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Siracusa. Il Consiglio comunale salva la commissione Politiche sociali


News Siracusa: la seconda commissione consiliare (Politiche sociali, scuola e cultura) non chiuderà i battenti. La mozione presentata da Salvo Sorbello, Simona Princiotta e Cetty Vinci ieri sera in consiglio comunale ha raccolto 4 voti (13 sono stati i contrari e 6 gli astenuti) e dunque  è stata respinta. Stessa sorte è toccata alla mozione firmata da Fortunato Minimo e Alessandro Acquaviva sulla legalizzazione dei derivati della cannabis, più precisamente dare mandato al sindaco ad attivarsi per chiedere al Parlamento la ripresa della discussione sulla proposta di legge: 8 sì, 7 no e 3 astensioni.

La sessione consiliare si è quindi chiusa senza altre decisioni. I due restanti punti all’ordine del giorno, infatti, non sono stati trattati: quello sui contratti assicurativi in scadenza perché la proponente, Stefania Salvo, ne ha chiesto il rinvio in quanto erano assenti l’assessore e il dirigente competenti; la mozione sulla privatizzazione delle gestione dei parcheggi per l’assenza di Salvatore Castagnino che l’aveva presentata.  La seconda commissione tornerà a riunirsi martedì prossimo per eleggere il presidente.

Proprio dalla difficoltà a scegliere il vertice, che causa un blocco dell’attività che dura da quasi un anno, è partito ieri l’intervento di Simona Princiotta, firmataria della mozione, che ha puntato il dito contro “l’ostruzionismo della maggioranza” i cui consiglieri con le loro assenza farebbero mancare il numero legale. A tal proposito, Princiotta ha invitato il presidente del consiglio comunale, Santino Armaro, a verificare se ci sono dei componenti che abbiano raggiunto le 4 assenze oltre le quali scatta la decadenza. La consigliera ha poi chiarito che lo scopo della mozione è di distribuire le competenze della seconda alle altre commissioni perché oggi “il mondo delle Politiche sociali è del tutto oscuro” a Consiglio ed accade che le associazioni anziché confrontarsi con l’istituzione si confrontano con i singoli consiglieri.

A quello di Princiotta non sono seguiti altri interventi (il grosso del dibattito si era svolto mercoledì prima che mancasse il numero legale) mentre per dichiarazione di voto hanno parlato Carmen Castelluccio, Elio Di Lorenzo, Gaetano Firenze, Alfredo Foti, Enrico Lo Curzio, ancora Princiotta, Giuseppe Rabbito, Sorbello e Vinci. La mozione sulla legalizzazione dei derivati della cannabis, illustrata in aula da Acquaviva, puntava a due obiettivi: fare prendere posizione al Consiglio e all’Amministrazione a favore del “passaggio da un impianto di tipo proibizionistico e uno di tipo legale” per “regolamentare efficacemente la coltivazione a fini di commercio, acquisto e produzione”; chiedere al governo nazionale che “nel Dipartimento antidroga vengano inclusi anche delegati della associazioni” che si occupano dei tossicodipendenti per “l’elaborazione di una strategia efficace per prevenzione dell’abuso di droghe nella società”.

Dunque, ha chiarito Acquaviva, una mozione che non produce effetti amministrativi perché il Comune non ha competenze in materia e che parte dalla constatazione del fallimento delle politiche proibizionistiche, contenute nella legge Fini-Giovanardi, sia in termini di riduzione dei consumi e della tossicodipendenza che di repressione del fenomeno criminale collegato alla diffusione delle droghe leggere. Legalizzare, secondo Acquaviva, vuol dire colpire la mafia dal punto di vista finanziario e liberare la forze dell’ordine da un’incombenza che le porta a destinare molte risorse umane al contrasto del fenomeno.

Discordanti sono state le prime repliche alla relazione. Loredana Spuria si è detta contraria a tutto ciò che causa dipendenza affermando che la legalizzazione offre ai giovani una “chance in più per rovinarsi la vita”. Spuria ha concluso auspicando che si insista, invece, sull’uso terapeutico della cannabis. Contrario alla mozione anche Sorbello, che ha contestato la teoria della riduzione del danno. I derivati della cannabis sono certamente leggeri ma sono certamente dannosi e hanno un effetto seducente che apre la strada ad altre droghe. Si vorrebbe rendere più permissiva una legislazione che già lo è.

Da medico, Antonio Moscuzza ha elencati gli effetti negativi sulla persona provocati dalla cannabis auspicando un maggiore impegno sul fronte dell’informazione e dell’educazione rivolto ai giovani e alle famiglie. Contraria alla mozione perché esula dalle competenze del Comune si è detta Vinci, che ha concordato con Spuria circa l’uso terapeutico dei derivati, mentre per Sonia D’Amico ci sono solo droghe dannose per chi le usa.

Sul fronte dei favorevoli, Minimo ha ricordato che la mozione è solo finalizzata alla ripresa della discussione in Parlamento della proposta di legge e ha notato come le droghe prodotte clandestinamente e, quindi, fuori controllo espongono gli assuntori a rischi ulteriori. Per Castelluccio, una nuove legge permetterebbe di introdurre dei paletti che oggi mancano e che rendono le droghe leggere potenzialmente più dannose. La consigliera ha detto di sperare in un confronto sereno, non ideologico e fuori da atteggiamenti emotivi. Sulla necessità di fissare nuove regole ha insistito anche Firenze per il quale si deve evitare di porre l’accento su aspetti etici. La gente chiede un aiuto per affrontare il problema, ha detto il consigliere che ha auspicato sul tema un maggiore impegno e un nuovo atteggiamento delle strutture educative.

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