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“Padri e Figlie”: Gabriele Muccino, un instancabile promotore del melodramma. Bentornato sul grande schermo!


images (1)News cinema: grazie Gabriele Muccino, che ci fai piangere e ci fai sentire tristi ancora. Ancora una volta un film “made in USA” dal gusto drammatico che mette a dura prova il nostro apparato emozionale. Una valle di lacrime, dal primo all’ultimo frame. Questo è “Padri e figlie o Fathers and Daughters”. Un’opera “mucciniana”, si perchè Muccino ormai ha forse, non inventato, ma fatto del suo stile registico il disperato obiettivo di far piangere attori e spettatori nei suoi film.

Seguendo i tecnicismi dell’opera cinematografica, il racconto della storia è ben costruito, permettendo un continuo sali e scendi di emozioni, belle e brutte. Due piani paralleli, lontani nel tempo, due punti di vista legati tra loro, tra un padre e la sua figlia, che si incrociano raccontando la vita della piccola e della giovane donna Katie (Amanda Seyfried).

LA TRAMA. La bambina Katie vive l’intensità del rapporto con un padre speciale, un uomo e uno scrittore affermato. Dopo un’incidente stradale Jacke e Kate perdono rispettivamente una moglie e una madre. Jacke ne uscirà segnato per sempre da un disturbo neurologico permanente, una malattia che lo metterà in ginocchio nella sua carriera ma, soprattutto, nel rapporto con sua figlia. Nonostante i tremori e gli attacchi epilettici (qui si nota la bravura collaudata di Russell Crowe) lo porta ad allontanarsi volontariamente per curarsi e riprende in mano la sua vita e sua figlia. Jacke (Russell Crowe) riesce ad affrontare le sue difficoltà, alimentato dall’amore per Kate, fonte di ispirazione per ritornare a vivere, e poi riscrivere. Nel presente, la piccola Katie di ieri, è diventata oggi una studiosa psicologa forte nell’aiutare i più bisognosi, eppure una giovane donna terrorizzata dai legami d’amore per i troppi traumi subiti. Un essere femminile che si rapporta stranamente al mondo degli uomini, perché la piccola Katie durante l’allontanamento dal padre, ritrova una figura materna  nella zia, scoprendo una donna rancorosa e che incolpa ancora Jake per la morte di sua sorella (la defunta mamma di Katie). Secondo la zia gli uomini sono indifferenti al vivere senza amore, le donne invece non possono vivere senza. Nel disperato tentativo di provare emozioni a un certo punto qualcosa cambia nella vita di Katie.

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“Padri e figlie” non sarà un film innovativo sul genere e tanto meno il regista Muccino non otterrà un record di incassi, tuttavia l’ottima interpretazione di un premio oscar come Russell Crowe, unita alla costruzione delle due storie parallele crea il giusto intreccio, il giusto interesse per tornare in sala. Una storia che è conseguenza dell’altra, una lacrima che è conseguenza dell’altra. Il film rappresenta un ritorno di Muccino al grande schermo e del suo talento italiano esportato ad Hollywood, che avevamo ormai dimenticato (ricorda “La ricerca della felicità”), la dimostrazione che la sua crisi artistica è passata. Gabriele Muccino sempre più americano, ma sempre il solito melodrammatico. Ora, però, deve continuare a farci piangere, con un nuovo e grande film.

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