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Siracusa. Il Gargallo e gli infiniti lavori di ristrutturazione, la riflessione di Giordano Bozzanca, ex rappresentante d’istituto


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Giordano Bozzanca, ex rappresentante d’istituto del Liceo Gargallo

News Siracusa: Riceviamo e pubblichiamo una critica nei confronti dell’incuria e delle condizioni, ormai da tempo precarie, in cui versa il Liceo classico Tommaso Gargallo di Siracusa.

Si tratta di una riflessione profonda e nostalgica, maturata dal giovane siracusano Giordano Bozzanca, attuale Consigliere d’Amministrazione presso l’Università degli studi di Roma Tre, nonché ex studente del Liceo Gargallo, dove lo stesso Bozzanca ricoprì la carica di rappresentante d’istituto per ben due mandati, dal 2008 al 2010; un istituto storico che da diversi anni è divenuto oggetto di un continuo rimbalzo di responsabilità rispetto i lavori di ristrutturazione.

“Oggi – afferma Giordano Bozzanca – a qualche giorno dal mio rientro a Roma, sono passato davanti alla sede storica del Liceo Classico Tommaso Gargallo di Siracusa. Un ex convento del ‘600 divenuto liceo nel lontano 1866, uno splendido monumento quattrocentesco in stile catalano poi restaurato nel Settecento.

Mi attrae perché ammirandolo sento il carico della storia, lo slancio dei parenti che talvolta si erano trattenuti a raccontarmi con passione dei suoi corridoi, del suo cortile e dei suoi porticati, nonché delle sue classi. Di certo, sarà anche un po’ per questo che per me e per molti altri questo posto possiede un grande significato. Come quella patina di polvere che si posa nel tempo sui mobili di antiquariato ma che dona loro quel bisogno curioso, per chi li osserva, di rispolverare periodicamente per ridare loro quella tonalità originale, così di generazione in generazione si è trasmesso il desiderio di conoscere la grandezza di questo posto.

Mi spaventa invece – prosegue lo studente siracusano – l’incuria, la disaffezione degli amministratori, il rimbalzo decennale di responsabilità a danno della cultura. Questi infiniti lavori di ristrutturazione che poi non sono altro che una mano indegna ed inoperosa sopra qualcosa di caro e di unico. Silenzioso, infatti, resta l’edificio nel suo abbandono, segno d’immensa sciatteria delle varie giunte. E mi ricordo che a suo tempo, durante i primi anni in cui da studenti ci eravamo spostati in altra sede, in attesa della fine dei lavori, ci attendevamo maggiori sussulti, non solo intellettuali, da parte di docenti e presidi, che di rado sono arrivati in difesa di questo patrimonio materiale ed immateriale. Ricordo che a poco valsero le sollecitazioni roventi in Consiglio di Istituto. La rassegnazione in alcuni si adagiava comodamente sull’inerzia delle istituzioni e riusciva ad addormentare, se non addirittura placare, persino gli animi che sembravano all’inizio più audaci.

Guardando indietro, sento che qualcuno forse prese la questione con smodata pazienza o con troppa filosofia, proprio dove sarebbe dovuto attecchire un maggiore senso della Storia. Se corro ancora più indietro nei ricordi, mi ritorna alla mente anche di una passeggiata con mio padre, dove guardando il degrado dell’edificio mi disse: “Eppure mi sembra così lontano”.

E a riguardarlo oggi – conclude Bozzanca – pur essendo a due passi dalla cancellata, guardando fra quei pertugi, lo vedo bene, che è davvero così lontano da quello che era”

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