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Meter, 25 anni di lotta alla pedofilia, Don Di Noto: “siamo il Paese più attivo al mondo ma serve unità”


Don Di Noto Siracusa TimesNews Avola: Via ai lavori dell’Osservatorio Nazionale contro la pedofilia e pedopornografia, ma contro questo fenomeno mondiale serve unità tra le nazioni. Altrimenti sarà un lavoro inutile quello che don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore e presidente dell’Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) porta avanti da 25 anni assieme ai suoi volontari ed ai colleghi dell’Osservatorio, rinnovato di recente.

Parlando ieri ai microfoni di Radio Vaticana, don Di Noto ha sottolineato come questi 25 anni di attività di Meter abbiano reso la realtà di quest’associazione: “Pionieri nel campo, abbiamo cercato di dare contributi molto forti, molto intensi, soprattutto per una lotta fattiva, concreta, non certamente rappresentativa”. Ma: “Si deve fare molto di più perché il fenomeno è molto grave: è un fenomeno mondiale, oltre ché rescritto nei territori italiani. Quindi credo che l’impegno continuerà: continuerà sempre”, osserva. E l’Osservatorio? Nei mesi scorsi non erano mancate le polemiche per la mancata inclusione di Meter al suo interno, polemiche poi superate grazie all’intervento del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Dice il sacerdote siciliano: “L’Osservatorio ha l’intenzione di coordinare le migliori forze in campo italiano, in accordo poi con l’Europa, per favorire o migliorare le leggi, per creare – dato che ancora oggi è molto vago – la banca dati della raccolta dei dati per quanto riguarda gli abusi e la pedofilia e la pedopornografia”. Non solo “E poi ci sono tutte le azioni in accordo europeo che permetterebbero un programma nazionale che incida molto nella prevenzione, perché la prevenzione è di fondamentale importanza: nelle scuole, nella possibilità di incontrare gli studenti, nelle famiglie”.

Come lavorare? Per Di Noto: “Io credo – e ne siamo fermamente convinti – che se non c’è una capacità e una volontà di lavorare insieme, già l’azione di lotta alla pedofilia è una lotta perdente. Guai a pensare che ognuno possa fare da sé”. E ricorda che il fenomeno è drammatico: “I numeri dicono che è necessaria una maggiore collaborazione anche tra istituzioni e istituzioni e tra istituzioni e società civile. Spesso questo viene a mancare anche perché manca il flusso dei dati e soprattutto delle possibili occasioni per indagare le persone che fanno questo turpe mercato”.

E il futuro? Per il presidente di Meter: “Se non si pensa che il fenomeno della pedofilia e della pedopornografia sia un fenomeno mondiale, l’italiano che commette questo tipo di reato può commetterlo anche all’estero e non c’è la collaborazione per avere i dati necessari per individuarlo e di conseguenza contrastare il fenomeno, l’Italia potrebbe fare poco o potrebbe fare molto di più nella misura in cui anche altri Stati riescono a fare molto di più nella collaborazione”. E se si pensa che l’abuso riguarda bambini che hanno un’età da pochi giorni a 12 anni, si capisce che il nostro Paese potrebbe e dovrebbe fare molto di più, conclude.

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