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Il Museo del Papiro di Siracusa smentisce “la scoperta” di un team scientifico internazionale su alcuni papiri ercolanesi


Museo del Papiro Siracusa Times

Sede del Museo del Papiro di Siracusa

News Siracusa: il Museo del Papiro di Siracusa, con il suo fondatore Corrado Basile smentisce l’annuncio di un team scientifico internazionale che ha divulgato la scoperta, sui papiri ercolanesi che retrodata l’uso di inchiostro metallico al I secolo a.C. ma  il museo aretuseo precisa che già precedenti analisi  pubblicate nel 1990 ne avevano attestato l’impiego in papiri del III secolo a.C.

“Recentemente è stata divulgata la notizia che un gruppo di ricerca internazionale, che sta conducendo un progetto sui papiri ercolanesi, ha scoperto che “l’inchiostro metallico era usato diversi secoli prima di quanto si ritenesse in precedenza”, affermando tra l’altro che finora si pensava che prima del IV-V secolo d.C. il metallo non fosse presente nell’inchiostro dei papiri greco-romani, spingendo a un livello mai raggiunto la nostra conoscenza degli inchiostri del periodo classico dell’antichità. La ‘scoperta’ è stata divulgata con grande clamore attraverso i mezzi di comunicazione, conferenze ed è stata inoltre pubblicata nel 2016 in Proceedings of the National Academy of Science.

Questa eclatante ‘scoperta’ annunciata dal team di ricerca internazionale è, a mio avviso – prosegue Basile una ‘non scoperta’: non retrodata affatto l’uso dell’inchiostro metallico di quattro secoli, fissandolo al I sec. a.C., in quanto già nel 1990 era stata individuata la presenza di metalli in papiri greci del III sec. a.C. Infatti, già nel 1990 sono stati pubblicati, nella rivista Revue d’Égyptologie, i risultati di interessanti analisi condotte per accertare il tipo di inchiostro usato nei testi greci e demotici datati al 252-98 a.C. della collezione del Musée du Louvre, impiegando il metodo di analisi non distruttivo PIXE. Le analisi hanno determinato che i testi demotici erano scritti con inchiostro al carbone e che tutti i testi greci, tranne uno, erano scritti con inchiostro metallico, con percentuali varianti di rame, piombo, ferro, zinco ecc. Ed ancora, in un altro studio sugli inchiostri nei papiri del Louvre, apparso sempre nel 1990, è stato evidenziato che, «per quanto riguarda gli inchiostri contenenti metalli, la varietà della loro composizione è stata sorprendente. Abbiamo trovato altri metalli, in particolare zinco e piombo, talvolta in quantità impressionante. Pertanto, sorprende l’affermazione del team internazionale di ricerca, ancor di più se si considera che i risultati delle analisi condotte oltre venticinque anni addietro, che – ripeto – hanno portato ad individuare la presenza di metalli negli inchiostri di papiri del III sec. a.C., sono noti e sono stati anche citati, tra i tanti nel volume Ancient Egyptian Materials and Technology nel 2000 ed anche da me nella seconda edizione del volume I papiri carbonizzati di Ercolano, pubblicato nel 2015.

D’altronde, come si ricorderà, lo scorso anno il team internazionale aveva diffuso anche un’altra notizia, pubblicata tra l’altro in “Nature Comunications” nel 2015, riguardante l’individuazione di una tecnica non invasiva che avrebbe consentito la lettura dei testi ercolanesi senza la necessità di srotolare i papiri, basandosi soprattutto sul fatto che l’inchiostro utilizzato era a base di carbone. Non tutti i papiri ercolanesi, però, possono essere stati scritti con inchiostri ottenuti dai pigmenti nero fumo o carbone di legna polverizzato, come ho già scritto in proposito nella mia pubblicazione del 2015 sopracitata, nella quale sono citati anche i sorprendenti e già noti risultati analitici condotti sul gruppo di papiri greci e demotici datati dal III al I sec. a.C. e pubblicati nel 1990, che attestavano l’impiego di inchiostro metallico. Inoltre, per quanto riguarda i papiri ercolanesi, ma vale anche per i papiri di tutte le epoche, a mio avviso è illusorio pensare di individuare la «ricetta precisa» dell’inchiostro a base di carbone usato nei papiri ercolanesi e ciò per una serie di ragioni. È noto che, trattandosi di una preparazione artigianale, sia la procedura di fabbricazione degli inchiostri sia le proporzioni dei componenti erano variabili; pertanto i risultati della ricerca resterebbero limitati al singolo papiro esaminato.

Com’è noto – ancora il fondatore del Museo di Siracusa – l’uso dell’inchiostro metallico era associato all’utilizzo della penna di canna e l’inchiostro al carbone alla penna di giunco.

Per riassumere, lo scorso anno abbiamo assistito alla scoperta di inchiostro al carbone nei papiri ercolanesi a seguito di analisi su due campioni papiracei; quest’anno, dopo l’uscita della mia pubblicazione del 2015, viene annunciata la scoperta della presenza di metalli negli inchiostri a seguito di analisi eseguite, pare, sempre sugli stessi campioni.

Voglio ricordare che nelle ricerche pubblicate dal team internazionale si fa riferimento anche alla temperatura di 320°C subita dai papiri ercolanesi, senza citare che tale valore era già stato da me determinato e pubblicato.

Oggi – conclude il fondatore del Museo del Papiro di Siracusa – assistiamo ad annunci eclatanti di scoperte, frutto di collaborazioni internazionali con il CNR italiano, il CNR francese, l’Università di Grenoble o l’Università di Gand, che dischiudono nuove prospettive di ricerca in ambito archeologico, ignorando quanto altri hanno fatto in precedenza”.

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