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Una rara tartaruga marina verde nelle acque siracusane


TARTARUGA MARINA VERDE - SIRACUSA TIMESNews Sicilia: una rara tararuga verde, Chelonia mydas, ritrovata nelle acque siciliane, nello specifico ad Avola, soccorsa dalla capitaneria di porto, l’esemprlare si trova sotto sosservazione nei laboratori del Centro monitoraggio e Controllo delle Tartarughe marine e Cetacei dell’Isituto zooprofilattico di Palermo. Le sue condizioni di salute sono ottimali, i veterinari contano di rinserirla nel suo habitat dopo che verrà aiutata a liberarsi della plastica che ha ingerito. È una specie a rischio estinzione, uno dei più rari casi di ritrovamento accaduti in sicilia.

Dotata di un carapace largo e levigato, la tartarura verve vive generalmente nelle acque costiere tropicali e subtropicali di tutto il mondo e si vede risalire in superficie per riscaldarsi al sole. Il suo nome non deriva dal colore del guscio, solitamente marrone oppure olivastro a seconda dell’habitat, ma per il colore verdastro della sua pelle. Può raggiungere un peso ottimale di 320 chilogrammi la tartaruga verde è tra le più grandi tartarughe marine del mondo. La sua testa, piccola in proporzione al corpo e non retrattile, esce da un carapace a forma di cuore che arriva a un metro e mezzo.

Le tartarughe verdi, come le altre tartarughe marine, compiono lunghe migrazioni dalle zone in cui trovano nutrimento alla terra su cui depongono le uova, di solito spiagge sabbiose. L’accoppiamento avviene ogni due o quattro anni e normalmente avviene nelle acque basse vicine alla riva. Per il nido le madri escono dal mare e scelgono un’area, spesso sulla stessa spiaggia usata dalle loro madri, per deporre le uova. Scavano una buca nella sabbia con le pinne, lasciandovi tra le 100 e le 200 uova, poi la ricoprono e tornano in acqua, lasciando le uova che si schiuderanno dopo circa due mesi.

Il momento più pericoloso nella vita di una tartaruga verde è quando deve percorrere la distanza tra il nido e il mare. Le tartarughe verdi sono sulla lista delle specie in pericolo e la situazione nel Mediterraneo è definita critica. Nonostante ciò continuano a essere uccise per la loro carne e le loro uova. Il numero viene ridotto anche da incidenti con le eliche delle barche, annegamenti causati dalle reti da pesca e dalla distruzione delle terre su cui depongono le uova per abuso umano.

 

 

 

 

 

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