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Siracusa. Guido Bertegna, Agnese Moro e Adriana Faranda parlano di riconciliazione e di perdono


San Metodio Siracusa Times

Un momento dell’incontro di ieri al salone “Giovanni Paolo II”

News Siracusa: “si può perdonare?” Questa la domanda a cui, ieri sera, nell’ambito dell’incontro: “L’arma della riconciliazione” svolto presso il salone “Giovanni Paolo II” della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime, Agnese Moro, terozgenita del Presidente del Consiglio dei Ministri Aldo Moro, ucciso il 9 maggio 1968 dalle Brigate Rosse, Adriana Faranda ex terrorista militante nelle Brigate Rosse durante gli anni di piombo e padre Guido Bertagna, gesuita piemontese, hanno cercato di dare risposta.

Il primo a prendere parola, dopo i saluti di don Dionisio Candido, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Metodio” che ha moderato l’incontro, è stato don Bertagna che ha centrato la sua riflessione sull’ascolto. “L’ascolto è la prima condizione per provocare un cambiamento – afferma – Sia Agnese sia Adriana hanno molto ascoltato, l’una per perdonare l’altra per essere perdonata”.

Ma sul perdono si è soffermata proprio la figlia di Aldo Moro che esordisce così: “Io sono stata perdonata per tutti gli errori che commetto nella vita quotidiana e per questi, quindi, ho ricevuto sempre il dono del perdono. Ma io come ho risposto a questo dono? Io sono capace di perdonare? L’ascolto – prosegue – insieme ad un cammino di formazione di gruppo è fondamentale per fare questo. Io posso esprimere amore solo perdonando”.

“In carcere si paga la pena – spiega Adriana Farandama purtroppo non si percepisce la giustizia che si sta interamente compiendo. Questa si percepisce fuori, quando sei additata come una ex terrorista e allora è li che devi dare una svolta alla tua vita per cambiare. Questa riflessione comincia a maturare nel momento in cui si viene arrestati, giudicati e condannati”.

La Faranda, oggi è una donna libera che ha scontato la sua pena e svolge ogni giorno l’attività di programmatrice informatica. Nel 1997 diventa fotografa e collabora, fra gli altri, con il “Corriere della Sera” e  “Panorama“. Quindi, il cammino di inserimento ha avuto i suoi effetti.

L’incontro si è concluso con il commento, offerto da don Bertegna, del dipinto “Il Figlio prodigo” di Marc Chagall, icona dell’anno accademico in corso al “San Metodio”.

Presenti all’evento oltre i docenti dell’Istituto insieme ad un numeroso pubblico, l’Arcivescovo emerito di Siracusa, monsignor Giuseppe Costanzo, il Prefetto Armando Gradone, il Questore Mario Caggegi, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Antonino Spampinato e il Direttore della Casa di reclusione di Brucoli, Antonio Gelardi.

Questa mattina, i tre testimoni della riconciliazione si sono recati presso la casa di reclusione di Brucoli per dare la loro testimonianza a chi sta scontando la propria pena.

 

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