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Letture consigliate: Il giorno prima della felicità di Erri de Luca


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Erri De Luca. Il giorno prima della felicità.

Erri De Luca, ( Napoli nel 1950), ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Negli anni ’70 è stato militante nella sinistra rivoluzionaria. Ha svolto poi mestieri manuali per venti anni. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Collabora a diversi quotidiani italiani e esteri. Per il cinema ha scritto i seguenti cortometraggi: “Di là dal vetro”, “Il Turno di Notte lo Fanno le Stelle” (premiato al Tribeca Film Festival di New York 2012), e i lungometraggi:  “La Musica Provata” e “Alberi che camminano”. A teatro ha portato in scena “In nome della madre”, “Chisciotte e gli invincibili”, “In viaggio con Aurora”, “Chisciottimisti”.

Il critico letterario del “Corriere della Sera” Giorgio De Rienzo in un articolo del 2009 lo ha definito “scrittore d’ Italia del decennio”.

Poliedrico e rivoluzionario, De Luca è una delle voci più affascinanti della nostra letteratura contemporanea. La sua narrativa ha conquistato il cuore di tutti sin dal primo romanzo “Non ora, non qui”.

“Il giorno prima della felicità” ci fa percorrere sul filo di un’ emozione costante ed intensa ogni pagina del romanzo.

“Sono cose che capitano il giorno prima”

“Il giorno prima di che?”

“Il giorno prima della felicità”.

È favola, è storia, è romanzo. Ci fa sognare, commuovere e ricordare. Attraverso gli occhi di Smilzo, un ragazzo orfano che cresce nella Napoli del dopoguerra, ci fa rivivere un pezzo della storia d’Italia. Anche nella tragedia non manca l’ironia ed ecco che basta  un attimo e si arriva all’ ultima pagina.

La trama: Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane “Smilzo“, un orfano che vive di passioni silenziose. Don Gaetano sa leggere nel pensiero della gente e Smilzo lo sa. Ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre. Una finestra in particolare ha attirato la sua attenzione e non ha potuto fare a meno di continuare a guardare. La finestra in cui, la figura di un fantasma femminile donna-bambina, compare un giorno. Un fantasma che torna più tardi a sfidare la memoria dei sensi, a chiedere di un amore impossibile.

Lo Smilzo cresce, impara che l’esistenza è rito, carne, sfida, sangue. È così che l’uomo maturo e l’uomo giovane si dividono in silenzio il desiderio sessuale di una vedova, è così che l’uomo passa al giovane la lama che lo dovrà difendere un giorno dall’onore offeso, è così che la prova del sangue apre la strada a un viaggio che durerà il tempo necessario per diventare uomo.

“La libertà uno se la deve guadagnare e difendere. La felicità no, quella è un regalo, non dipende se uno fa bene il portiere e para i rigori”.

“Capii che la mia paura era timida, per uscire allo scoperto aveva bisogno di stare da sola. Lì invece c’erano gli occhi dei bambini sotto e quelli di lei sopra. La mia paura si vergognava di uscire. Si sarebbe vendicata dopo, la sera al buoi nel letto, col fruscio dei fantasmi nel vuoto”.

I desideri dei bambini danno ordini al futuro”.

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