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Robert Plant al Teatro antico di Taormina: una lezione di storia del rock, e di classe


rsz_13620975_10208925412165722_6109667324887023428_n (1)News: mani che vibrano in aria, luci e atmosfere in puro stile rock, tutti seguono il tempo e la voce di Robert Plant. Canta a squarciagola, balla, fa ondeggiare come una piuma l’asta del microfono e lancia il suo incantesimo al teatro antico di Taormina.

Un’avventura nel mondo della musica cominciata quasi mezzo secolo fa. Ed eccolo apparire Robert Plant la voce dei Led Zeppelin. Alla faccia di chi ha 68 anni e gli rimprovera di non raggiungere più gli acuti alto tenorili con cui sfidava la lancinante chitarra di Jimmy Page. Il pubblico è già in completo trip quando Plant sale sul palco con lui i Sensational Space Shifters, band con la quale ha prodotto nel 2014 l’album “Lullaby and… The Ceaseless Roar” e di cui fanno parte tra gli altri Liam “Skin” Tyson, Justin Adams, Dave Smith e Billy Fuller.

Plant mischia pezzi classici dei Led Zeppelin e brani originali, è una grande celebrazione del rock. Si parte con una delle tracce contenute nell’album: Poor Howard. Sonorità di banjo, chitarra blues e i suoni ancestrali del goje, una sorta di rudimentale violino dell’Africa occidentale. Il mix è armonico, tutto è perfetto. Sonorità e suggestioni musicali diverse hanno preso il sopravvento nel pubblico perduto in un mix di strumenti che si intrecciano tra loro, passato e presente, e Plant canta, suona, e incanta. La voce è la sua, quella che ha narrato la storia del rock, anche se meno acuta di un tempo ma, anche gli alieni invecchiano.

E se alcuni dei pezzi in scaletta, sono interessanti ma un po’ di nicchia, è quando partono i classici dei Zep che il pubblico si scatena. In fondo la maggior parte di loro è lì per questo. Black dog, riarrangiata come il resto del vecchio repertorio, infiamma e poi Babe I’m gonna leave you, . Ma è conWhole lotta love, che il pubblico si alza in piedi e scoppia la festa. E poi ancora Going to California, quella melodica ballata acustica come nella versione originale sul mitico Led Zeppelin IV, forse il “disco perfetto”, una pietra miliare del rock. Ormai salta per aria il pubblico dalla magia scatenata da Robert Plant e i Sensational Space Shifters, tutta l’arena si riempie in un boato d’applausi. Poi, dopo un’ora e mezza, le luci si spengono, finisce la musica, Plant svanisce come Cenerentola a mezzanotte, l’incantesimo è finito. Ne è valsa la pena danzare un’ora e mezza insieme al re del Rock.

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