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Siracusa, Garozzo e i “soggetti con rapporti con la criminalità organizzata nel PD”. Progetto Siracusa: “vero o meno si dimetta”


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Ezechia Paolo Reale, Salvo Sorbello e Carmen Perricone

News Siracusa: “qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di aver portato all’interno del Pd soggetti che hanno rapporti con la criminalità organizzata”. Questa la frase pronunciata ieri dal sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo. Le parole del primo cittadino, disconosciuto come sindaco dalla direzione provinciale del PD (leggi qui), non possono essere archiviate come una semplice risposta livorosa al partito.

Sulla questione si sono già espressi gli esponenti di Progetto Siracusa Salvo Sorbello, Ezechia Paolo Reale e Carmen Perricone, rispettivamente consigliere comunale, portavoce e coordinatrice del movimento: “Qualcuno ancora ricorda l’ira e lo sdegno di Garozzo candidato quando gli venne solo suggerito di prestare attenzione in quella direzione, dopo gli eventi che avevano portato a sciogliere per mafia il vicino Comune di Augusta. Ira e sdegno condivisi da deputati e assessori regionali. Cosa è accaduto in poco tempo di così grave da far giungere Garozzo a conclusioni esattamente opposte ed a far tacere pudicamente i rappresentanti istituzionali che un tempo si erano scagliati con ferocia contro chi aveva osato mettere in dubbio la purezza del PD? Non è dato saperlo”.

“Ma un rappresentante delle istituzioni – proseguono gli esponenti di Progetto Siracusa non può certo utilizzare un argomento sul quale tanti siciliani hanno immolato la propria vita come una sorta di avvertimento indirizzato ad alcuni compagni di partito. Se ha elementi concreti per affermare che il suo partito, il partito che governa Siracusa da oltre tre anni, ha subito infiltrazioni mafiose non deve raccontarlo alla stampa, ma alla magistratura. Se non ha elementi concreti e non può fare nomi o raccontare episodi si deve vergognare delle sue affermazioni”.

“Nell’uno e nell’altro caso – concludono Sorbello, Reale e Perricone sarebbe obbligato a dimettersi. Con dignità nel primo caso, ammettendo di aver tardivamente scoperto che i voti che lo hanno portato a vincere erano parzialmente inquinati ed assumendosi le responsabilità di un uomo di governo. Con evidente ed eclatante disonore nel secondo. A meno che non prevalgano ancora una volta a Siracusa silenzio ed inerzia”.

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