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Siracusa. Eccellenze culturali al Centro Nazionale Studi Pirandelliani


centro studi pirandellinani -siracusatimesNews Siracusa: alla Sala convegni dell’Hotel del Santuario si è tenuto, lo scorso venerdì, un importante Incontro Culturale del Centro Nazionale di Studi Pirandelliani.

Ha aperto i lavori la Prof.ssa Carmela Pace, Presidente della Sezione di Siracusa del CNSP, la quale ha ricordato che il Centro Nazionale di Studi Pirandelliani ( che ha  organizzato ben 53 convegni internazionali e prodotto settantasei volumi di atti di documentazione) é stato fondato da Enzo Lauretta (operatore di cultura, uomo dal poliedrico ingegno: docente, preside, assessore, scrittore, politico) il 13 gennaio 1967  ad Agrigento; nel 2016 il CNSP celebra il 59° anno dalla fondazione.

La Sezione di Siracusa CNSP si onora oggi di ospitare la Prof.ssa Graziella Corsinovi, eminente studiosa di Luigi Pirandello che ci predisponiamo ad ascoltare nella presentazione della sua ultima fatica “La Finzione vissuta – Percorsi Pirandelliani tra filosofia, psicologia, drammaturgia”.

Ha poi preso la parola l’Avv. Emanuele Midolo, del foro di Siracusa e amministratore della struttura ospitante, che ha esternato il compiacimento per l’interesse palpabile e la numerosa ed attenta  presenza degli intervenuti.

A seguire, ha preso la parola il Prof. Elio Cappuccio, Presidente del Collegio Siciliano di Filosofia cui è spettato il gradito compito di tracciare alcuni aspetti filosofici di Luigi Pirandello e presentare Graziella Corsinovi.

 Elio Cappuccio ha delineato i confini epistemologici del pensiero pirandelliano rilevando assonanze e sintonie nel pensiero di alcuni grandi filosofi. “Il pensiero di Pirandello si fonda, essenzialmente, sul rapporto dialettico tra Vita e Forma; la Vita, pur essendo continuamente mobile, per un destino burlone tende a calarsi in una Forma in cui resta prigioniera ed dalla quale cerca di uscire, per assumere nuove forme e senza mai trovare pace. Dal rapporto tra Vita e Forma deriva il relativismo psicologico, che si svolge, per così dire, in due sensi: in senso orizzontale e riguarda il rapporto dell’individuo con gli altri e in senso verticale che riguarda il rapporto dell’individuo con se stesso. Si avverte certamente in Pirandello l’ influenza esercitata dal progressivo decentramento dell’essere umano operato dalle scoperte scientifiche che, distruggendo l’illusione antropocentrica, condiziona gran parte del pensiero del Novecento (marxismo, psicoanalisi, esistenzialismo, strutturalismo), fino alla negazione della possibilità stessa del soggetto. Ma è questa anche la condizione esistenziale e culturale della borghesia del XX secolo che, perdute le illusioni positiviste sulle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità nell’era della scienza e della tecnica, è costretta ad interrogarsi sul senso della vita e della sua caducità. I personaggi di Pirandello, maschere senza volto, congelate nei ruoli stabiliti dalla società borghese, non hanno altra possibilità di ribellione che quella di portare alle estreme conseguenze, fino al paradosso logico-esistenziale, la costrizione alle regole, con un adeguamento immobilizzante alla maschera imposta; oppure quella di tentare invano di allontanarsi consapevolmente dal mondo, nella speranza di un impossibile rifugio dal ‘male di vivere’. Uomini in crisi che non sono altro che maschere, che possono, quindi, essere “Uno, nessuno o centomila”.

In questo Pirandello è debitore a Freud, ma nella definizione del concetto di “maschera” e di “umorismo” è erede di Nietzche. Infatti anche per lo scrittore siciliano non esistono più certezze e la stessa morale è ormai stata smascherata: si tratta di un’invenzione, una costrizione che gli uomini si sono dati per non affrontare la realtà. È una fuga dal mondo che va smascherata attraverso l’umorismo, strumento che finisce per assumere le stesse finalità dell’aforisma nietzchiano. Pirandello vuole liberare l’uomo dalla falsità, abbattendo le illusioni si vuole vedere la realtà nei suoi aspetti più veritieri, quindi più crudi”.

