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Operazione Ciliegino, minacce e violenza per controllare trasporto dell’ortofrutta: 3 avvisi di garanzia


Pomodoro siracusa timesNews Pachino: si ripartivano il controllo del trasporto di prodotti ortofrutticoli, tra cui il pomodorino ciliegino, esercitando un’illecita concorrenza con violenza e minaccia in danno delle ditte di trasporto e dei titolari di aziende agricole. E’ quanto emerso dalle indagini dell’operazione Ciliegino, condotta dal Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, che notificava ieri gli avvisi conclusione indagini emessi nei confronti di: CARUSO Giuseppe, nato ad Avola il 13 aprile 1964, ivi residente; SPADARO Santo, nato a Catania il 10 ottobre 1954, (Notifica non avvenuta per Decesso); MASSA Carlo, nato a Rosolini il 16 febbraio 1972, ivi residente, di fatto domiciliato ad Ispica.

Dal 2009 al 2011, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso compivano atti di concorrenza illecita nell’esercizio dell’attività commerciale di autotrasporto ponendo in essere reiterate minacce nei confronti di produttori agricoli della zona sud della provincia di Siracusa, specie Pachino e Rosolini, nonché di titolari di imprese di autotrasporto concorrenti operanti sul territorio con l’intento di acquisire più numerose commesse di trasporto.

L’indagine in argomento trae origine da alcune denunce rese da imprenditori agricoli e da titolari di ditte di trasporti, come di seguito precisato. In premessa, va detto, che nella zona sud  particolare rilevanza assume la coltivazione del pomodorino c.d. “ciliegino” e di altri prodotti primaticci che costituiscono il vero settore trainante dell’economia locale, con un indotto e servizi collegati nel trasporto, distribuzione e collocazione sul mercato nazionale ed estero, con impiego della quasi totalità della forza lavoro della zona.

La produzione del pomodoro e di altri prodotti, eseguita dalle numerose aziende dislocate sul territorio, storicamente a vocazione agricola, non hanno modificato, nel corso degli anni, la caratteristica peculiare dell’attività che ancora oggi è gestita, in maggior parte, da ditte a conduzione familiare.

Solo negli ultimi anni, si è assistito alla nascita di iniziative da parte di alcune cooperative che si sono associate per meglio affrontare le richieste dei mercati, sia sotto il profilo qualitativo che sotto il profilo di una più proficua e competitiva gestione della produzione soprattutto in relazione alla concorrenza con prodotti provenienti dall’estero. Proprio questa struttura di tipo familiare, consente un più facile avvicinamento da parte di soggetti che, pur offrendo un servizio, vogliono assoggettare ai propri interessi ed ai propri vantaggi, buona parte dell’apparato produttivo.

Nel gennaio 2010, personale del Commissariato P.S. di Pachino, su segnalazione dell’associazione antiracket di Rosolini, prendeva contatti con alcuni imprenditori operanti nel settore dei prodotti ortofrutticoli e relativo trasporto a seguito di alcuni accadimenti subiti che avevano minato il regolare svolgimento dell’attività lavorativa. In particolare, durante le festività natalizie del 2009, tali imprenditori ricevevano, presso la propria azienda, la visita di una persona non conosciuta. L’incontro suindicato era finalizzato alla riorganizzazione dei trasporti nella zona.

Caruso Giuseppe, originario del comune di Avola, è il soggetto che avanza la richiesta suindicata. Nel gennaio 2010, altro titolare di azienda agricola ubicata a Rosolini, denunciava che, nel novembre del 2009, aveva ricevuta la visita presso la sua azienda di ‘‘Caruso Giuseppe” e Spadaro Santo, soggetti a loro sconosciuti. In occasione dell’incontro, lo Spadaro, titolare di una ditta autotrasporti, manifestava la sua intenzione di acquisire quote di lavoro presso l’imprenditore anche a discapito di altre ditte che sino a quel momento avevano con lui collaborato. L’imprenditore, suo malgrado, decideva di sua iniziativa di affidare una quota di lavoro. Nel marzo 2010, stessa situazione si verificava con il  presidente e direttore di una Cooperativa pachinese. Presso la Cooperativa si presentava in particolare Caruso Giuseppe. I termini dell’incontro erano particolarmente accesi: il Caruso Giuseppe, con tono arrogante, esordiva subito affermando che la loro ditta doveva obbligatoriamente essere inserita tra le società che svolgevano trasporti per conto della cooperativa. Il Caruso Giuseppe riferiva, inoltre, per dare più forza alle proprie richieste, che altre aziende del settore avevano già accettato una stabile collaborazione commerciale con la loro ditta.  Anche Carlo Massa, referente della ditta autotrasporti Napoli Trans, con sede a Fisciano in Salerno, si attivava per reperire commesse di lavoro presso le aziende agricole per la “bassa Italia” in piena sintonia con gli altri due indagati. La Napoli trans affiancava l’altra  ditta  per allargare il volume di affari.

Un’importante indagine, laboriosa ed articolata, che giunge al suo epilogo all’indomani della protesta portata avanti dalla stessa Coldiretti a sostegno dei produttori agricoli, dunque un’efficace risposta alle istanze provenienti dal territorio”.

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