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Siracusa. Il fondatore del Museo del Papiro Basile sul Ciane: “salviamo la sua memoria storica”


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News Siracusa: Corrado Basile, fondatore del Museo del Papiro, parla della situazione del fiume Ciane. “Mi occupo della salvaguardia dei papiri e dell’ambiente fluviale del Ciane dagli inizi degli anni Settanta. L’impegno costante personale, svolto anche nell’ambito delle attività del Museo del Papiro, mi ha portato a raccogliere un’ampia documentazione – frutto di ricerche archivistiche e scientifiche, nonché di rilevamenti in loco – che ho in parte divulgato attraverso pubblicazioni, articoli di stampa, videodocumentari, fino alla mostra fotografica realizzata dal Museo del Papiro nel giugno 2015 con lo scopo di far comprendere meglio lo stato di degrado di quello che un tempo era uno dei luoghi più belli ed incantevoli del nostro territorio”.

“L’ambiente fluviale del Ciane presenta un evidente stato di degrado annunciato. Oggi, sento e leggo che il Commissario straordinario del Libero Consorzio Comunale ex Provincia Regionale di Siracusa, ente gestore della Riserva Naturale Orientata “Fiume Ciane e Saline di Siracusa”, e i rappresentanti di alcune associazioni per lo più ambientaliste hanno firmato un protocollo per le azioni di salvaguardia, accessibilità e valorizzazione della riserva; le associazioni hanno offerto, inoltre, la loro disponibilità ad attivare, tra l’altro, un tavolo di indirizzo per la ricognizione degli interventi da eseguire”.

“L’attenzione alla riqualificazione dell’ambiente fluviale del Ciane non può che farmi piacere ma sorge una domanda: nell’incontro per la firma del protocollo è stata evidenziata tra l’altro «una situazione di degrado dell’area per interventi non eseguiti negli ultimi trent’anni» ma alcune di queste associazioni non facevano o fanno parte del Comitato Provinciale Scientifico della Riserva, i cui pareri e consigli hanno contribuito a portare l’ambiente del Ciane a questo stato?Per chi non lo sapesse o per chi non lo ricorda, voglio rilevare che il Comitato Provinciale Scientifico è composto, tra l’altro, da rappresentanti della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Siracusa e dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, da esperti di associazioni ambientaliste e da docenti universitari. L’ultimo Comitato Provinciale Scientifico è stato nominato, a quanto risulta, nel 2012″.

“Ho incominciato ad interessarmi delle questioni riguardanti la salvaguardia e la tutela dei papiri e dell’ambiente del Ciane nel 1971, quando rilevavo misure biometriche della vegetazione a Cyperus papyrus L. del Ciane per confrontarli con quelli dei papiri africani, nell’ambito di un progetto di scambio di dati che condividevo con il botanico ed amico Keith Thompson dell’Università di Kampala in Uganda. Da allora ho continuato ad occuparmi della difesa di questo fiume, divulgando i risultati delle indagini e degli studi condotti. Cosa ha alterato l’ambiente fluviale del Ciane? Chi ha portato il fiume a questo stato di degrado? L’argomento richiederebbe molto spazio, per cui mi limito in questa sede all’essenziale e, comunque, al periodo successivo all’affidamento della gestione della Riserva Fiume Ciane e Saline alla Provincia Regionale di Siracusa, avvenuto nel 1988″.

“Riguardo alla situazione di degrado attuale, anche se non recente, del fiume, tutto ebbe inizio quando, nel 1993, l’Ente gestore della Riserva Fiume Ciane e Saline, seguendo i pareri deliberati dal Comitato Provinciale Scientifico, decise a maggioranza di non procedere allo sfalcio della vegetazione dell’alveo e delle sponde, non tenendo conto né delle leggi e regolamenti per la salvaguardia dell’ambiente e della pubblica incolumità né della consolidata esperienza relativa allo sfalcio della vegetazione, una pratica eseguita da centinaia d’anni in funzione dei ritmi della natura e della funzionalità dell’alveo che non ha mai arrecato – se eseguita correttamente – danni al papiro”.

