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Omicidio Miconi. La Corte di Cassazione conferma la condanna di 16 anni di reclusione per Nonnari


Roma. Si spengono i riflettori sull’omicidio di Salvatore Miconi panettiere aretuseo accoltellato, al Largo XXV Luglio, dal all’epoca coetaneo Niky Nonnari la sera del 20 dicembre del 2013. Per la tragica storia che macchiò di sangue l’ottava di Santa Lucia.

Nonnari, esecutore materiale del delitto, è stato riconosciuto colpevole sia in primo sia in secondo grado per omicidio volontario e condannato alla pena di 16 anni di reclusione con lo sconto di pena per avere richiesto di essere processato con il rito abbreviato.

A spegnere i riflettori sono stati i giudici della prima sezione della Corte di Cassazione a Roma. Mentre sua la Procura Generale della Corte d’Appello di Catania sia il legale della famiglia Miconi Vincenzo Pisano spingevano per ottenere l’inasprimento della pena da sedici a trent’anni di reclusione. Una richiesta dichiarata inammissibile quella di prolungare la pena per Nonnari. La Corte, però, ha rigettato anche la richiesta avanzata dal legale difensore di Nicky Nonnari. Richiesta finalizzata ad ottenere l’esclusione della circostanza aggravante dei futili motivi e la concessione dell’attenuante della provocazione.

Per Nonnari la sentenza di condanna di reclusione resta quindi di 16 anni come ha confermato il Supremo Collegio.

La famiglia di Salvo Miconi è tornata a casa con l’amaro in bocca dichiarando: “questa non è legge e se così fosse ci riteniamo davvero delusi”.

Una dichiarazione secca e lapidaria per una famiglia che a breve si troverà a dover piangere il quarto anno della scomparsa del proprio figlio.

Si scrive definitivamente la parola fine su un omicidio che sconvolse l’intera città di Siracusa. Ricordiamo che  erano all’incirca le ore 19, del 20 dicembre 2013 quando, per l’ottava di Santa Lucia la zona del Tempio di Apollo si macchiò del sangue del giovane Salvatore Miconi, panettiere 20enne aretuseo.

Il simulacro argenteo di Santa Lucia percorreva, in festa, il Corso Gelone quando in città si sparse velocemente la notizie di un omicidio. La festa si trasformò in una marcia veloce, silenziosa e composta. Smise di suonare la banda e dopo una lunga fermata del simulacro in via Catania si decise di velocizzare il rientro della Patrona in Cattedrale evitando di passare dal luogo del delitto ed attraversando, alternativamente, il ponte “Santa Lucia”.

La festa si consumò velocemente senza fuochi e sotto gli occhi di un’intera città attonita e sconvolta dall’accaduto.

Un agglomerato di persone si riuniva, attonito, attorno al corpo esanime e sanguinante della vittima colpita a morte. Di lì a poco l’accusa sarebbe caduta su Niky Nonnari, poco dopo arrestato dagli agenti della Squadra Mobile. La versione di Nonnari, coetaneo di Miconi, fu quella di non aver voluto causare la morte del giovane panettiere né quella di ferirlo. Egli affermò di essersi innanzitutto armato di coltello solo a seguito di aggressioni verbali di alcuni uomini; una precauzione, quella di Nonnari, presa per potersi difendere in caso di aggressione. La lama nel corpo di Miconi sarebbe – sempre a dire dell’esecutore materiale del delitto – malauguratamente penetrata a seguito di una colluttazione. Da questa scaturiva il fendente mortale all’aorta. Per il giovane Miconi non c’era più nulla da fare, fu trasportato già cadavere presso l’ospedale Umberto I di Siracusa.

 

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