 Elio Cappuccio ha poi presentato Graziella Corsinovi, Docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Letteratura Italiana presso la facoltà di Scienza della Formazione dell’Università di Genova; grande estimatrice e appassionata studiosa di Luigi Pirandello ha partecipato a numerosi Congressi nazionali ed internazionali; è stata insignita nel 1992 del Premio Internazionale – Ultimo Novecento; le è stata attribuita nel 2000 la Pagina d’Oro per la Critica Letteraria e nel 2001 le è stato conferito il “Premio Maestrale”.

Quindi è stata la volta di Graziella Corsinovi che con la sua forbita e magnetica affabulazione ha letteralmente incantato l’uditorio “La finzione vissuta. Percorsi pirandelliani: tra filosofia, psicologia, drammaturgia”, è il titolo del volume pubblicato da “Le Mani Edizioni”, e dedicato dall’Autrice alla memoria di Enzo Lauretta, “indimenticato Presidente” del Centro Nazionale di Studi Pirandelliani. Graziella Corsinovi riesce a mettere in collegamento tutte la varie forme di finzione che attraversano l’opera pirandelliana: dalle “finzioni dell’anima” alla “finzione delle parole”, alla “finzione vissuta” che vede l’uomo ora “pupo”, ora “maschera”, ora “attore che recita come in un teatro”, fino ad arrivare ad un “oltre” della finzione inteso come “ricerca dell’auroralità dell’Essere”. Facendo tesoro solo della grande lezione di Pirandello, non ci resta che concludere che la coscienza esiste se non come maschera che, più o meno consapevolmente, ciascun individuo sceglie di indossare; e quando l’immagine che ciascuno ha di se stesso non coincide con quella che gli altri hanno di lui, l’inganno cade, e l’esistenza umana si mostra in tutta la sua miseria, sospesa nell’inconciliabilità tra vita e forma, tra essere e divenire. Emerge così tutto il malessere dell’uomo moderno condannato alla solitudine e all’incomprensione con l’altro, e destinato a rassegnarsi ad essere “Uno, nessuno centomila”, cercando di trarre beneficio dalla maschera che gli altri gli forgiano addosso. Quale la via da percorrere? La strada che Pirandello indica è quella del mito dell’infanzia, del recupero di quei dati costitutivi che la caratterizzano, come, ad esempio, la stupefazione, la meraviglia, l’incanto, la capacità di sognare e di credere nel sogno; come sostiene Graziella Corsinovi – “di imprimere alla sua ultima stagione creativa una direzione simbolica e metaforica, recuperando anche l’archetipo junghiano del ritorno al grembo materno come possibilità di rinascere a nuova vita”.  “I giganti della montagna”, ove si trova racchiusa “una straordinaria testimonianza dell’arte e sull’arte”, che induce Corsinovi a far dire a Pirandello che solo nell’arte “l’uomo può liberarsi della sua grevità materica, sciogliersi dalle ‘finzioni’ e dalla ‘trappola’ dell’esistere, riappropriandosi, salvificamente, della dimensione originaria dell’Essere prima dell’Esistere”. “Solo nello stupore del poeta e nello sguardo limpido e attonito del fanciullo che si aprono al mondo, avvolgendolo nell’atmosfera magica della fiaba e del sogno”, si trovano le impronte dell’Oltre.”

Anche l’Attore diviene, pertanto, rivelativo attraverso la  finzione vissuta ed ha l’opportunità di “vivere mille altre vite”, nelle “finzioni vere” dei personaggi che rappresenta.”

Infine si è tenuta la premiazione del “Concorso artistico sulla tematica della Commedia pirandelliana L’Innesto” cui hanno partecipato alcune classi dell’Istituto Superiore “Quintiliano” di Siracusa guidate dai loro insegnanti Spedale, Frasca e Di Carlo; la Commissione formata da Graziella Corsinovi, Carmela Pace, Pina Cannizzo e Dora Peluso ha esaminato le numerose e pregevoli opere proposte decretando la vittoria di  Irene Magnano per l’opera dal titolo “Le lacrime di Freya” (un mezzo volto di donna in cui le lacrime sono frammenti di specchio che riflettono la frammentata realtà, con alcune frasi che sottolineano la tematica, il tutto nei toni del nero e bianco) , l’applauso convinto di tutti i presenti e la consegna del premio da parte di Carmela Pace ha sottolineato la conclusione dell’Incontro Culturale del Centro Nazionale di Studi Pirandelliani di Siracusa.

 

 

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