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Infamia della “parola”: amore, politica e sanità


Infamia della “ parola”: non ne hai quando sei felice, non ne trovi quando sei a pezzi, non ti arrivano quando sei distratto e ti assistono solo quando non ti servono più. Amore, politica, sanità. Parole che arrivano solo quando non c’è più nulla da fare. Postulati creati per essere incassati senza l’attenuante delle spiegazioni. Comunicazioni che arrivano spesso incomprensibili, illeggibili, indecifrabili ma che insinuano il tarlo del sospetto o quanto meno l’urgenza di una rassicurazione. Un esempio?

Le multe effettuate nella ZTL in Ortigia ai residenti dotati di pass, il sospetto di una differenziata solo nella raccolta iniziale e non nello smaltimento finale, le bollette della luce con le loro scritte microscopiche a piè di pagina che rimpolpano un passetto alla volta, ogni bimestre, il reale importo da pagare. Ma ci sono anche quelle cose che abbiamo sotto il naso tutti i giorni alle quali non diamo peso un po’ come capita di distrarsi sulla data di scadenza di uno yogurt, tanto il peggio che può capitare è un salutare scrub intestinale. Ecco un esempio di comunicazione amletica tutta “made in Siracusa.”

L’1 agosto 2015 parte l’avventura a Siracusa del primo distributore attivo 24h pronto a fornire acqua liscia o gasata a pochi centesimi a litro. La prima casetta dell’acqua viene realizzata in via del Foro Siracusano e per poterla utilizzare serve solo una tessera ricaricabile e una bottiglia da riempire. Il meccanismo era ed è tuttora il medesimo. L’acqua viene prelevata dalla rete comunale, opportunamente analizzata e microfiltrata ed è presto pronta a finire sulla tavola dei siracusani.

Oggi, 15 ottobre 2017, mi fermo in via del Foro Siracusano e scatto una foto al distributore in prossimità di Corso Gelone: ultima analisi effettuata il 10 ottobre 2016. La domanda sorge spontanea? Ogni quanto dovrebbero essere sottoposti a verifica di compatibilità tutti i materiali costituenti la “casetta” e destinati al contatto con l’acqua erogata? Per tale servizio è infatti in vigore una normativa specifica, la DLgs 31/2001 in quanto tutti gli aspetti igienico-sanitari rivestono grandissima importanza per la sicurezza alimentare del cittadino e sicuramente questa norma sarà rispettata sia in termini di monitoraggio dell’acqua erogata in questione che la manutenzione dell’intero sistema di filtraggio.

Ma qualcuno ha comunicato in maniera esaustiva alla gente che importante tanto quanto le norme di analisi delle sorgenti sono le modalità di conservazione del liquido in oggetto? Noi consumatori ci approvvigioniamo settimanalmente di numerosi litri d’acqua e li conserviamo a casa in contenitori non sempre di vetro, anzi quasi sempre di plastica, riciclati ogni volta senza le dovute norme igieniche.

Qualcuno avverte almeno saltuariamente la popolazione di questo? Quella data di ultimo controllo risale a un anno fa ed è sotto gli occhi di tutti eppure nessuno ci fa caso. Infamia della parola o indolenza?

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