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Morte Eligia Ardita, dall’esclusiva del settimanale “Giallo”. Dubbi e perplessità della famiglia sul delitto


Eligia Ardita Siracisa TimesNews Siracusa: “Solo adesso capisco perché l’ex marito di mia figlia, dopo appena due giorni dalla tragedia in cui hanno perso la vita la moglie e la figlioletta che portava in grembo, iniziava a pianificare il suo trasferimento in un Paese dell’est. Dopo aver ucciso Eligia, voleva scappare, stare il più possibile lontano dall’Italia, dove rischia di essere arrestato. Aveva organizzato tutto: per raccogliere qualche soldo aveva perfino messo in vendita su un sito internet la sua macchina“.

Sono queste le parole di Agatino Ardita, papà di Eligia deceduta nel gennaio del 2015 insieme alla piccola che portava in grembo da otto mesi, affidate al settimanale “Giallo” diretto da Andrea Biavardi.

Nell’esclusiva rilasciata al collega Gian Pietro Fiore, Agatino Ardita è un fiume in piena e non si ferma nel cercare, insistentemente, la verità sulla tragica fine della figlia e della nipote Giulia.

Dice a “GialloAgatino Ardita: “Ricordo ancora il giorno in cui sentii ilo marito di mia figlia confidarsi con alcune persone, dicendo che era sua intenzione allontanarsi, cambiare vita e aprire una gelateria in un Paese dell’est. Al momento non diedi importanza alle sue parole, ma adesso mi è tutto molto più chiaro: Christian stava già progettando di scappare. Altrimenti perché avrebbe avuto tutta questa urgenza di andare via? Perché vendere immediatamente l’auto?“.

Sulla morte di Eligia, intanto, ci sono ancora molti punti da chiarire. Dopo aver pensato ad un caso di malasanità, infatti, l’autopsia effettuata dal medico legale Orazio Cascio ha fatto emergere delle lesioni al capo della giovane Eligia. Lesioni che, a quanto pare, sarebbero incompatibili con un semplice ed accidentale urto contro il pavimento o un’altra superficie. S’innesca, in questo modo, il sospetto che le ecchimosi in testa dell’infermiera aretusea, possano essere compatibili con “l’azione violenta reiterata di terzi”.

La perizia esclude, quindi, che la morte della Ardita possa essere collegata a delle condotte colpose da parte dei sanitari che hanno prestato soccorso alla donna. Dalla perizia, inoltre, emergerebbe che l’Ardita non era affetta da nessun tipo di patologia, come invece si era detto all’inizio riconducendo le cause del decesso ad un precario stato di salute.

Un quadro complesso e delicato quello che vede la famiglia della puerpera siracusana al centro di un dolore che non trova pace. Dal caso di malasanità, infatti, il caso si è spostato verso un omicidio.

La magistratura alla luce dei fatti ha iscritto nel registro degli indagati il marito dell’infermiera aretusea, Christian Leonardi.

Al settimanale “Giallo“, intanto, Agatino dichiara: “Una volta di fronte alla salma della moglie, si è voltato verso di noi e ci ha detto: <Dobbiamo seppellire il telefono di Eligia con lei: mettiamolo nella bara>. Quella richiesta ci ha lasciato tutti molto perplessi. Gli rispondemmo che non era necessario e che il cellulare di Eligia avremmo voluto tenerlo noi. Lui provò a insistere, ma alla fine dovette cedere. Anche in questo caso, solo successivamente ho compreso bene perché tutto quell’interesse a seppellire il telefonino con Eligia. Quando lo abbiamo acceso, infatti, leggendo i messaggi rimasti in memoria ci siamo resi conto che la sera prima che mia figlia morisse, tra loro c’era stato un violento litigio. Quella stessa sera Eligia venne da sola a casa mia. Rimase fino alle 21 e poi tornò nella sua abitazione. Intorno alle 22.10 Eligia inviò questo messaggio al marito: <Sei ancora a casa?>. E ancora: <Basta con questi sms, vediamoci e parliamo di persona”. Da questi messaggi deduco che quella sera alle 22.10 mia figlia fosse ancora fuori di casa. Ma dove era? Perché non era rientrata a casa dopo essere stata da noi? Cos’è successo tra i due la sera prima del delitto? Dai toni usati nei messaggi, sicuramente c’era stato un litigio. Ho provato a chiedere al marito cosa significassero quegli sms, ma lui, sempre con la stessa serenità, mi ha risposto così: <Ma Agatino, che cosa vuoi che significhino? Nulla. Eravamo in casa in due stanze diverse e ci stavamo scrivendo“.

L’esclusiva del settimanale “Giallo“, in edicola questa settimana prosegue con le dichiarazioni del padre di Eligia e con i mille interrogativi di una famiglia distrutta dal dolore e dalla perdita.

Una famiglia che, allo stato attuale, dopo sette mesi lamenta la poca incisività dell’indagine condotta sulla morte di Eligia.

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