv del documentario “Fuocoammare” dal Vigile del Fuoco aretuseo Francesco Rindone.

Il minuzioso lavoro di Iannacone ripercorre il viaggio nell’odissea, cucito dalle parole dello scrittore Andrea Camilleri, dei migranti nel canale di Sicilia, attraverso immagini drammatiche, testimonianze e storie simboliche. Storie che si mescolano con il terrore e la paura. Storie degli ultimi disperati tentativi di rimanere attaccati alla vita.

In punta di piedi e con la voce strozzata dall’emozione e da quanto vissuto in questi anni di sbarchi, di corpi straziati, di mani che cercano di afferrare mani nel tentativo di giungere alla salvezza, di paura e di sorrisi a narrare quanto vissuto sono stati, tra i tanti presenti nel documentario, il vice comandante dei Vigili del Fuoco di Siracusa, Roberto Di Barolo e il Vigile del Fuoco Francesco Rindone che con una voce piena di commozione ha raccontato quanto di doloroso ha vissuto in questi anni ripercorrendo velocemente delle tappe che, inesorabilmente, mescolano la sua vita lavorativa a quella privata creando in lui una riflessione maggiore proprio mentre a breve, insieme alla sua compagna, diventerà padre. Padre come tanti di quei padri che, nel viaggio della speranza, hanno perso i propri figli insieme alla memoria rimasta imprigionata, per sempre, in quel desiderio di vivere portato con sé durante la traversata da quelli che ormai sono solo corpi ammassati sepolti senza un nome.

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