ULTIM'ORA

Exodus. Dei e re: un blockbuster di proporzioni “bibliche”


rsz_exodus-dei-e-re

Un blockbuster di proporzioni “bibliche” è il nuovo film del regista Ridley Scott. È un blockbuster perché mescola i generi più amati: fantasy a action. È un blockbuster perché vede insieme un cast “faraonico”: da Mosè interpretato da Cristian Bale (famoso per essere stato “Batman” nella trilogia di Christopher Nolan) a Ramses, recitato dal divo australiano, Joel Edgerton (definito il nuovo Russel Crowe). Non possono mancare nel “crogiolo holliwoodiano” ruoli pochi rilevanti, nel film, ma comunque rivestiti dalle grandi glorie: il padre-dio-faraone John Turturro, la madre regina Sigourney Weaver e proprio alla fine uno sprecatissimo Ben Kingsley, consigliere-rappresentante del popolo eletto. È un blockbuster che ripercorre la storia: l’esodo degli ebrei dall’Egitto.

Come spesso è capitato al regista, confrontandosi con la storia, decide di prendere un elemento (o nessuno) e plasmarlo secondo il proprio stile. E questa volta più delle altre, convince. Tra fantasia, fede e azione, troviamo il confronto di due fratelli (non di sangue) Ramses e Mosè, destinati a fronteggiarsi, per il loro credo, per il loro popolo, per il loro Dio. Fino alla fine.

Uno “scontro” fatto prima di parole, poi di fatti: in puro stile strategico-militare con azioni di battaglia e, poi, a colpi di “piaghe” terribilmente spettacolari, che mettono in ginocchio il faraone Ramses e il suo popolo.

Una storia che seguendo questo dualismo non stupisce più di tanto per l’interpretazione del cast. Quello che può interessare è come Ridley Scotto descrive e rappresenta Dio. La Sua potenza si manifesta in “Exodus”, oltre all’incredibile qualità grafica (anche del 3D) delle piaghe, per il modo in cui si manifesta: un bambino collerico e vendicativo, senza alcuna pietà per il popolo egiziano. Il Dio-fanciullo non sprona Mosè a credere ad avere Fede, ma a lottare con tute le sue forze per liberare il suo popolo.

In questa visione tutta personale di Ridley Scott si cela il rapporto contrastato tra uomo e Dio.  C’è il confronto tra Mosè che vorrebbe liberare il suo popolo dalla schiavitù con mezzi militari e politici, tra spada e diplomazia convincere il fratellastro Ramses, desideroso di onnipotenza, a liberare gli ebrei. Ma il destino del popolo eletto è molto di più che questo. Non è accettare le richeste di uomini e donne schiavizzate per secoli, ma quella di ascoltare la voce Dio e accoglierlo in tutta la sua grandezza. Perché il destino degli ebrei è parte di un disegno più ampio, più grande di un paladino e di un faraone.

© Riproduzione riservata
Share


Articoli correlati:

[phone]
[/phone]