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Siracusa: l’associazione Astrea affronta il tema della disabilità


conferenza stampa disabilità

News Siracusa: 4,1 milioni: è questo il numero di disabili in Italia. 4,1 milioni di donne, uomini e bambini completamente invisibili, o peggio, scherniti da chi, inconsapevolmente, è stato più fortunato.

La disabilità è un tema di cui si parla poco, a meno che non vi sia un caso in famiglia o nella propria cerchia di amici. Rompere questo silenzio è stato uno degli obiettivi dell’incontro tenutosi questa mattina in piazza Santa Lucia, promosso dall’associazione Astrea, nata in memoria di Stefano Biondo e presieduto da Rossana La Monica, presidente dell’associazione.

L’incontro ha visto la partecipazione della psicoterapeuta Letizia Lampo e del signor Salvo Luciano che nel corso di un diverbio è stato definito “frustrato” solo perché padre di un disabile. “Nell’ambito di un contenzioso – dice Salvo Lucianosono stato accusato di essere frustato perché accudisco un figlio disabile. E’ inaccettabile perché vuol dire tornare indietro di decenni ed è un messaggio che vorrei non passasse mai sia per tutte le famiglie sia per tutti gli operatori che lavorano nell’aiuto e nel sostegno ai ragazzi che hanno difficoltà”.

È il caso di chiedersi per quale motivo un figlio, con i suoi pregi e i suoi difetti, il suo affetto e la sua voglia di vivere, dovrebbe essere ritenuto fonte di frustrazione. Forse è vero, coloro che giorno dopo giorno hanno a che fare con la disabilità, perché la vivono sulla propria pelle o perché accudiscono un parente disabile, sono frustrati, ma l’origine di questa frustrazione va ben oltre la malattia. La vera fonte della frustrazione deriva dalle spese che le famiglie meno fortunate sono costrette a sostenere, senza un concreto aiuto da parte dello Stato e senza il supporto di servizi di assistenza adeguati. La vera frustrazione è quella di un genitore che vede il proprio figlio deriso e umiliato per colpa di un handicap. Ma il vero “difetto” sta in coloro che percepiscono le persone meno fortunate come diverse o addirittura inferiori. “Ci permettiamo, con questa occasione – afferma Letizia Lampo, psicoterapeuta dell’associazione Astrea, nata in memoria di Stefano Biondo – di riportare attenzione sulla questione della disabilità e delle tematiche che si intrecciano con questa, perché dobbiamo ammettere che molto spesso l’interpretazione che se ne fa nasce da faciloneria e dalla superficialità. Anche in ambiti professionali. Spesso è figlia di luoghi comuni che misconoscono l’esperienza dei tanti soggetti – e delle tante famiglie – che ne vivono giornalmente la realtà. A questa dobbiamo dare onore, invece. Porre accento sulla presunta frustrazione, per esempio, delle famiglie nell’accudimento di un figlio – disabile – rimarca ancora una <smania> di differenziazione che nega a ciascun soggetto il suo essere particolare e la sua ricchezza, che nulla hanno da condividere con questo sentimento. Ogni genitore lo sa: ciascun figlio è prima di ogni etichettatura o definizione membro della stessa. Questa opportunità appare evidente quando, abbandonata la disabilità, ci si confronta con un figlio e con le sue qualità, i suoi talenti e, perché no, le sue mancanze. Comuni a tutti i figli, al di là di una disabilità. Dovremmo, al più, riconoscere la frustrazione di ogni genitore che si confronta con il processo di crescita dei propri figli, che mai coinciderà con i propri progetti o aspettative e non banalizzare i sentimenti di un genitore di un figlio disabile etichettando anche lui come un <frustrato>. La specifica occasione spinge a scartare l’immagine superficiale di una disabilità intesa come un fattore divergente che definisce l’infelicità delle famiglie o difficoltà che non esistono nella crescita dei figli <normodotati>. Spesso, se la frustrazione c’è, è da additare alle tante assenze, istituzionali o assistenziali, che accompagnano la disabilità. L’assenza di servizi e sostegni appesantiscono un ruolo genitoriale che è comunque chiamato in causa nella crescita di qualunque figlio. Ma questa è un’altra storia. Per il resto, la pari dignità e la pari responsabilità davanti ad un figlio trascende disabilità o aspettative. Questo dovrebbe essere riconosciuto dalla legge e da una società realmente evoluta”.

E mentre si è costretti ad assistere, ancora oggi, ad episodi di discriminazione dettati unicamente dall’ignoranza, ci sono persone come Samuel Marchese che a soli 16 anni ha deciso di intraprendere un’impresa grandiosa, una sfida contro coloro che non riescono a guardare oltre il limito fisico, quella di attraversare l’Italia in hand-bike fino a raggiungere l’Expo di Milano, la tappa della vittoria e della speranza, per lui e per i milioni di disabili in Italia e nel mondo. Si tratta di un grande esempio di vita che Rossana La Monica ha voluto ricordare anche in questa importante occasione: “Lottiamo ogni giorno – dice il presidente dell’associazione Astrea – a difesa delle famiglie che si trovano spesso isolate dai servizi sociali e privati dei propri diritti, purtroppo a volte con tragici epiloghi. Molte volte invece i ragazzini speciali danno a noi <normali> veri e propri esempi di vita. Un esempio lampante è quello di Samuel Marchese di soli 16anni e di alcuni amici suoi che hanno deciso di intraprendere un’impresa faraonica, quella di attraversare l’Italia in hand – bike per recarsi all’Expo”.

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