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Letture consigliate: Fontamara di Ignazio Silone


silone fontamara siracusa timesIgnazio Silone,  pseudonimo dello scrittore e uomo politico italiano Secondo Tranquilli (Pescina 1900 – Ginevra 1978). Partecipò alla fondazione del Partito comunista 1921, allontanandosene nel 1931. È considerato tra gli intellettuali italiani più conosciuti e letti in Europa e nel mondo. Il suo romanzo più celebre, Fontamara, emblematico per la denuncia di oppressione e ingiustizia sociale della condizione di povertà, è stato tradotto in innumerevoli lingue. La forza dei suoi romanzi è racchiusa nella descrizione verosimile di situazioni e ambienti di paesi dell’Italia meridionale nel loro lento processo di redenzione sociale.

Lo scrittore abruzzese è tra i primi ad affrontare le tematiche sociali all’interno della forma narrativa del romanzo. Silone ci apre una porta sulla realtà dei contadini, laddove altri avevano invece analizzato il mondo operaio della società post-industriale. Fontamara infatti descrive lo spaccato della vita italiana nelle campagne durante il periodo fascista, l’ignoranza dei “cafoni” e la loro assoluta distanza dalla politica, rappresentate con toni satirici, amari e disincantati.

La svolta e la rivolta di Berardo Viola, protagonista del romanzo,  iniziano con l’interpretazione di una frase: “In questo locale è proibito parlare di politica”.

In altre parole tu mi credi un mascalzone” disse l’uomo con la paglietta in testa e la coccarda rossa all’occhiello. “Non hai fiducia in me”.
L’ingegnere chiuse gli occhi infastidito.
“Lo so, diffidi di me a causa del mio passato” insisté l’altro. “Sai che ti rispondo? Forse hai ragione. Sono sincero? Ed hai mai incontrato un mascalzone sincero, un mascalzone che si confessi? Dunque non sono tanto mascalzone quanto tu credi. Adesso, Cristo, dimmi sinceramente che pensi”.
“Niente” mormorò l’ingegnere. “Ho troppo mal di testa”.

La Trama: Fontamara è un paesino arretrato economicamente e tecnologicamente. Fontamara era e sarà uguale a sé stessa per sempre, non cambierà nulla e ogni anno sarà uguale a quelli precedenti e a quelli successivi: prima la semina, poi l’insolfatura, in seguito la mietitura e, infine, la vendemmia. Racconta l’eterno conflitto tra “cafoni” e “cittadini”, reso ancora più drammatico dall’avvento del fascismo. In questo universo contadino, sia le catastrofi naturali che le ingiustizie vengono subite passivamente; ecco perché nella premessa tutta la vicenda di Fontamara, ovvero la rivendicazione del diritto all’acqua, è definita “un fatto strano”. I contadini e i braccianti, rassegnati ormai e quasi assuefatti a subire senza reagire catastrofi e soprusi di ogni genere, abbrutiti dalla miseria e dalla lotta per la sopravvivenza, trovano la forza di ribellarsi quando si rendono conto dell’ultima, ennesima truffa subita, che, corrisponde temporalmente all’entrata in scena del regime fascista. Figura centrale del romanzo è Berardo Viola, che rappresenta l’esigenza di riscattare una vita di silenzio e passività, esigenza che diverrà essenziale anche per gli altri “cafoni” fontamaresi. Romanzo intenso, scorrevole e mai noioso.

In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo.
Questo ognuno lo sa.
Poi viene il principe di Torlonia, padrone della terra.
Poi vengono le guardie del principe.
Poi vengono i cani delle guardie del principe.
Poi, nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi vengono i cafoni.
E si può dire ch’è finito.

Dal romanzo è stato tratto il film Fontamara di Carlo Lizzani. La vicenda di Berardo è inoltre ripresa da I ratti della Sabina nella canzone La morale dei briganti.

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