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Il “Museo della follia” a Catania: riflettere sulla pazzia attraverso l’arte


News Catania: parlare di una mostra sarebbe riduttivo come lo sarebbe definire “folle” il genio di Antonio Ligabue, eppure i quadri,  le sculture, le foto e tutti gli altri reperti parlano di questo, la follia. Al Castello Ursino è in scena una visionaria rappresentazione di una condizione psichica, un viaggio senza ritorno da un labirinto visivo di immagini ossessive, brutali. Un puzzle senza soluzione, frammenti da una biografia segnata dall’emarginazione e dal disagio psichico e al contempo da uno straordinario talento, quello di Antonio Ligabue. La migliore sintesi tra genio e maledizione, “il matto” dimostra nelle sue opere una vocazione straordinaria a rappresentare nella pittura, una dimensione primordiale, spirituale, profondamente umana e insieme selvatica. Proiezioni di una rabbia, di un conflitto con il mondo, risolto soltanto nella pittura. Non è semplice comprendere la bellezza del suo talento, un uomo vittima della follia.

Antonio Ligabue è uomo fragile, emarginato e senza affetti, solo. Gli stessi sentimenti che si provano continuando nella mostra, con dipinti e collage del pittore contadino Pietro Ghizzardi, e poi sculture di Cesare Inzerillo e altre centinaia di opere sulla pazzia. Arte e pazzia convivono al Castello Ursino e la sensazione è quella di vivere un viaggio allucinante, nelle opere vengono usate camicie di forza, apparecchi per l’elettroshock, apribocca, medicine.

Ma c’è anche spazio per la riflessione, come un documentario che racconta la vita dei pazienti negli istituti psichiatrici giudiziari, uomini prigionieri della loro malattia, vivono in condizioni estreme senza aiuti, dimenticati dalla società Così una mostra sulla follia diventa uno specchio che ribalta la visione della nostra realtà, per farci comprendere la follia dei manicomi e dei reparti per gli “irrecuperabili”. Nella parte finale della mostra alcuni ritratti di pazienti psichiatrici, sono i volti di persone esistite ma che nessuno mai ricorderà, vittime di una silenziosa tortura, una sfida con la pazzia mai vinta. Anche noi ci sentiamo sconfitti per averli dimenticati. Ecco come l’arte crea un momento di rilevanza civile, per ricordare una triste pagina della nostra storia, aspetti terribili dell’esistenza umana, che la società deve conoscere per migliorare.

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