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Tornate in Italia le salme dei tecnici uccisi in Libia. I familiari di Failla: “lo Stato non ha tutelato”


rsz_salme_siracusatimesNews: sono trascorsi quaranta minuti dalla mezzanotte quando il C-130 dell’Aeronautica militare con a bordo le salme di Failla e Piano è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino. L’areo trasporta le salme Salvatore Failla, carlentinese, e Fausto Piano, uccisi in Libia dopo essere stati rapito 8 mesi fa insieme ad altri due connazionali (leggi qui). Il tutto è avvenuto in circostanze ancora da chiarire per il governo Italiano. Ad aspettare a Ciampino ci sono i familiari dei due tecnici della Bonatti. E’ stato celebrato un rito religioso davanti alle due bare contenute nei carri funebri. A fargli da corona, insieme con il ministro Gentiloni, i parenti dei due tecnici: per Salvatore Failla la moglie Rosalba Castro con le due figlie, Erica di 23 anni e la sorella minore Eva; per Fausto Piano la moglie Isabella e i tre figli Giovanni, Stefano e Maura.

Era previsto per ieri il rientro delle due salme ma, dopo una lunga serie di rinvii, l’aereo è rimasto a Tripoli. Tanta rabbia nelle parole dell’avvocato della famiglia Failla, Francesco Caroleo Grimaldi, che ha dichiarato in un’intervista al Corriere “si sta speculando con ferocia sul dolore delle famiglie che sono in attesa a Roma”. Oggi, al policlinico Gemelli di Roma, i medici dell’Istituto di Medicina legale eseguiranno a loro volta gli accertamenti autoptici sul corpo di Failla e Piano dopo l’autopsia eseguita a Tripoli.

I due operai, secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Ali Abuzaakouk al Messaggero, sarebbero stati uccisi con “un colpo alla nuca da criminali tunisini che non hanno nulla a che fare con l’Islam” e sarebbero stati vittima di “un’esecuzione a sangue freddo” . Secondo una fonte ufficiale della procura di Tripoli, è in corso un’autopsia sulle due vittime e si parla della presenza di un “medico legale italiano”. Proprio l’autopsia avrebbe bloccato il rimpatrio delle salme, previsto proprio per ieri sera.  Intanto, l’Ansa ha riportato una dichiarazione del ministro Gentiloni, secondo la quale, “Per i quattro italiani rapiti in Libia “non è stato pagato alcun riscatto”.

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