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Siracusa e provincia, lotta al caporalato: deferiti 3 imprenditori, elevate sanzioni e contravvenzioni


News Siracusa: i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e del Comando Provinciale di Siracusa continuano l’attività di contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura, complesso ed allarmante fenomeno che, secondo alcune fonti, coinvolge in Italia circa 400.000 lavoratori.

I Carabinieri del Nucleo Ispettorato Lavoro, d’intesa con il Dirigente f.f. dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro ed in sinergia con i Militari del Comando Provinciale Carabinieri di Siracusa, negli ultimi due mesi, hanno effettuato nove accessi ispettivi in altrettante aziende operanti nel comparto agricolo delle campagne di Siracusa, Portopalo C.P., Lentini, Floridia, Noto e Rosolini, al fine di accertare violazioni in materia di sicurezza e lavoro nero: verificate n. 84 posizioni lavorative, di cui n. 19 afferenti cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia; scoperte 7 posizioni in nero e n. 34 irregolari; una azienda sottoposta a sospensione per impiego di manodopera in nero; contestate sanzioni amministrative per 35.000,00 €; contestate (ad opera dello Spresal dell’ASP di Siracusa), contravvenzioni per circa € 15.000; recuperati contributi INPS per circa 20.000 €.

Sono inoltre al vaglio della Procura della Repubblica le posizioni di tre imprenditori agricoli perché: nel capannone in cui si svolgeva il confezionamento di prodotti in cassetta, uno di essi utilizzava un sistema di videosorveglianza idoneo al controllo a distanza del lavoro dei dipendenti; un altro occupava uno straniero privo del permesso di soggiorno ad uso lavoro subordinato; il terzo imprenditore aveva omesso di versare i contributi in favore dei propri dipendenti.

L’art. 603 bis del codice penale, in materia di contrasto al fenomeno del caporalato, è stato rafforzato con l’entrata in vigore (il 04/11/2016) della legge 199/2016 che ha potenziato gli strumenti normativi per individuare gli indici probanti lo sfruttamento. Anche nei confronti dei datori di lavoro agricolo (quindi, non più solo per il “caporale”) sono previste sanzioni molto rilevanti. Le pene sono molto severe: reclusione da uno a 6 anni e multa da € 500 a € 1000 per ogni lavoratore sfruttato e sono previste aggravanti che dipendono dal numero dei lavoratori sfruttati e se vi sono stati episodi di minaccia o violenza contro i lavoratori.  La norma definisce quali sono i tratti caratterizzanti lo sfruttamento. Tra di essi si citano: la corresponsione reiterata di paghe sensibilmente più basse di quelle contrattuali, la violazione delle norme sui riposi e sull’orario di lavoro, l’utilizzo dei lavoratori in ambienti insalubri o la loro esposizione a sistemi di videosorveglianza.

In favore dei braccianti agricoli sfruttati, l’art. 3 della medesima legge 199/16 prevede che l’Autorità Giudiziaria possa nominare un Amministratore Giudiziario allo scopo di imporre la regolarizzazione dei lavoratori nelle condizioni di lavoro previste da leggi e Contratti Collettivi. Proprio la scorsa settimana i Carabinieri del N.I.L. hanno eseguito una ordinanza di questo tipo nei confronti di due imprenditori agricoli, che sono stati deferiti in applicazione della nuova legge contro il caporalato.

 

 

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