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VIDEO Scuola. Save the Children, rientro a scuola senza libri: in Sicilia ritardi da tre anni per bonus e rimborsi


News Sicilia: l’Organizzazione Save the Children augura a tutti gli studenti un buon rientro a scuola e pubblica il primo monitoraggio sull’accesso ai libri di testo nelle scuole secondarie di primo grado: solo tre Regioni garantiscono un uso efficiente dei fondi per la fornitura dei libri di testo per i meno abbienti, applicando il comodato d’uso gratuito per tutti gli studenti della scuola dell’obbligo.

Forti ritardi nell’erogazione di bonus e rimborsi che si protraggono mesi e a volte anche anni, procedure di assegnazione poco flessibili e sussidi che non coprono quasi mai la spesa reale documentata dalle famiglie: queste alcune delle cause per cui, al suono della prima campanella, molti alunni in difficoltà economiche non avranno tutto il materiale didattico, primi tra tutti i libri di testo. Una discriminazione che contravviene al principio costituzionale del diritto allo studio per tutti, contribuendo ad aggravare le diseguaglianze sociali. A evidenziarlo è il monitoraggio sull’accesso ai libri di testo in Italia, il primo nel suo genere, appena pubblicato da Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini in pericolo e a tutelare i loro diritti.

Il rapporto di Save the Children, dal titolo “Tutti a scuola… E i libri?”, valuta l’impatto delle misure e delle agevolazioni messe in campo da Stato, Regioni e Comuni per garantire la fruizione dei libri di testo per gli alunni meno abbienti della scuola secondaria di primo grado. Mentre alle scuole elementari i libri di testo sono forniti a tutti gratuitamente, pur trattandosi sempre di scuola dell’obbligo alle medie gli acquisti sono gestiti dalle famiglie, che dovrebbero poter usufruire di un sistema di bonus previsto per i meno abbienti. Dal monitoraggio emerge un quadro preoccupante in cui, nella quasi totalità delle Regioni, le misure messe in atto sono spesso insufficienti a garantire l’effettivo accesso ai libri di testo.

In assenza di contributi tempestivi e congrui alla spesa, per le famiglie meno abbienti risulta impossibile affrontare in tempo l’acquisto di tutti i libri di testo, se non ricorrendo a pesanti rinunce in altri campi essenziali per la famiglia, come ad esempio la salute e l’alimentazione. Tra le testimonianze raccolte sul territorio, una mamma ha dichiarato di aver rinunciato all’acquisto di farmaci post-operatori considerati troppo cari, mentre alcune famiglie hanno riferito di aver eliminato alcuni beni alimentari, quali carne e pesce, soprattutto all’inizio dell’anno scolastico. Un problema diffuso tra le famiglie italiane: basti pensare che, nel 2015, quasi una famiglia con almeno un figlio minore su 10 ha avuto un livello di consumi al di sotto della soglia di povertà assoluta.

A destare preoccupazione sono soprattutto gli effetti sui ragazzi: “Il mancato accesso ai libri di testo all’inizio dell’anno scolastico crea difficoltà e mortifica i ragazzi, che vedono la loro situazione economica ripercuotersi nella loro quotidianità scolastica e nel rapporto con i compagni di classe. Ne consegue in molti casi una progressiva disaffezione alla scuola, che può spingere gli studenti a lasciare anticipatamente gli studi e può manifestarsi attraverso l’irregolarità nelle frequenze, i ritardi e le ripetenze,” afferma Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa. Inoltre, il libro di testo cartaceo riveste ancora oggi un ruolo centrale nel nostro sistema scolastico e rappresenta lo strumento più utilizzato per la didattica: “Bisogna considerare che, ad oggi, solo lo 0,7% delle scuole medie ricorre esclusivamente a materiali digitali, oltre al fatto che in molte famiglie svantaggiate gli unici libri che entrano in casa sono proprio quelli di testo”.

Dal monitoraggio emergono, nella maggior parte delle Regioni, forti ritardi nel trasferimento dei sussidi e una mancata copertura del costo totale dei libri. Le uniche eccezioni sono rappresentate dalla Valle d’Aosta, il Trentino e il Friuli-Venezia Giulia, le sole Regioni che garantiscono il comodato d’uso gratuito a tutti gli studenti frequentanti le scuole dell’obbligo, a prescindere dalla loro condizione economica. Solo cinque Regioni su 20 prevedono invece in modo esplicito la copertura della spesa anche per l’acquisto di altro materiale scolastico, come dizionari o e-reader. Eppure sono proprio questi materiali, insieme ai libri, a pesare di più sulle spalle delle famiglie che faticano ad acquistare tutto il necessario per garantire un adeguato percorso di studio dei loro figli.

