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Sciopero della fame per un dipendete di Libero Consorzio: il viaggio fino a Roma per me e tutti i 500 colleghi


scuderi protesta - siracusatimesNewsSiracusa: “Eccomi a Villa San Giovanni in procinto di prendere il treno delle 22 per Roma. Stamani un giorno di digiuno sul lavoro, adesso una lunga notte per riflettere una azione ancora più incisiva nella Capitale”. Comincia così la lettera, di Alberto Scuderi un dipendente pubblico in sciopero della fame dal 22 al 27 agosto. Alberto è uno dei tanti lavoratori dell’ex Provincia Regionale di Siracusa oggi Libero Consorzio Comunale.

“E come tanti di loro non riceve lo stipendio da mesi.  Siamo oltre 500 a soffrire tale situazione – scrive Alberto- ho provavo per iscritto a rappresentare la situazione dell’Ente dal punto di vista dei Lavoratori e le loro famiglie.Ho fatto desistere altri lavoratori dall’unirsi a tale forma di protesta non violenta. Il 27 di ciascun mese sta diventando sempre più un giorno di tensione e di delusione e non più di busta paga. Sapere che lo sciopero della fame venga svolto normalmente vicino agli obiettivi contro cui si lotta, per darne maggior rilievo, mi destabilizza un po’: il precedente Commissario parlava di dissesto, Altri rappresentanti addirittura di dissesto “indotto” dallo Stato!”.

“Ho deciso per questo, a fine giornata, al termine di un infruttuoso primo giorno di protesta, di continuare lo sciopero della fame a Roma, sede delle più alte cariche rappresentative dello Stato, nell’estremo richiamo al buon senso e alla responsabilità di tutti”.

“Lamento che, senza alcun preavviso, sebbene quotidianamente in servizio (anche nei festivi), sono stato privato, di 3 mesi di stipendio, un anno e mezzo di turnazioni I, 1 anno e mezzo di buoni pasto, tre anni di maggiorazioni …e non mi è dato sapere se per colpa della politica nazionale, o regionale o da una cattiva amministrazione che negli ultimi anni è stata  a guida commissariale, con il supporto di un Direttore Generale. In questa lunga notte, spero di trovare le giuste energie per scrivere una lettera al Presidente della Repubblica, a Renzi e Crocetta, che esprimi il disagio vissuto da centinaia di famiglie di lavoratori pubblici, composta anche con minori da sfamare. Confido ancora nella Repubblica Italiana –conclude Alberto – vado a Roma a cercarla”.

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