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Siracusa, la protesta di Alberto Scuderi arriva a Roma: una commovente lettera alle Istituzioni


scuderi protesta a roma - siracusatimesNews Siracusa: Alberto Scuderi è arrivato a Roma. Il dipendente dell’ex Provincia, senza stipendio da mesi e senza risposte sul proprio futuro lavorativo.  Continua il suo sciopero della fame, cominciato ieri (leggi qui). Alberto ha preso un treno, da solo, e ha raggiunto Roma, per chiedere alle “più alte cariche dello Stato” di assumersi le proprie responsabilità e di fare qualcosa per i dipendenti dell’ex Provincia Regionale. Queste le sue parole, scritte in una lettera inviata alla Redazione:

Mi chiamo Alberto Scuderi e sono un Cittadino Italiano, Lavoratore, Cristiano.

Forse in questa società moderna iper-burocratizzata la presente lettera non verrà mai letta dalle persone in indirizzo; io, in sciopero della fame ci provo comunque.   

Sono un dipendente della ex-Provincia Regionale di Siracusa, oggi Libero Consorzio Comunale, un Ente di oltre 500 dipendenti, che non paga gli stipendi da 3 mesi, che ha uno squilibrio finanziario di 19 milioni di euro, mutui contratti per 90 milioni di euro (con rate annuali di 8,5 milioni di euro fino al 2044), debiti con le cooperative di assistenza ai disabili per un milione di euro, debiti per utenze elettriche e telefoniche per 2 milioni di euro e 3,3 milioni con la società in house Siracusa Risorse s.p.a. .

Il difficile momento che sto vivendo, unitamente agli altri colleghi, anche per l’assenza dello stipendio mensile, fa vacillare i nostri punti fermi e riconsiderare il senso del lavoro e dell’impiego pubblico, posto che oggi il lavoro è divenuto un problema, e non solo perché c’è crisi.

La situazione risulta particolarmente drammatica per i vasti e radicali cambiamenti strutturali richiesti, in contesti però spesso privi di supporti legislativi, formativi e di assistenza sociale.

Il dipendente pubblico, assoggettato al regime di esclusività, (art. 98 Costituzione), e che dunque ha il dovere di dedicare interamente all’Ufficio la propria attività lavorativa, senza distrazione delle proprie energie in attività estranee a quelle attinenti al rapporto d’impiego e con l’obbligo di inibire la formazione di centri d’interessi alternativi, come dovrebbe fare a sopravvivere se a fine mese non viene neppure retribuito?

Può lo Stato indurre all’indebitamento con le finanziarie o i prestiti usurai, e costringere al welfar familiare (ove esistente)?  È ciò conseguenza di un Governo che si appresta a vanificare il diritto al lavoro a quei dipendenti delle ex-Province le cui misure di politica economica hanno individuato come sacrificabili? 

Da circa due anni i rappresentanti delle Province, i Segretari Generali ed i Responsabili finanziari locali hanno segnalato che i tagli previsti dal Governo, (sotto forma di prelievo forzoso), non solo avrebbero impedito alle Province di erogare servizi essenziali ma avrebbero portato gli Enti ad un “dissesto indotto” che avrebbe colpito duramente i Lavoratori con il taglio del salario accessorio e mettendo a rischio anche lo stipendio.

Ora che ci siamo arrivati, la difficoltà di bilancio è dovuta alla cattiva amministrazione o è determinata dal fatto che, in attesa del riordino delle funzioni, l’Amministrazione provinciale continua a gestire tutta una serie di servizi (viabilità, scuole, turismo, ambiente, etc.) per conto dello Stato e della Regione senza che i relativi costi siano stati ancora pagati?

La responsabilità di quanto accade nella ex-Provincia di Siracusa va ricercata nel “datore di lavoro indiretto”, ossia in quei soggetti, persone o istituzioni di vario tipo, che sono in grado di orientare, a livello regionale, nazionale o internazionale, la politica del lavoro e dell’economia o è un problema solo del datore di lavoro diretto?

Forse è giunto il tempo per fare chiarezza, oppure di trarre le dovute conclusioni rispetto ad una condizione anomala, che a Siracusa neppure una decina di Commissari straordinari sono riusciti a controllare.

Il cronoprogramma del riordino delle funzioni dell’amministrazione locale, dettati dalla Legge Delrio n.56/2014, non è stato rispettato (soprattutto in Sicilia), con la conseguenza che le funzioni non sono state né scorporate né trasferite, problemi a cui si sono aggiunti tagli ingenti della Legge di stabilità cosiddetti “contributi alla finanza pubblica”.

Nelle more, i dipendenti continuano a lavorare per le funzioni normative e contrattuali assegnate, ma senza stipendio!  …  Quale colpa dobbiamo espiare?

La vita di famiglia e il lavoro, si condizionano reciprocamente in vario modo: l’assenza di un salario produce ripercussioni materiali e psicologiche sulle famiglie, (con le conseguenze profondamente negative che tale condizione determina nella personalità e nella società), così come le tensioni e le crisi familiari influiscono negativamente sugli atteggiamenti e sul rendimento in campo lavorativo.

La remunerazione va difesa perché è lo strumento più importante per realizzare la giustizia nei rapporti di lavoro e dunque commette grave ingiustizia chi lo rifiuta o non lo dà a tempo debito ed in equa proporzione al lavoro svolto.

