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Sicilia, referendum sulle trivellazioni del 17 aprile. Cosa prevede e come votare


referendum_trivelle_-_siracusatimesNews Sicilia: manca poco più di un mese al referendum sulla proroga delle trivellazioni in mare e anche in Sicilia si mobilitano le fazioni del Sì e del No. Il referendum deciderà sulle sorti dell’attività petrolifere a mare, entro le 12 miglia dalla costa, per i titoli abilitativi già rilasciati, “per tutta la durata di vita utile del giacimento“. Il referendum, programmato per il prossimo 17 aprile assume un’importanza notevole perché rappresenta l’occasione giusta per sensibilizzare i cittadini chiamati al voto non solo sulle motivazioni del quesito approvato, ma soprattutto sulla direzione energetica da dare al nostro Paese. Nel quesito referendario viene, quindi, chiesto ai cittadini se alla scadenza delle concessioni precedentemente rilasciate, i giacimenti debbano essere fermati a prescindere dalla presenza di gas e petrolio nel sottosuolo.

Ma quali sono gli effetti diretti che scaturiscono dal “sì” e dal “no” al referendum?

Se passerà il “SI”, quando scadranno le concessioni verranno bloccati diversi investimenti, fra i quali spiccano tre grandi giacimenti già attivi per i quali sono allo studio i potenziamenti. Si tratta del giacimento Guendalina (Eni) nel Medio Adriatico, del giacimento Gospo (Edison) davanti all’Abruzzo e del giacimento Vega (Edison) al largo di Ragusa.

Se passerà il “NO”, quando scadranno le concessioni le compagnie petrolifere potranno chiedere un prolungamento dell’attività e, ottenute le autorizzazioni in base alla Valutazione di impatto ambientale, potranno investire in rinnovamento degli impianti, aggiornare le tecnologie produttive e di sicurezza ambientale, e aumentare la produzione di metano o petrolio fino all’esaurimento completo del giacimento .

Attenzione però a scegliere “si” al referendum. Da un lato la vittoria dei “sì” potrebbe allontanare il rischio di incidenti rilevanti nei mari italiani, già inquinati dai depuratori rotti dall’Abruzzo in giù. Il rischio di incidenti nelle 106 piattaforme presenti da decenni nei mari italiani è remoto ma esiste e può avere effetti terribili. Dall’altro una vittoria dei “sì” potrebbe produrre ricadute negative su un “made in Italy” avanzatissimo e altamente tecnologico nel mondo. Non ultimo, da considerare, secondo l’esito del voto, potranno esserci effetti sulle royalty per le Regioni , sull’andamento delle importazioni di petrolio (il blocco dei giacimenti nazionali aumenta l’import), sul traffico di petroliere (il blocco dei giacimenti nazionali aumenta il ricorso a petroliere nei nostri mari da Paesi lontani), sull’aumento delle emissioni.

I promotori del Sì sono contrari alla proroga per le trivelle. Tra questi Legambiente Sicilia: “Si vota Sì per dire stop alle trivelle ma anche per dire basta al petrolio. Nell’ultima conferenza sul clima di Parigi, lo scorso dicembre, il mondo ha scelto di andare da un’altra parte, ha deciso che nel giro di 50 anni non dovrà più utilizzare il petrolio, quindi, continuare ad investire sulle trivellazioni è inutile, dispendioso e soprattutto pericoloso per la salute dei cittadini di tutto il Pianeta”. 

I promotori del No, sono favorevoli alla proroga delle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi. Tra questi il segretario dei chimici della Cgil, Emilio Miceli, prende posizione a un mese dal voto: “Di petrolio e gas ci sarà ancora bisogno, si rischia di perdere posti di lavoro”. Il finanziamento è per la maggior parte diretto ad attività di ricerca e di estrazione, proprio per questo  in caso di voto contrario alla proroga delle concessioni questo mega investimento andrebbe perso, con evidenti ricadute sull’occupazione, e tutto questo, per noi rappresentanti dei lavoratori, è inaccettabile”.

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