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Noto: svolto, ieri, il corso di formazione per giornalisti con il vescovo Staglianò


Ucsi Siracusa Times

Un momento del corso di formazione. Intervento del Presidente Ucsi Siracusa, Salvatore Di Salvo

News Noto: si è svolto ieri mattina, presso l’aula del seminario vescovile di Noto, il corso di formazione per i giornalisti, sul tema: “Deontologia della comunicazione: da San Giovanni Paolo II a Papa Francesco”.

Il corso è stato organizzato dall’Ucsi di Siracusa in collaborazione con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, l’Ordine Regionale dei Giornalisti di Sicilia e l’Ufficio della Comunicazioni sociali della Diocesi di Noto.

Relatore d’eccezione è stato monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto e delegato regionale della Conferenza episcopale siciliana per le comunicazioni sociali e la cultura.

“La categoria dell’umano – ha detto il vescovo Staglianò serve  per ‘mettere in comunicazione’ tutti gli attori della cultura e della società in una ‘nuova santa Alleanza’ che sia capace di resistere al degrado dis-umano del narcisismo consumistico e dell’individualismo mercantile che isola. La rilevanza etica della comunicazione sociale non può prescindere da un dato fondamentale e costitutivo dell’uomo: egli è un “essere in comunicazione” che diventa se stesso soltanto comunicando.

Nella comunicazione tra gli uomini – prosegue il presule netino –  si stabilisce una rete di rapporti interpersonali, mediante la mediazione di un registro linguistico, che realizza una reciproca apertura tra le persone che comunicano, uno scambio di interiorità e di intimità, che può assurgere ad una esperienza autentica di comunione. La comunicazione, dunque, ha questa capacità misteriosa di fondere due o più mondi personali, creando pure una certa “dialogicità”, che impegna ognuno degli interlocutori nell’accoglienza e nell’accettazione disinteressata dell’altro, nella direzione di una gratuità, che si declina nell’impegno della promozione umana della persona con cui entro in comunicazione, che non è solo tra gli obiettivi della deontologia professionale, ma il cuore del messaggio morale di Gesù di Nazaret, l’ottimismo antropologico del Vangelo, che pone al centro l’uomo e la sua dignità. In questa direzione va certamente superata la tentazione di ogni volontà di strumentalizzazione dell’altro e di ogni forma di imperialismo comunicativo”.

Il Vescovo so sofferma, poi, sull’importanza della deontologia.

“Una sana deontologia della comunicazione – ha detto – riconosce sempre la dignità della persona umana, fondamento ultimo di tutti gli altri valori, che ha la sua origine in ciò che rappresenta la specificità dell’uomo, il nucleo centrale della sua dignità, cioè la sua libertà. In forza di questa libertà l’uomo può dirsi “essere morale” in ordine alle proprie convinzioni morali e religiose. Rispettare e promuovere questa dignità è appello e responsabilità di ciascuno. Accanto a questi valori antropocentrici, orientati alla valorizzazione dell’uomo, c’è un valore, quello della verità, che sembra trascendere l’uomo; ma proprio questo valore impegna l’uomo nella ricerca e nel servizio di questa verità, che non è un generico valore morale, ma la sorgente di ogni valore, una vocazione globale che identifica l’uomo come “essere spirituale”. Nello specifico della comunicazione, chi comunica ha la possibilità di esprimere se stesso, le radici del proprio essere persona, in altre parole, la verità di cui si è fatti, la rivelazione del soggetto nel suo carattere di unicità. Qui sta la veracità che qualifica moralmente ogni forma di comunicazione, che nella sua funzione pubblica rivela la sua portata pedagogica nei confronti della società, poiché educativa ultimamente è soltanto la verità. Ogni sua consapevole distorsione rappresenta un plagio delle persone, una violazione deontologica e una grave comportamento antisociale”.“La Chiesa – ha ricordato Staglianò – è per sua natura comunicativa: la comunicazione è innanzitutto alla base del Vangelo e della nascita della Chiesa stessa. Pensiamo a come avviene la trasmissione della fede: ciascuno è comunicatore anche soltanto ad un’altra persona della propria fede. Da parte della Chiesa c’è stata negli anni una particolare attenzione rispetto ai mezzi di comunicazione sociale e alla loro influenza nei riguardi della società”.

Monsignor Antonio Staglianò, ha messo a confronto gli ultimi tre pontefici:  “Giovanni Paolo II si può definire il Papa dell’era dei mass media, meno ‘mediatico’ ma capace di una comunicazione limpida, ordinata, coerente e sintetica, senza incertezze e confusioni, Benedetto XVI. Per Francesco la comunicazione è incontro perché ha riconosciuto nei nuovi mezzi di comunicazione un nuovo “luogo” dell’abitare umano, “punto di incontro e di dialogo, ma anche di esclusione e di isolamento.

“Riscoprire una comunicazione che ci insegni al dialogo – ha detto il presidente dell’Ucsi Siracusa, Salvatore Di Salvoal rispetto e all’accoglienza avendo come punto di riferimento l’uomo e poi  la famiglia,  il  primo luogo dove impariamo a relazionare con gli altri”.

Alla presentazione del corso hanno partecipato il consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Santo Gallo, il direttore e il  condirettore dell’Ufficio di Comunicazione sociali della Diocesi di Noto don Rosario Sultana e don Alessandro Paolino, il direttore del quindicinale diocesano “La Vita diocesana” Giuseppe Malandrino e il presidente dell’Ucsi di Catania Giuseppe Adernò.

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