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Portopalo. Scarcerati i fratelli Aprile, accusati di tentata estorsione ai danni di Pippo Gennuso


Portopalo. Il Tribunale del Riesame di Catania ha accolto la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Siracusa e ha disposto l’immediata scarcerazione dei fratelli Giuseppe, Giovanni e Claudio Aprile. I fratelli Aprile, residenti a Portopalo di Capo Passero, sono stati tratti in arresto il 23 giugno scorso con l’accusa di tentata estorsione ai danni dell’On. Pippo Gennuso, deputato all’Ars.

Secondo l’accusa, infatti, avrebbero rubato un escavatore di proprietà dell’azienda edile di Gennuso, per poi richiedere il pagamento di un riscatto per riavere indietro il mezzo attraverso un emissario, Salvatore Midolo.

La Corte di Cassazione ha rigettato, quindi, il ricorso proposto dal pubblico ministero contro l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare a carico dei tre fratelli Aprile e dei domiciliari, invece, per Salvatore Midolo.

La vicenda ebbe inizio qualche mese fa, maggio precisamente, quando l’On. Pippo Gennuso insieme ai figli Luigi e Riccardo, sporsero denuncia.

Dopo le indagini condotte, i fratelli Aprile e Midolo furono arrestati con l’accusa di tentata estorsione ma rilasciati lo scorso luglio dal Tribunale del Riesame di Catania per carenza di elementi di gravità indiziaria contro di loro.

Dalla sentenza emessa nei giorni scorsi, la Cassazione ha sostenuto che:«il Tribunale ha compiutamente analizzato le risultanze investigative che se da un lato avevano consentito al PM di formulare la ipotesi di reato sopra richiamata a carico di Claudio Aprile come anche degli altri coindagati e, per altro verso, al GIP di emettere le misura della custodia in carcere, dall’altro non sono state ritenute, dai giudici del Riesame, in grado di evidenziare un quadro di gravità indiziaria tale da giustificare la adozione della predetta misura. I giudici di Cassazione hanno anche aggiunto che in particolare, il Tribunale di Catania ha analizzato le dichiarazioni rese dalla persona offesa, Pippo Gennuso e dei figli Luigi e Riccardo, avendo rilevato, nelle versioni da costoro di volta in volta propinate agli investigatori, discrasie e divergenze di tale rilievo da non consentire di fondare su di esse una ricostruzione completamente affidabile della vicenda, se non altro in relazione alla esistenza degli elementi per configurare l’ipotesi di reato infine ascritta agli indagati».

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