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Italiani uccisi in Libia, chiusa l’inchiesta dalla Procura di Roma: indagati i vertici della Bonatti: “Le misure di sicurezza dei dipendenti giudicate inadeguate”


in foto Salvatore Failla

News: la morte di Salvatore Failla e Fausto Piano “poteva essere evitata se l’azienda di Parma avesse adottato una serie di misure necessarie a tutela dei suoi lavoratori”. E’ sulla base di questa considerazione la Procura di Roma che ha chiuso l’inchiesta nei confronti di sei indagati, tutti della Bonatti, la società parmense che costruisce impianti oil&gas. L’avviso di chiusura indagine, atto che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato al presidente della Bonatti Paolo Ghirelli, a tre componenti il consiglio di amministrazione, ed al responsabile dell’azienda per la Libia Dennis Morson (leggi qui).

Era il 19 luglio 2015 quando quattro dipendenti della Bonatti furono sequestrati durante il loro trasferimento a Mellitah, zona interna della Libia in cui ci sono cantieri Eni e dove operano i dipendenti della Bonatti. Contrariamente a quanto avvenuto per altri spostamenti, quello del luglio 2015 avvenne su auto con autista e non via nave dall’isola di Djerba, in Tunisia, secondo quanto previsto dai protocolli depositati presso la Farnesina.  A distanza di otto mesi, a marzo 2016, la notizia della morte di Salvatore Failla e Fausto Piano, rimasti uccisi durante una sparatoria a Sabrata, in Libia, mentre gli altri italiani sequestrati Gino Pollicardo, ligure, e Filippo Calcagno di Enna, che sono invece riusciti a liberarsi e a tornare in Italia (leggi qui).

A parlare oggi è la vedova di Salvatore Failla, Rosalba: “Ogni volta che salta fuori una nuova notizia il dolore si rafforza. Ringrazio i magistrati, che stanno facendo un ottimo lavoro, ma le indagini per me sono a metà – dice all’AdnKronos Rosalba Failla – Si sta lavorando solo su una parte di verità perché non è possibile solo indagare sulla ditta. Occorre svelare le responsabilità interne alle Istituzioni”.

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