“Lo stato attuale di degrado è la conseguenza delle determinazioni di “pochi” che hanno provocato, come prevedibile, un danno irreparabile al paesaggio, alla tradizionale fruizione del corso d’acqua e alla memoria storica. Le conseguenze di tali determinazioni, come da me previsto e reso noto, negli anni sono apparse tutte. La vegetazione ha invaso l’alveo, in molti tratti completamente, ostacolando il normale deflusso dell’acqua e rendendo impossibile la navigazione dell’intero corso del fiume. Sulla base delle conoscenze acquisite e delle informazioni fornite, i responsabili avrebbero potuto rimediare negli anni agli errori di valutazione iniziali ma è sufficiente conoscere i fatti e leggere la documentazione per rendersi conto che questi “pochi” hanno perseverato negli errori, nonostante le indicazioni da me fornite e le note del Ministero dei Lavori Pubblici. È bene ricordare che il fiume Ciane rientrava, fino al 2010, nella sfera delle competenze statali; pertanto, restava «ferma la competenza del Ministero dei Lavori Pubblici qualora le opere delle quali si chiede l’autorizzazione possono turbare il buon regime idraulico e l’esercizio della navigazione …». Oggi, la riqualificazione dell’ambiente fluviale del Ciane richiederà l’impiego di risorse economiche notevoli, che potevano essere evitate. La ‘verità’ dei fatti, non quella di comodo, deve essere conosciuta. Non si è tenuto conto tra l’altro dell’ampia documentazione archivistica, rivelatrice di esperienze acquisite nel tempo per scongiurare danni all’ambiente fluviale”.

“Non sarebbe il caso che i responsabili di questi danni arrecati al patrimonio paesaggistico ed ambientale fossero resi noti? Chiunque visiti il Ciane può constatare che l’alveo risulta invaso dalla vegetazione che crea, in molti punti, anche restringimenti e sbarramenti dell’alveo stesso. Le opere di derivazione, inutilizzate da anni, sono in stato di abbandono e la paratoia di monte della conca di navigazione è chiusa da anni. In conseguenza le acque defluiscono sia per trafilamento dalle fessure ai lati della stessa sia per stramazzo dalla paratoia; inoltre, lo sbarramento crea problemi anche alla fauna ittica impedendo, tra l’altro, ai pesci le periodiche trasmigrazioni. Ancora oggi le paratoie vengono mantenute chiuse sebbene ogni prelievo d’acqua dal fiume Ciane sia stato interrotto nel febbraio 1997″.

“Il provvedimento del divieto di sfalcio della vegetazione d’alveo e ripariale e l’esercizio dell’impianto di sollevamento delle acque hanno comportato alterazioni in un’area, peraltro, di rilevante interesse paesaggistico e naturalistico e sottoposta a vincolo, e hanno reso sempre più difficile il recupero del paesaggio fluviale. Come da me indicato nella relazione che, in qualità di consulente dell’ex Provincia regionale, presentai all’Ente gestore nel 1993 (subito dopo mi dimisi dall’incarico che svolsi gratuitamente) e come si legge in vari miei articoli, note e pubblicazioni, per difendere la qualità ambientale e per garantire la sicurezza idraulica del fiume Ciane era necessario, tra l’altro, il controllo dello sviluppo della vegetazione, che poteva essere attuato mediante lo sfalcio (di diversa intensità) della vegetazione del corso d’acqua. Come già detto, questa tipologia di intervento, corretta e consolidata, era già praticata nel fiume Ciane nel XIX secolo con ottimi risultati ed è oggi attuata in diversi paesi europei, in quanto consente una manutenzione finalizzata non solo al contenimento del rischio idraulico ma anche al ripristino degli ecosistemi fluviali”.

“Insisto nel dire che le operazioni di sfalcio devono essere considerate operazioni di manutenzione ordinaria e periodica. Al fine di evitare un sovralzo idrico, la vegetazione va sfalciata periodicamente senza scendere sotto l’altezza minima per motivi “ecologici”, con un rilascio ai piedi delle sponde con finalità, tra l’altro, di rifugio, nidificazione e alimentazione delle diverse specie faunistiche. Purtroppo, nel caso in questione, allo stato attuale – determinato da anni di trascuratezza ed incuria – sarà necessario non solo lo sfalcio razionale della vegetazione fluviale ma anche interventi di espurgo, rimozione di interramenti, di radici, ecc., per il ripristino delle caratteristiche idrauliche della sezione d’alveo originaria, per la garanzia di un franco nei confronti del terreno circostante al fine di prevenire eventuali allagamenti, per la navigabilità del fiume stesso e per la salvaguardia del papiro e di tutte le particolari attrattive del paesaggio fluviale del Ciane. Non va dimenticato, inoltre, che nel fiume Ciane, per la particolare importanza naturalistica, culturale ed anche turistica dell’ambiente, il papiro dovrebbe crescere, come nel passato, sulle sponde e non sul letto del fiume”.

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