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Eni, decisa la vendita di Versalis agli stranieri. Il nuovo acquirente preoccupa i sindacati. Ecco perchè


rsz_eni-privatizzazioniNews Siracusa: un altro pezzo importante dell’industria italiana viene ceduto in mani estere. I sindacati sono usciti «insoddisfatti» dal tavolo su Versalis, la società che opera nel settore della chimica dell’Eni, che si è svolto al ministero dello Sviluppo economico e, invetabilmente, hanno confermato lo sciopero di otto ore di tutti i lavoratori Eni e Saipem in programma il 20 gennaio. Il tavolo, tuttavia, al Ministero dello Sviluppo economico rimane comunque aperto.

“Lo scenario mondiale e di business in continua evoluzione- spiega Eni in un comunicato –  nonostante l’impegno profuso, limiti strutturali che necessitano l’individuazione di un partner per garantire continuità al piano investimenti sviluppato da Eni, assicurando il programma di sviluppo di Versalis e rafforzandolo ulteriormente”.

A non convincere i rappresentanti dei lavoratori, però, non è soltanto il fatto che Versalis finisca in mani estere, per essere precisi a un fondo di investimento, Sk Capital, con sede a New York, con un capitale in gestione da un miliardo di dollari, specializzata nel settori della chimica e della sanità. I dubbi sorgono sulla nuova gestione, poichè, il fondo ha investito in 8 aziende di medie dimensioni e per i parametri dei fondi di investimento non è certo un colosso. Ma sono proprio le dimensioni del fondo a preoccupare i sindacati.

Secondo fonti finanziarie, inoltre,  Eni potrebbe vendere fino al 70 per cento del capitale, per una cifra che potrebbe anche essere superiore al miliardo. In altre parole, il fondo americano con una sola operazione dovrebbe investire più di quanto ha fatto fino a ora con una decina di acqusizioni. Il timore è quindi, che debba ricorrere a un forte indebitamento che potrebbe pregiudicare i futuri investimenti.

Eni ha confermato che continuerà ad assicurare un dialogo costante con tutte le parti sociali per illustrare in maniera puntuale le future evoluzioni. Tuttavia, rimane confermato l’inzio dello sciopero indetto dai sindacati per otto ore, il 20 gennaio.

 

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