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Siracusa. Dopo la richiesta d’archiviazione da parte della Procura di Roma sulla morte di Tony Drago la lettera aperta della mamma


Siracusa. “Con un esperimento abbiamo dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Tony Drago non è morto cadendo da quella finestra, dove mani ignote avevano allestito nei minimi particolari una finta scena del crimine per depistare le indagini. Per questo abbiamo chiesto al giudice di non archiviare l’inchiesta sulla morte di Drago, ma di disporre nuove indagini“. E il giudice ha dato loro ragione. Lo ha dichiarato a “Giallo” Dario Riccioli, uno dei tre avvocati che assistono la famiglia di Tony Drago

Un giallo mai risolto quello di Tony Drago, il militare trovato morto in circostanze misteriose nella caserma dei Lanceri di Montebello di Roma il 6 luglio del 2014. Nonostante la Procura militare abbia deciso di aprire una nuova inchiesta per la morte del caporale siracusano pensando che il giovane sia stato vittima di nonnino pare che la Procura di Romano abbia, invece, chiesto l’archiviazione dell’indagine mandando in “frantumi” l’esigenza di scoprire la verità sulla tragica fine del venticinquenne.

La mamma del caporale, però, non si ferma e contesta la decisone di archiviazione dell’indagine affidando, negli scorsi giorni, alla pagina Facebook dedicata alla ricerca della verità per l’amato figlio una lettera “fiume” che pubblichiamo integralmente.

“Quella mattina del 6 luglio 2014, sul piazzale della caserma Sabatini di Roma, non è stato ucciso solo mio figlio Tony Drago. Tony non è morto solo. Con lui sono stati uccisi i suoi sogni, il suo futuro. È stata infranta la ragione di vita dei suoi genitori e segnati a vita tutti i suoi affetti. Da quel giorno non viviamo più: sopravviviamo. Mi rivolgo a tutti gli Italiani. Mi rivolgo a tutte le Mamme Italiane. Mi rivolgo ai genitori di Emanuele Scieri, Giulio Regeni, Stefano Cucchi e di coloro i cui figli sono stati uccisi dallo Stato. Perché uno Stato che garantisce l’impunità per i responsabili di quelle morti è esso stesso responsabile. Mio figlio Tony Drago è stato ucciso la mattina del 6 luglio 2014 all’interno della Caserma Sabatini di Roma.

È stato ucciso mentre svolgeva le funzioni di servitore di quello Stato cui aveva giurato fedeltà e obbedienza. Lo stesso Stato che, anziché tutelare l’incolumità dei <Suoi figli>, permette che essi vengano uccisi proprio nei luoghi in cui dovrebbero sentirsi più al sicuro. Fin dall’inizio delle indagini <qualcuno> ha tentato di nascondere la verità, accusando Tony di essersi suicidato, lanciandosi da una finestra posta al secondo piano della palazzina-alloggi dello Squadrone d’onore dei Lancieri di Montebello. Ho sempre saputo che quella non era la verità: il mio Tony amava troppo la vita per sciuparla così.

Nel processo scaturito dalla mia denunzia contro coloro che, pur non essendo autori della morte di Tony, avevano l’obbligo di tutelarne la vita e l’incolumità, due periti nominati per appurare i fatti hanno accertato che, la mattina del 6 luglio 2014 mio figlio, dopo avere subito un’aggressione alle spalle con conseguenti gravissime lacerazioni dei tessuti, è stato costretto a subire delle vessazioni. È stato costretto a compiere delle flessioni sulle dita, durante le quali ha subito un colpo alla schiena che ha frantumato vertebre e costole e determinato uno stato di asfissia. Infine, è stato colpito mortalmente alla testa. Nonostante tutto quanto subito dal mio Tony, nonostante sia stato accertato che mio figlio sia stato barbaramente ucciso, l’Ufficio della Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento perché: <i dubbi sono purtroppo maggiori rispetto alle certezze: sulla dinamica dei fatti, sulla sussistenza di episodi di nonnismo, su eventuali reticenze dei commilitoni di Drago>.

L’Ufficio della Procura di Roma ha ritenuto che quelle profonde lacerazioni alla schiena di mio figlio potrebbero essere state causate da una forma di psoriasi, <una malattia della pelle che determina forti pruriti>. La visione delle foto riproducenti quelle lesioni, anche a chi non è medico, rende evidente come l’ipotesi formulata dall’Ufficio della Procura sia superficiale e fantasiosa. L’intera richiesta di archiviazione è irridente del diritto alla vita di mio figlio. È irridente del diritto di ogni cittadino italiano, di ogni genitore, di ogni madre a conoscere la verità. Non esiste <ragione di Stato> che possa impedire l’accertamento della verità sulla morte di mio figlio Tony né il processo di coloro che, anche colposamente, sono responsabili della sua morte.

Quella mattina del 6 luglio 2014, sul piazzale della caserma Sabatini di Roma, non è stato ucciso solo mio figlio Tony Drago. Tony non è morto solo. Con lui sono stati uccisi i suoi sogni, il suo futuro. È stata infranta la ragione di vita dei suoi genitori e segnati a vita tutti i suoi affetti. Da quel giorno non viviamo più: sopravviviamo. Con lui è stata uccisa la speranza di vivere in un mondo migliore, più sicuro quantomeno tra le <mura domestiche>. La mancata celebrazione del processo contro coloro che non hanno colposamente impedito la morte di Tony sancirebbe la vittoria della menzogna sulla verità. Non posso permettere che ciò accada. Utilizzerò ogni strumento legale affinché venga affermata la supremazia del Diritto. Impiegherò tutte le forze che mi rimangono in corpo affinché sia fatta Giustizia”.

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