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Siracusa. Domani a Galleria Roma si parlerà di “Il rione dei Bottai”


Locandina Siracusa TimesNews Siracusa: domani, giovedì 21 aprile,  alle 18 avrà luogo, presso i locali di Galleria Roma, un incontro volto alla conoscenza di uno dei quartieri più caratteristici della splendida Ortigia.

Antonio Gentile, presidente dell’associazione culturale “Syrakosia”, attraverso l’ausilio di immagini, guiderà l’uditorio fra i vicoli del quartiere dei Bottai o dei Bottari, oggi cuore pulsante di una moderna Siracusa, ma che in passato fu luogo brulicante di commercianti e artigiani.

Da un punto di vista logistico, il quartiere dei Bottai occupa la zona posta ad ovest di Corso Matteotti, snodandosi in vie molto care ai siracusani quali Via Cavour, Via Dione, Via Claudio Maria Arezzo, Via dei Cordai, Via dei Candelai e Via Gemmellaro, tutte piccole “arterie” che conducono alla “Marina” della città aretusea.

Tra gli edifici che si possono ammirare, percorrendo queste caratteristiche viuzze e che sono appartenuti a nobili famiglie siracusane, vi sono anche antiche chiese che, a partire dalla metà dell’800 sino alla seconda guerra mondiale, sono state demolite. Il quartiere dei Bottai viene identificato come “quartiere degli artigiani”, settore del centro storico collocato da un punto di vista topografico tra Corso Matteotti, la Via del Collegio, la Marina e la Via Savoia.

A differenza degli altri quartieri, essendo questo legato alle attività commerciali della Marina, ha avuto, sin dal Medioevo, caratteristiche socio-ambientali prettamente artigianali e commerciali. A questo scopo il Porto Grande e la Marina erano gli approdi ideali per le operazioni di scambio. Da un punto di vista toponomastico, le vie succitate ci riportano agli antichi mestieri, così, per esempio, in Via dei Bottai, anticamente, si commerciavano vini e botti, in Via dei Candelai, tutti i tipi di cere, in Via dei Cordai ogni tipo di corda. Le molteplici corporazioni, costituite dai vari artigiani, presto si riunirono in confraternite quali: i candelai, cordai, muratori, bottai, fabbri, sarti e così via. La voglia di espandersi commercialmente era tale che ben presto, Siracusa, non si accontentò della propria attività portuale e della domanda di mercato interno, ma fece sì che tre fiorenti città di allora, Pisa, Genova e Amalfi, la dichiarassero propria contea e scalo franco.

Il periodo aureo delle corporazioni però, non ebbe lunga vita, poiché, con l’istituzione di una piazzaforte in Ortigia, i contatti con l’estero cominciarono a scemare fino ad interrompersi e Siracusa si ritrovò a dover contare solo sulle proprie forze, quindi su un debole commercio locale.

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