Queste differenze regionali evidenti sono dovute al fatto che ogni Regione gestisce la fruizione dei fondi statali dedicati con tempistiche e criteri di accesso propri, ma anche con una miriade di modalità diverse, che vanno dal comodato d’uso gratuito, alla dote o pacchetto scuola, al buono libri o al rimborso delle spese. In molti casi, l’erogazione dei fondi per i buoni libro o dei rimborsi per l’acquisto dei libri di testo è macchinosa, poco flessibile (per esempio non permettendo l’acquisto di altri materiali scolastici come dizionari o e-reader) e presenta criteri particolarmente restrittivi. Ne è un esempio il criterio della residenza, richiesto dalla maggior parte delle Regioni, che esclude di fatto tutte le famiglie che per molteplici motivi non l’abbiano ancora ottenuta.

I ritardi nell’erogazione di bonus e rimborsi, inoltre, si protraggono spesso per mesi dall’inizio dell’anno scolastico, a volte per anni, aggravando lo svantaggio delle famiglie in forte povertà e scoraggiandole dal presentare le domande. I caso più eclatanti si registrano in Campania, dove il ritardo nella liquidazione è di quasi due anni, e in Sicilia, dove ha già superato i tre anni.

Il tetto di spesa fissato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) entro cui le scuole sono tenute a mantenere il costo dell’intera dotazione libraria è fissato a 294 euro per la prima media: una somma già di per sé molto rilevante per una famiglia che si trovi in condizione di povertà. Inoltre, se da un lato il rapporto evidenzia come la media dei costi dei libri di testo in tutte le scuole monitorate rientri nel tetto di spesa fissato dal MIUR per quanto riguarda i testi obbligatori, dall’altro emerge che, in alcuni istituti, questo venga superato anche di 100-200 euro.

Sono poche le Regioni o i Comuni che riescono a coprire il 100% della spesa documentata dalle famiglie. A titolo di esempio, confrontando le percentuali di copertura delle spese per i libri di testo fornite dalle amministrazioni comunali, un bambino di prima media residente a Venezia o a Potenza appartenente a un nucleo famigliare con ISEE sotto i 10.000 euro otterrà un rimborso del 100% della spesa, mentre un bambino nella stessa situazione a Scalea riceverà un rimborso parziale equivalente al 50-60% della spesa (circa 176 euro se i costi rimangono nel tetto fissato dal MIUR).

“I ritardi nell’erogazione dei bonus e la mancata copertura della totalità delle spese delle famiglie per l’accesso ai libri di testo riscontrata dal monitoraggio necessita di un’azione urgente e coordinata. È essenziale che si proceda a un’armonizzazione della gestione e delle misure sull’intero panorama nazionale e a un monitoraggio efficace delle erogazioni,” continua Raffaela Milano.

Dal monitoraggio emergono una serie di raccomandazioni per garantire l’accesso al materiale scolastico a tutti gli studenti, come ad esempio investire nelle biblioteche scolastiche e nel comodato d’uso gratuito; favorire prassi di autoproduzione dei materiali didattici digitali, approvando linee guida specifiche che ne garantiscano l’uniformità sul territorio e standard minimi di qualità editoriale; promuovere il contenimento della spesa per i libri di testo e sensibilizzare gli insegnanti affinché valutino, nella scelta del libro di testo, anche la sua sostenibilità in termini di peso, costo e apertura alle risorse digitali.

Il “peso” dei libri cartacei negli zaini dei bambini è una problematica già nota all’opinione pubblica e da tempo denunciata dagli esperti in relazione ai possibili danni posturali che zaini eccessivamente pesanti possono comportare per bambini e ragazzi in età evolutiva: già nel 1999 il Consiglio Superiore di Sanità raccomandava che il peso dello zaino scolastico non superasse il 10-15% del peso corporeo dell’alunno. Eppure, tra le indicazioni dispensate dal MIUR in materia non vengono previsti limiti al peso o alla foliazione dei libri di testo; indicazioni che potrebbero favorire anche un risparmio per le famiglie: libri molto corposi, infatti, oltre che pesanti fisicamente, sono più costosi in termini economici.

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