Il salario è essenziale in quanto rappresenta la condizione che rende possibile la fondazione di una famiglia, (che è un diritto naturale), è una vocazione dell’uomo perché esso assicura i mezzi di sussistenza e garantisce il processo educativo dei figli, è un bene primario perché adatto ad esprimere e ad accrescere la dignità umana, è un compenso che contribuisce al finanziamento della spesa pubblica ed al pagamento delle tasse, è un bene necessario per avere diritto alla proprietà sia in termini di diritto a possedere il frutto del proprio lavoro sia nella possibilità di realizzare un risparmio che favorisca l’acquisizione di una qualche forma di proprietà (quale garanzia di libertà).

Il diritto alla retribuzione è disciplinato dall’art. 36 della Costituzione e dall’art. 2099 del Codice Civile. Chi dunque sta violando la Legge e la Costituzione o addirittura induce al dissesto i propri Enti Locali?!

Sarebbe per altro la prima volta che lo Stato, per mano del Governo, induce i propri Enti Locali al dissesto, un dissesto peraltro atipico visto che il Testo Unico sugli EE.LL. aveva concepito questo strumento in casi eccezionali di mala gestione finanziaria e non invece come si apprende nei continui rimpalli (vedasi video della Commissione Finanza Sicilia – https://www.youtube.com/watch?v=etlV2mGqNh4 dal minuto 43 in poi) da tagli da parte centrale.

C’è una corsa a voler apparire riformatori, l’ambizione di voler essere i primi, ed è forse giusto, ma la capacità progettuale di una società orientata verso il bene comune e proiettata verso il futuro si misura sulla base delle prospettive di lavoro che essa è in grado di offrire, cominciando per esempio con il creare l’elenco necessario per la ricollocazione di coloro che non hanno i requisiti necessari per il prepensionamento e finendo col mettere in atto un sistema educativo capace di favorire la disponibilità delle persone ad un aggiornamento e riqualificazione permanente; invece no, non solo non veniamo più pagati ma non si conosce neppure il piano di riassetto organizzativo che indica quanti dipendenti verranno assorbiti dallo Stato, dalla Regione, dai Comuni e quanti possono andare in pensione anticipatamente, o creare impresa.

Lo sciopero, che è una delle conquiste più travagliate dei Lavoratori, dovrebbe essere utilizzato allo scopo di ottenere migliori condizioni di lavoro e non per richiedere le spettanze dovute o segnalare lo squilibrio strutturale dell’Ente per cui si lavora.

Ad incanagliarsi non dovrebbe essere il Lavoratore che lavora fedelmente, ma le Istituzioni come partecipazione ed impegno nei confronti di un soggetto debole, nella misura in cui, l’azione ispettiva prima e la proposta legislativa poi, chiarisca l’arcano impallo e si traduca nella rimozione degli ostacoli che impediscono (o, quanto meno, mettono a repentaglio) il pieno sviluppo della persona umana come sancito dalla Costituzione.    

Il rispetto delle regole costituzionali e contrattuali va difeso, ma anche onorato da parte datoriale e dalla politica del buon Governo stringendo un patto interistituzionale, perché non esiste solo la spending review ma anche una questione sociale conseguente, ed il lavoro è la “chiave essenziale” di tutta la questione sociale.

Considerato l’attuale precarietà del nuovo quadro di governance delle ex Province, (particolarmente in Sicilia), non imputabili di certo ai Lavoratori né alle Loro famiglie;

Visto che la Costituzione Italiana considera il lavoro quale valore fondante della Repubblica (art. 1), nonché status attraverso il quale si realizza la partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3, c. 2);

Che la Costituzione Italiana garantisce al lavoratore i diritti inviolabili, (art. 2), e promuove in suo favore le condizioni di effettività del «diritto al lavoro», (art. 4, c. 1), e nel  contempo, ne obbliga il «dovere», al fine di concorrere al progresso materiale e spirituale della società (art. 4, c. 2);

Che la Costituzione Italiana tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni (art. 35) e fissa i principi di sufficienza e proporzionalità della retribuzione (art 36), così come universalmente riconosciuti anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo agli artt. 23 e 25:- “Ogni individuo ha diritto al lavoro, … a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro …  ad eguale retribuzione per eguale lavoro ..  ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata … ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari …” ;

 La presente per richiedere alle SS.LL. se avete risposte proporzionate alla gravità della situazione generale, (soprattutto nelle famiglie monoreddito), considerato che non si tratta di un singolo caso, e che tali denunzie sono state anche oggetto di segnalazioni collettive dei sindacati e dell’ANCI, o, se, ritenendolo privo d’interesse socio-politico-istituzionale, si invita semplicemente ad adire per le vie legali presso ogni autorità competente … anche se francamente, tra mille incertezze, non mi è chiaro neppure contro chi dovrei agire, visto che si parla di “dissesto indotto” , un termine che meriterebbe maggiore approfondimento visto il rilievo delle norme violate.

Ci si sente abbandonati, tra il silenzio assordante della politica regionale (che a conoscenza del problema va in vacanza), e l’immobilismo dei parlamentari nazionali anestetizzati dalla sfilza di provvedimenti governativi da licenziare in aula: a Siracusa si è soliti dire che la colpa è di Palermo, a Palermo che è di Roma, a Roma che è di Bruxelles…ed intanto affamati, lavoriamo senza stipendio. Un brutto esempio per tutti!

Io, in sciopero della fame, continuerò il mio percorso, alla ricerca di maggiore attenzione sulla trattazione di questa delicata situazione, convinto che il solito intervento finanziario straordinario dell’ultimo minuto, non sbroglia la matassa di competenze, del “chi fa che cosa”, “con quali risorse certe”, e chi ha la “competenza”.

“SENZA STIPENDIO E’ IMPOSSIBILE SOPRAVVIVERE AL SERVIZIO ESCLUSIVO DELLA NAZIONE”.

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